Plasmare coscienze
Il pensiero dominante di un’epoca dipende sempre dal contesto in cui si trova: fin dal Medioevo, la religione ha svolto un ruolo centrale nella costruzione dei valori fondanti della società, influenzandone il pensiero e i comportamenti. Si era re per “diritto divino”, con le crociate la guerra diventa “santa”, l’istruzione era riservata al clero, che inizia a mettere per iscritto storie tramandate oralmente. La teologia diventa quindi parte fondamentale dell’educazione dei dotti e dei principi ma anche del popolo, che si educa a messa e attraverso le vetrate delle chiese. La religione permea ogni strato della società, tanto che per molto tempo la Chiesa cattolica ha detenuto non solo il potere spirituale, ma anche quello temporale. Per quanto ora l’Italia si definisca un paese “laico”, il ruolo dominante che la Chiesa ha avuto nei secoli lascia dei segni ancora oggi: temi di dibattito pubblico quali l’aborto, l’eutanasia e i diritti della comunità LGBTQ+ sono influenzati dalla posizione del Vaticano e dalla dottrina cattolica .
Di fronte al dogma: accettazione e ribellione
Monarchia e Chiesa sono state le forze a cui ogni strato della società è stato assoggettato per secoli, senza possibilità e capacità di mettere in discussione il dogma proveniente dall’alto. Solo nel sedicesimo secolo, con la riforma protestante di Lutero, iniziano ad alzarsi le prime voci di dissenso contro l’egemonia e la sempre più evidente corruzione della Chiesa cattolica, il cui potere inizia a vacillare. Lutero e Calvino pongono l’interrogativo se sia ancora giusto aderire ad una Chiesa corrotta, ormai troppo lontana da quella delle origini: in una parola, vanno contro il dogma. Andare contro la religione, per riflesso significava anche porsi contro il re, essendo per diritto divino, e infatti attorno agli stessi anni, in Francia, Théophile de Viau, poeta e drammaturgo francese accusato di “libertinaggio”(termine che all’epoca designava chi si opponeva al dogma religioso) , nella sua tragicommedia “Les amours tragiques de Pyrame et Thisbé” aggiunge al mito ovidiano una questione politica che gli permette di porre lo stesso interrogativo dei riformatori della Chiesa: quanto è giusto aderire ad un dogma? Il re presentato da de Viau è un re tirannico, assolutista, che impone a due dei suoi funzionari un compito controverso: uccidere il suo rivale in amore, seppur giovane innocente ed onesto. I due sicari hanno posizioni opposte: uno accetta ciecamente l’ordine arrivatogli dall’alto perché “al re si deve sempre obbedire”, l’altro invece è più critico, e mette in discussione un ordine che reputa moralmente sbagliato. Il primo giustifica la sua posizione descrivendo i re come “dei sulla terra”, che hanno pieni poteri sulla vita e sulla morte degli uomini, ed è quindi per loro impossibile ribellarsi, mentre il secondo incarna il tentativo di opporsi alle verità imposte, creando una propria coscienza, diversa da quella modellata dall’autorità.
Coscienza “rapita”
Il conflitto tra dogma e propria coscienza, tra verità imposte e individualità viene presentato anche da Marco Bellocchio nel suo ultimo film Rapito (2023) che racconta la storia di Edgardo Mortara, bambino ebreo bolognese che nel 1858 ,a soli sei anni, viene sottratto dalla sua famiglia per ordine dello Stato pontificio, a cui Bologna apparteneva. Ancora in fasce, Edgardo fu quasi in punto di morte e la domestica cattolica, per paura che il bimbo andasse nel limbo, battezzò segretamente il neonato, per rivelarlo sei anni dopo all’inquisitore di Bologna in cambio di denaro. La legge pontificia voleva che un cristiano non potesse crescere in una famiglia non cristiana e per questo il bimbo viene violentemente sottratto alla famiglia il 24 giugno 1858 e portato a Roma, dove il Papa si assicurerà che riceva una formazione cattolica. Se nel Seicento francese l’autorità assolutista è il re, qui è Papa Pio IX, soprannominato infatti anche come “Papa Re”. Solo che se nell’epoca di Théophile de Viau il potere del re, sebbene contestato, era capillare e si sarebbe ancor più rafforzato negli anni successivi, alla vigilia dell’unità d’Italia, il potere temporale del Papa si sta dissolvendo e il caso Mortara diventa il simbolo della sua lotta per preservare l’autorità che gli si contesta. La famiglia di Edgardo e la comunità ebraica a Roma lottano fin da subito per liberare il bambino e rendono il rapimento un vero e proprio caso mondiale. Nonostante al Papa arrivino inviti da sovrani di tutto il mondo nel farsi indietro, il “Papa Re” rimane fermo sulla sua posizione, difendendo ciecamente le sue ragioni : il suo potere sta cedendo e rinunciare ad Edgardo sarebbe come ammettere di aver perso. Quando i bersaglieri entreranno a Roma con la Breccia di Porta Pia nel 1870, il fratello di Edgardo, tra i soldati, propone al fratello di finalmente tornare a casa, ma lui rifiuta, simboleggiando una piccola vittoria per il Papa che ormai ha visto il suo dominio sgretolarsi. La sua fermezza, nonostante le controversie, ha fatto sì che Papa Giovanni II lo beatificherà proprio per la sua forte “difesa della fede”. “Qualcuno sa dirmi cos’è un dogma?” chiede il Papa. “Il dogma è una verità di fede in cui si crede senza fare domande, senza discutere, perché viene direttamente da Dio” risponde prontamente Edgardo. Il bambino, educato secondo il volere del Papa, è stato irrevocabilmente indottrinato, incapace di pensare in un modo diverso da quello che gli è stato insegnato, tant’è che anche quando sarà di nuovo di fronte alla famiglia, cercherà di convertirli alla sua fede, facendoci vedere quanto possa essere difficile liberarsi dall’imposizione di un pensiero.
Maёl Bertotto
Crediti immagini di copertina:
https://www.today.it/film-serie-tv/cinema/recensione-rapito-marco-bellocchio.html
