Uno stereotipo comune sulla Cina? Produce falsi, imitazioni, copie di pessimo livello, a costo bassissimo, con marchi contraffatti, quasi divertenti da vedere nel loro cercare di imitare le grandi firme del mondo della moda, della tecnologia, ma anche di prodotti culturali come libri, film e serie tv. Forse, invece, non avete idea del vastissimo mondo che c’è dietro all’imitazione cinese: un mercato di successo e competitivo, prodotti che sfidano la creatività degli originali; e una semplice parola che condensa una visione del mondo completamente diversa dalla nostra, quella occidentale: shanzhai.
山寨, letteralmente “Fortezza di montagna”: cosa c’entrerà mai con le merci d’imitazione? Come sempre, quando si ha a che fare con parole cinesi, bisogna guardare al passato: il termine era usato durante la dinastia Song (960 – 1279) e indicava un gruppo sparuto di banditi che si rifugiarono nelle montagne in protesta al governo imperiale. Come segno di dissenso, solevano compiere incursioni e saccheggi in cui, come una sorta di Robin Hood1, rubavano ai ricchi per dare ai poveri. Da qui l’utilizzo della parola per indicare qualcosa che prende spunto da qualcos’altro, o più in generale la merce contraffatta. Tuttavia, c’è una sottile ma quanto mai fondamentale differenza. Shanzhai non ha un’accezione negativa in Cina, come non lo ha il gesto di “copiare”: imitare un’opera eccelsa non è motivo di giudizio negativo, al contrario è una processo fondamentale per apprendere l’arte. Più il risultato è simile al modello, più avrà valore, addirittura superiore al primo, perché darà prova di una capacità di padroneggiare la tecnica tale da permettere di superare l’originale.
Inoltre entra anche in gioco la definizione stessa di originale e di preservazione: in Cina si da meno valore alla conservazione di ciò che è antico, perché si preferisce ricreare qualcosa di nuovo che non esprima decadenza, ma al contrario forza, bellezza e vigore, tanto quanto lo esprimeva l’opera in passato. Per questo molti edifici storici o monumenti (tra cui la stessa Città Proibita), che qui in Italia avremmo definito patrimonio culturale inestimabile e assolutamente intoccabile, in Cina vengono restaurati in maniera profonda, se non del tutto ricostruiti. Imitare e riproporre lo splendore è meglio che preservare l’antico e l’originale. Lo stesso concetto di “originale” quindi non trova senso in quest’ottica e fa comprendere quindi la propensione a ricreare continuamente da qualcosa di già esistente. Perché imitare è prendersi gioco dell’originale, rielaborarlo fino a raggiungere qualcosa di nuovo.

Shanzhai negli anni è diventato quasi un trend anticonformista, che esprimeva ribellione e creatività. Ed è così che il mercato cinese ha offerto oggetti e accessori del tutto identici alle grande griffe occidentali, ma con nomi diversi: Hike invece di Nike, Nokir, Samsing, iPhoue ecc… Fino ad arrivare a versioni alternative delle storie più conosciute e mainstream del panorama letterario e cinematografico: basti pensare a titoli come “Harry Potter e la bambola di porcellana“, “Harry Potter e la perla d’acqua” e numerosi altri titoli tratti dal mondo magico della Rowling; un crossover del Signore degli Anelli; fino al recente Squid Victory, versione cinese dell’acclamata serie coreana Squid Game, che ha creato non poca indignazione da parte del pubblico cinese, in quanto l’originale in Cina era vietato.2
Ma il settore dove lo shanzhai trova più successo è sicuramente quello dell’high tech: un settore sempre più in crescita e competitivo rispetto alle multinazionali. Si è creata un’intera industria manifatturiera di prodotti d’imitazione che batte sempre di più quelli di marca sul mercato per vari motivi: stesso formato, molto spesso funzionalità aggiuntive che non si trovano negli originali e ovviamente i prezzi stracciati. La loro produzione è veloce e adattabile e punta a una clientela di nicchia, con funzioni che fanno appeal a target precisi che trovano invece poco spazio nel grande mercato (basti pensare, alcune industrie telefoniche cinesi degli esordi hanno prodotto apparecchi che indicavano la direzione della Mecca, in riferimento a una clientela musulmana).3
Negli ultimi anni, in conseguenza della grande crescita economica del paese, c’è molta più sensibilità e attenzione in Cina per i diritti d’autore e la tutela del copyright, sia a livello di legislazione, sia di senso comune. Ma questo non cambia la sostanziale differenza di paradigma con cui si guarda all’imitazione. Lo shanzhai, anzi, può essere un pretesto per una riflessione più profonda, quasi antropologica: per tutta la sua storia la Cina, grande “regno di mezzo4“, è stata attraversata e abitata da popoli e culture diverse, ha influenzato ma allo stesso tempo subito influenze, nella sua politica, nella sua religione, nella sua società. Nulla di ciò è mai avvenuto senza la volontà di rielaborare e fare proprio ciò che era nuovo, plasmandolo alle esigenze della realtà cinese. Basti pensare a molte delle dinamiche geopolitiche che vengono solitamente criticate dall’Occidente alla Cina: il sovranismo digitale e il capitalismo di stato, visti dall’esterno come contradditorie. Se si volesse estremizzare, non sono stati altro che uno shanzhai di politiche e ideologie esportate dall’Occidente, ma rielaborate secondo il punto di vista cinese, in molti punti completamente estraneo al nostro. Un compromesso, un modo per mediare due mondi, ma anche crearne uno proprio. Tuttavia, finché l’Occidente si considererà sul piedistallo del mondo e continuerà a vedere il resto secondo il proprio punto di vista e i propri pregiudizi, non riuscirà mai a coglierne la vera complessità e a capirlo. E soprattutto non potrà mai capire come il modello da lui propugnato non sia — e non debba essere — l’unico; o l’unico giusto.
Rachele Gatto
Fonte immagine in evidenza: https://disnovation.org/shanzhai.php
Fonti
- https://youtu.be/Kt6Xb8dkMFE?si=HtRDw1Qz6L30vG__ ↩︎
- Giada Messetti, La Cina è già qui. Perché è urgente capire come pensa il Dragone, Mondadori (2002) ↩︎
- https://www.scmp.com/native/business/topics/invest-china/article/1802238/chinas-copycat-manufacturers-are-now-pushing ↩︎
- Cina in cinese si dice 中国 (zhongguo), letteralmente “paese di mezzo”; emblematico di come i cinesi per secoli si siano sentiti al centro del mondo che li circondava, nonostante noi occidentali li posizioniamo nell’estremo oriente. ↩︎
