Fin da piccoli, e durante l’età adulta, siamo continuamente a contatto con la figura dell’insegnante. Alcuni di noi, addirittura appassionatisi a questa professione, decidono di percorrere la strada della nobile arte dell’insegnare, sognando un giorno di avere la cattedra. Ma cosa vuol dire essere un insegnante nel 2024? Cosa cambia con la nuova riforma Bianchi da 60 CFU? Che problemi porta con sé?
Cambiamenti e differenze
Non bisogna più pensare al percorso di formazione di un docente di scuola secondaria di primo e secondo grado come un connubio di solo studio ed esami: infatti d’ora in poi grazie alla riforma Bianchi ci saranno anche una serie di lezioni simulate, di tirocini diretti ed indiretti (non retribuiti), oltre che materie nuove da approfondire (il tutto rigorosamente con la frequenza obbligatoria).
La prima cosa a cambiare è il costo: infatti dai 500 euro dei vecchi 24 CFU passiamo ai 2500 per il percorso da 60, e ai 2000 per quello da 30 (il prezzo può variare da ateneo ad ateneo, ma queste cifre non possono essere superate). Nel caso qualcuno avesse già conseguito i vecchi 24 CFU dovrà ugualmente iscriversi al percorso completo, ma qualora questi siano stati ottenuti prima del 31 ottobre 2022, porgendo richiesta, si ritroverà i propri crediti formativi riconosciuti con certezza, dovendone svolgere solamente altri 36 e dovendo pagare 2000 euro, anziché 2500. Nel caso qualcuno li avesse conseguiti dopo quella data, non si sa se si riesca a farli convalidare, infatti la scelta in questa circostanza dipenderà esclusivamente dalla volontà dell’ateneo, che attentamente controllerà i codici dei vari insegnamenti. Il costo della prova finale è di 150 euro (a queste cifre vanno aggiunti i costi di tutti i libri e dei materiali didattici richiesti).
N.B. Questi massimali possono essere aggiornati ogni 3 anni, quindi potrebbero variare in futuro.
Ogni singolo ateneo stabilisce i propri posti massimi disponibili per i percorsi di formazione: qualora il numero di aspiranti fosse maggiore della disponibilità stabilita si dovrà affrontare una selezione (secondo delle modalità scelte dal Miur). Per accedere al percorso la triennale non basta, bisogna infatti essere: o in possesso di una laurea magistrale (che dia accesso ad una delle classi di concorso per le scuole secondarie), o uno studente di magistrale (nel loro caso il costo massimo è di 2000 euro), o uno studente frequentante un ciclo unico di laurea magistrale con conseguiti almeno 180 CFU al momento dell’iscrizione (anche in questo caso si paga 2000 euro). Coloro che hanno avuto 3 anni di servizio, di cui 1 specifico nella classe di concorso in cui si vogliono abilitare, dovranno accedere al percorso ridotto da 30 CFU. Stessa sorte hanno coloro che hanno già una specializzazione su sostegno e coloro che hanno un’abilitazione su altro grado di istruzione o su altro grado di concorso.
Una differenza sostanziale si trova nella questione obbligo di frequenza: prima bastava essere presenti agli esami, non c’era nessun obbligo di seguire le lezioni, fruibili anche a distanza. Il nuovo percorso invece avrà l’obbligo di frequenza per tutte le attività: per gli anni accademici 2023/2024 e 2024/2025 sarà possibile svolgerle per il 50% per via telematica sincrona (i tirocini e i laboratori saranno sempre in presenza); percentuale che, dal 2025/2026, sarà ridotta al 20%. Se non si è frequentato minimo il 70% di ogni attività non si potrà accedere alla prova finale.
Dal 2025, gli Insegnanti Tecnico Pratici (ITP) dovranno essere in possesso di almeno una laurea triennale, mentre per il 2024 basteranno diploma e 24 o 30 CFU. Il nuovo DPCM, inoltre, consentirà l’iscrizione diretta alla prima fascia delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), a differenza dei 24 CFU che qualificavano solamente per la seconda.
I 60 CFU sono direttamente abilitanti in una specifica classe di concorso, mentre i 24 CFU non lo erano: ti permettevano solamente di accedere alle graduatorie, ai concorsi e ai TFA sostegno, ma senza abilitarti all’insegnamento.
N.B. Dopo il 31 dicembre 2024 con i soli 24 CFU non si potrà accedere a nessuna posizione.
Mobilitazione e problematiche
L’associazione nazionale Primavera Degli Studenti si è mobilitata tempestivamente per portare alla luce le varie problematiche intrinseche alla riforma, riuscendo grazie al proprio sforzo a informare tantissime persone, anche organizzando eventi negli atenei di tutta Italia. Sara Marovelli, coordinatrice di Run UniTo e del Collegio Nord Ovest di Primavera degli Studenti, ha dichiarato come PDS fosse in prima linea a combattere per quelli che patiranno le conseguenze di questa riforma.
Un’altra problematica emersa e trattata è la questione dell’obbligo di frequenza e dei tirocini non retribuiti: infatti ci sono insegnanti già inseriti nel mondo del lavoro che dovranno organizzarsi per incastrare le proprie giornate lavorative con le varie frequenze obbligatorie delle attività di formazione. Per di più, non bisogna tralasciare la questione ISEE: a oggi la differenziazione del prezzo per fascia ISEE del percorso è inesistente, quindi l’aspirante docente, indipendentemente dalla sua fascia di reddito, pagherà lo stesso contributo.
Conclusione
La realtà dell’istruzione sta subendo cambiamenti frequenti negli ultimi mesi: per rimanere aggiornati è bene seguire enti, come il Cifis, che saranno sempre pronti a risolvere eventuali dubbi.
Voi cosa ne pensate? Vi siete già fatti un’idea? Volete insegnare? Ditecelo nei commenti!
Octavio Moretto
