La storia dimenticata di Argentina Altobelli

La storia italiana è costellata di figure femminili che si sono distinte in campi prevalentemente maschili. Basta pensare a Rita Levi-Montalcini per la scienza, o Nilde Iotti in politica. Tuttavia, recentemente mi sono imbattuta in una figura poco conosciuta, ma dai trascorsi unici: si tratta di Argentina Altobelli, politica e sindacalista italiana vissuta a cavallo tra XIX e XX secolo. Una pioniera riguardo i diritti delle donne, una rivoluzionaria dal lato politico, prima donna sindacalista in Italia. E al tempo stesso un nome quasi dimenticato: appunto per questo, vale la pena riscoprirne la storia.

Predestinata alla lotta

Argentina nasce a Imola il 2 Luglio 1866 come Argentina Bonetti. Il padre, Nicola Bonetti, non è presente al momento della nascita: fa parte dell’esercito di volontari che ha seguito Garibaldi nella Terza Guerra d’Indipendenza, e sta combattendo in Veneto. Anche la madre è una garibaldina convita: possiamo pensare che il nome, decisamente inusuale, di Argentina fosse un ulteriore atto di fedeltà alla causa. All’età di 7 anni viene mandata a vivere con gli zii, degli “illetterati, come erano in quel tempo la maggior parte dei romagnoli” come li definisce lei stessa. Questi, preoccupati che la lettura possa nuocere alla salute già cagionevole della bambina, prima distruggono la biblioteca che negli anni con fatica Argentina acquisisce; poi, però, si trasferiscono con lei a Parma e le permettono di frequentare la facoltà di giurisprudenza.

I primi contatti con l’ambiente socialista

Proprio in università Argentina avrà i primi contatti con l’ambiente mazziniano, tenendo il suo primo discorso di piazza a Fidenza. Si avvicina alla sinistra politica con gli scritti di Andrea Costa, che conoscerà personalmente nel 1886. Un altro incontro importante è quello con  Abdon Altobelli, che sposerà nel 1889 e con cui avrà sempre una fortissima intesa. Grande sostenitrice dei diritti delle donne (in particolare quello al divorzio e al congedo parentale), il matrimonio per lei non fu mai un ostacolo all’attività politica: il marito la incoraggiò sempre a impegnarsi nel sindacato, anche tralasciando la cura dei figli, cosa impensabile all’epoca.

L’attività politica e sindacale

Già molto attiva nel contesto contadino del Basso Bolognese (all’età di 20 anni viene schedata dalla Direzione centrale per la Pubblica Sicurezza), nei primi anni del XX secolo fa parte del consiglio direttivo della CGdL, antenata della CGIL, e nel 1901 partecipa alla fondazione di Federterra, di cui sarà direttrice fino alla soppressione dell’ente nel 1922 da parte del fascismo. Federterra con Argentina prende una posizione decisamente classista: al contrario delle Camere del Lavoro, le quali offrivano ai lavoratori una rappresentanza più orizzontale, la “Federazione nazionale dei lavoratori della terra” accoglie al proprio interno solo braccianti e mezzadri, escludendo contadini proprietari e piccoli imprenditori. Durante il suo mandato, dei 2 milioni di lavoratori iscritti a sindacati e associazioni in tutta Italia, metà è iscritto a Federterra. Tra le grandi vittorie ottenute dalla federazione, nei 20 anni tra la sua nascita e la sua soppressione, ci sono sicuramente le 8 ore lavorative, la paga oraria, la libertà di festeggiare il 1 Maggio e la stesura di CCNL efficaci.

Il ritiro a vita privata e la morte

Quando nel 1922 il regime fascista impose lo scioglimento di Federterra, Argentina si trasferì da Bologna a Roma con i figli, mantenendosi con lavori umili. Dopo l’omicidio Matteotti, Mussolini, tentando un riappacificamento con la sinistra italiana, propose ad Altobelli un posto al Sottosegretariato dell’Agricoltura, all’interno del Ministero fascista, posizione ovviamente rifiutata dalla sindacalista. Argentina Bonetti Altobelli si spense il 26 settembre 1942, tra l’oblio e la miseria, dopo aver perso il figlio Demos, l’anno precedente, a causa della guerra.

Francesca Borla

Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Argentina_Altobelli (crediti foto)

https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/argentina-bonetti-altobelli

Un commento Aggiungi il tuo

  1. È una bella storia, una storia di donna che lotta. Le donne che lottano, senza sgomitare, vanno sepolte, come quella delle contadine dei Fasci siciliani o di Maria Occhipinti. Grazie.

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