Il caso Assange: la stampa non è ancora libera

Un processo giudiziario durato più di un decennio a danno di una persona innocente – no, non stiamo parlando di quello di Kafka – sembra essersi finalmente concluso. Ora che il giornalista Julian Assange è libero, la reazione più spontanea che ne deriva è senza ombra di dubbio quella di gioirne ampliamente. Eppure, questa notizia, seppur lieta, porta con sé parecchia amarezza per le minacce a cui è sottoposto il diritto all’informazione. Si può davvero definire Assange “libero”?

Ma partiamo per gradi. Tutto comincia nel 2010, quando l’attivista pubblica su WikiLeaks, piattaforma di divulgazione creata da lui stesso, una serie di documenti militari segreti (ricevuti dalla ex militare Chelsea Manning) che mettono in luce la brutalità dell’esercito statunitense nelle guerre in Afghanistan e Iraq. Sono più di 700mila i documenti riservati pubblicati, alcuni di essi in collaborazione con le maggiori testate giornalistiche del mondo, che gli hanno presto procurato numerosi riconoscimenti e onorificenze; inoltre, il suo nome viene proposto numerose volte per il Premio Nobel per la Pace per via della sua attività di giornalismo così approfondita e trasparente, che ha permesso di mettere la società al corrente di numerosi abusi perpetrati dall’esercito statunitense.

Assurdo pensare che questo duro lavoro di lotta per i diritti civili altrui l’ha condannato a perdere i suoi: Assange viene accusato di spionaggio dagli Stati Uniti, ritenuto nemico pubblico, ed è costretto a fuggire. Si rifugia successivamente presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra per 7 anni, chiedendo asilo politico, per non finire in carcere. Ma il calvario non sembra accenni a terminare, in quanto alle precedenti accuse si sommano anche controverse denunce di violenza sessuale (successivamente archiviate) e una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti per l’accusa di cospirazione. Trascorre così cinque lunghi anni recluso in una prigione di massima sicurezza a Belmarsh. Intanto, il suo caso fa il giro del globo e tocca i cuori di tutti; sono parecchie le mobilitazioni da parte di numerosi Stati volte a richiederne la scarcerazione e salvarlo dall’estradizione, richiesta dagli Stati Uniti, mentre altrettanto numerose sono le manifestazioni a sostegno di Assange, ormai divenuto il simbolo per eccellenza della libertà di stampa e della necessità costante di difenderla.

Ora, dopo ben 14 anni, a un passo dall’estradizione, Julian Assange è finalmente riuscito a riprendere in mano la propria vita. Il 24 giugno 2024 ha lasciato il Regno Unito per formalizzare il patteggiamento con gli Stati Uniti, accettando di dichiararsi colpevole di aver violato l’Espionage Act, diffondendo documenti segreti. Si potrebbe dunque timidamente esultare in favore della vittoria della democrazia, ma si tratta di una vittoria a metà. Infatti, dietro al mantello di eroe internazionale, in realtà Assange altro non è che un uomo costretto a patire numerose ingiustizie per azioni che i giornalisti e gli attivisti compiono normalmente tutti i giorni, in favore del diritto alla libera informazione. Un uomo che ha sacrificato la propria vita per la verità e che per questo motivo è considerato un pericoloso nemico. Non solo, l’infinito processo si è concluso solamente in seguito alla sua ammissione di colpevolezza, ammissione che lui non avrebbe mai voluto (e dovuto) fare.

La preoccupazione che ne deriva è importante: che ne sarà della stampa? Nel momento in cui il prezzo per la scarcerazione consiste nel criminalizzare parte di quello che è normale lavoro giornalistico, si può davvero definire libertà? Il diritto alla libera informazione è sempre stato posto come pilastro fondamentale delle società democratiche, ma quello a cui stiamo assistendo in questo periodo storico –pensiamo a quanto sta accadendo in Italia– è una costante minaccia alla libertà di stampa da parte di coloro che ne dovrebbero essere i primi garanti, ovvero le autorità politiche.

Monica Poletti

Immagine di copertina: Pinterest

fonte immagine in evidenza: infodata.ilsole24ore.com

Crediti copertina di Instagram: https://www.movimento5stelle.eu/julian-assange-libero-il-trionfo-della-verita-sulla-persecuzione/

Un commento Aggiungi il tuo

Lascia un commento