Fenomeno del momento, ormai destinato – sembrerebbe – a diventare icona del suo genere, è il manga di Tatsuki Fujimoto, Chainsaw Man, edito da Shueisha e che ora sta conoscendo anche un adattamento anime da parte dello studio MAPPA (Tokyo Ghoul, L’attacco dei giganti…), in onda dal dicembre 2022. Il successo è stato immediato, al punto da essere ancora al quarantesimo posto della classifica Top Favorited Anime di MyAnimeList, nonostante sia trascorso più di un anno e mezzo dall’uscita della serie, e addirittura al terzo posto della Top Favorited Manga, appena dietro a Berserk e One Piece, due veri mostri sacri dell’intrattenimento giapponese. Come mai tanto successo? Cosa spinge anche un pubblico prima indifferente al mondo nipponico a interessarsene? Ma soprattutto: perché perfino Javier Milei, presidente dell’Argentina, ne ha copiato parte dell’iconografia, in campagna elettorale?

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Le ragioni dell’esplosione del fenomeno manga e anime sono complesse. Sicuramente ha giocato un ruolo importante l’acquisto di svariate produzioni del Sol Levante da parte di grandi piattaforme di streaming come Amazon Prime e Netflix, permettendo così a un grande pubblico di fruire di contenuti prima riservati a nicchie frequentate da internauti interessati (CrunchyRoll, VVVVID). Questi siti, spesso indipendenti, sono stati praticamente tagliati fuori dal mercato. Inoltre, si tratta di un manga molto violento e dalle tematiche assai mature, come L’attacco dei giganti (o Attack On Titan, o Shingeki No Kyojin), ma rispetto a quest’ultimo ha anche qualcosa in più. Infatti, a differenza dell’ormai capolavoro di Hajime Isayama, Chainsaw Man ha decisamente toni più divertenti e dissacranti, con scenette (spesso incentrate sull’incapacità del protagonista con le donne) che alleggeriscono i temi a volte disturbanti dell’opera. Contribuisce anche lo stile decisamente pulp di alcune tavole, ricche di dettagli e dallo stile di disegno molto convincente.

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La storia è semplice, almeno all’inizio: il dipartimento di pubblica sicurezza recluta dei cacciatori per mantenere il controllo del fenomeno dei demoni, i quali si nutrono delle paure degli esseri umani, che portano nel nome (demone sangue, demone del controllo, ecc.). Nella prima parte di particolare importanza tra questi è il diavolo pistola. Le cose, però, si faranno ben presto complicate, soprattutto per Denji. Nella seconda parte compare addirittura una Chiesa di Chainsaw Man, con tutte le conseguenze tipiche di una setta! I personaggi, va da sé, aiutano molto a far affezionare il pubblico. Si comincia da Denji, orfano sfortunato pieno di debiti con la Yakuza che un giorno incontra per caso il demone Pochita, che si offre di aiutarlo. Quando Denji rischia di morire, Pochita lo salva fondendosi con lui e donandogli il potere di trasformarsi nel demone motosega (uno dei più potenti). Ci sono poi Makima, ufficiale di pubblica sicurezza dal carattere apparentemente gentile e conciliante, che diventerà capo di Denji, quando si arruolerà nel dipartimento, Himeno, altro interesse sentimentale di Denji, una cacciatrice allegra e smaliziata priva di un occhio e innamorata di Hayakawa, con cui il protagonista ha all’inizio un rapporto conflittuale. Chi è posseduto da un demone, come Denji, si chiama Bestia; tra queste, la più rilevante è Power, che diventerà coinquilina di Denji e che ha in sé il diavolo sangue. Più avanti, nel secondo arco, comparirà Asa Mitaka compagna di scuola di Denji (di cui diventerà comprimaria) che odia a morte i diavoli, benché sia posseduta da Yoru, il diavolo guerra. Ognuno di loro viene approfondito, almeno in parte, analizzato e ben inserito, soprattutto nella prima parte, contribuendo a creare un microcosmo complesso, articolato e interessante.

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A volte, si sa, la realtà supera la finzione e quindi si arriva al caso di Javier Milei, presidente dell’Argentina, che andava in giro con una motosega, durante la campagna elettorale, per simboleggiare i tagli alla spesa pubblica (ossia al welfare), che aveva intenzione di realizzare. In America Latina, Chainsaw Man è estremamente popolare e il leader anarcocapitalista voleva far leva proprio sui giovani, coi suoi discorsi, presentandosi come l’eroe dei fumetti. Ai posteri l’arduo dire se il paragone tenga. Qui ci si vuole limitare ad attestare l’enorme successo di un manga atipico, violento e irriverente, diventato un fenomeno di costume al punto da entrare nell’agenda politica di pittoreschi personaggi. Chainsaw Man è un vero instant classic, con un’estetica riconoscibilissima e uno stile tutto suo, capace di stuzzicare adulti e ragazzi. Certo, bisogna sperare che la seconda parte regga il confronto con la prima, ma questa è una responsabilità del maestro Fujimoto. I lettori non possono far altro che godersi le magnifiche tavole, deliranti e sanguinolente, del suo incredibile manga. Sperando che non diventi troppo popolare, in politica…
Vincenzo Ferreri Mastrocinque
