Svelati i segreti di Caterina d’Aragona

Luglio 1528, Castello di Windsor, Inghilterra.

Enrico VIII abbandona la residenza reale in compagnia della sua amante, Anna Bolena, senza nemmeno salutare Caterina d’Aragona, figlia del duo iconico di sovrani di Spagna Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona nonché sua moglie legittima per 22 lunghi anni. Pochi giorni dopo, Caterina gli scrive chiedendogli della sua salute: lui le risponde con durezza, dicendole che “he cared not for her adieux”. La coppia non si incontrerà mai più di persona. Il motivo di tanta freddezza? Caterina si era rifiutata di accettare il divorzio – e resterà della sua irremovibile posizione fino alla sua morte, avvenuta nel gennaio 1536. 

Caterina pensa a questo divorzio come a una battaglia. I suoi genitori hanno dedicato la vita a combattere nel nome della fede cristiana, e lei stessa pensa a sé come una combattente: combattere per il suo matrimonio è importante esattamente quanto combattere per la sua religione. E così fa nel famoso “incidente del 1529”, quando si presenta con nonchalance a una corte papale e pronuncia un’orazione contro suo marito. Una donna così importante, forte e testarda poteva forse stare in silenzio di fronte a un torto così grande? Ovviamente no: ma ce ne siamo accorti solo di recente.

Quasi 500 anni dopo la ricercatrice e ”book detective” Vanessa Braganza (Harvard University) è riuscita a decodificare alcuni messaggi segreti dipinti nei ritratti della regina Caterina dal 1532 in avanti, quando Enrico sta per sposare Anna Bolena. In particolare, i messaggi sono nascosti nella posizione delle pietre dei suoi gioielli, disegnati dal pittore Hans Holbein il Giovane. Questi pattern cifrati sarebbero stati commissionati da Caterina stessa per sottolineare la sua posizione di unica consorte legittima. 

© Trustees of the British Museum under CC BY-NC-SA 4.0

Naturalmente Enrico non doveva accorgersene, in quanto non avrebbe certo approvato, in un momento così teso, la diffusione di quadri che ritraevano la (ex) moglie con al collo un pendente che recitava “Henricvs Rex” e “Katherine”. 

“Noi la conosciamo come Caterina, ma lei si firmava come Katherine the Queen”, spiega Braganza, e così la chiameremo anche noi da qui in avanti. La collaborazione tra Katherine e Holbein gode di un tempismo notevole: il periodo immediatamente precedente il primo esilio di lei coincide infatti con l’inizio della carriera di lui alla corte reale. 

Pittore e artista molto apprezzato dai Tudor per la verosimiglianza dei suoi ritratti, Holbein deve aver partecipato al progetto di Katherine e anzi deve aver ampliato la varietà dei design criptati; molti di questi sono conservati nel suo Jewellery Book. Il pittore è famoso per la sua brillante capacità di creare cifrari monogrammatici nascosti in grado di raccogliere dozzine di lettere, coerentemente con l’epoca (sono anni di grande sviluppo nell’ambito della crittografia).

Per svelare i segreti di questi gioielli, Braganza ha seguito gli step già usati in passato per decodificare lettere intrecciate in altri disegni, con un metodo che lei definisce “early modern wordle” e che condivide spesso sui suoi social. Non sappiamo se Katherine indossasse questi gioielli in pubblico o solo per posare: sta di fatto che il suo è un gesto di grande coraggio in un momento di grande dolore, tensione e umiliazione. 

Non era però certo l’unica a usare cifrari: Anna Bolena stessa scriveva messaggi in codice nel suo libro di preghiere, e anche Maria Tudor “la sanguinaria”, figlia di Katherine, li usava nella sua corrispondenza. Come sottolinea Braganza, “spesso le voci femminili, come i messaggi in codice, sono nascoste in bella vista: semplicemente, scegliamo di non vederle”.

Arianna di Pascale

PER APPROFONDIRE:

I profili social di Vanessa Braganza: TikTok e X

Fonte: https://www.smithsonianmag.com/smart-news/the-secrets-of-a-long-overlooked-cipher-linked-to-catherine-of-aragon-180980400/ 

Immagine in evidenza: illustrazione di Meilan Solly. Photos via Wikimedia Common under public domain, © Trustees of the British Museum under CC BY-NC-SA 4.0

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