“Unorthodox”: l’ortodossia religiosa tra autobiografia e finzione narrativa

Unorthodox è una miniserie tedesca e statunitense divisa in quattro parti e distribuita da Netflix nel 2020. La serie si basa sull’autobiografia di Deborah Feldman, Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots (2012).

La protagonista è Esther Shapiro, meglio nota come Esty, una giovane ragazza che appartiene alla comunità chassidica Satmar di Williamsburg (New York), un gruppo di ebrei ultraortodossi . La vita della comunità è scandita dai riti religiosi e impone una serie di regole molto severe: nella vita di tutti i giorni si parla yiddish (l’inglese è proibito), non si possono consumare determinati alimenti (i crostacei, alcuni pesci e uccelli e tutti gli animali considerati impuri, come il maiale e il coniglio) ed è vietato disporre di uno smartphone. Durante lo Shabbat, poi, bisogna astenersi dal compiere ogni tipo di lavoro e moltissime attività. Di sabato, infatti, agli ebrei è proibito trasportare qualsiasi oggetto dalla propria proprietà privata a un altro luogo; per ovviare a questa regola così stringente le comunità osservanti costruiscono un eruv: una sorta di recinzione, realizzata anche con un semplice filo, che permette di estendere il dominio privato. Senza l’eruv, per esempio, per le madri sarebbe impossibile uscire di casa e fare una passeggiata con i figli nel passeggino e agli anziani non sarebbe permesso camminare per strada con il bastone.

La donna vive in una condizione di inferiorità: non può leggere la Torah, il testo sacro dell’ebraismo, non può cantare in pubblico né suonare uno strumento e, una volta sposata, deve rasarsi i capelli e portare una parrucca. I matrimoni sono il più delle volte combinati e l’unico scopo delle spose è quello di concepire figli per rigenerare i sei milioni di ebrei uccisi nella Shoah. In prossimità del matrimonio la futura moglie è tenuta a seguire un “corso” che la istruisca sui doveri della vita coniugale e sui tecnicismi del sesso: durante l’atto il marito deve stare sempre in posizione superiore, è proibito avere rapporti durante il niddah (il periodo del ciclo mestruale e i successivi sette giorni circa) e la donna è tenuta a lavarsi nel mikvah, un bagno rituale purificatorio.

L’inosservanza di queste regole porterebbe alla morte. Secondo gli ultraortodossi, infatti, l’Olocausto è stata una punizione che Dio ha scagliato contro il popolo ebraico, colpevole di essersi allontanato dalle prescrizioni della Torah.

La serie segue la vita di Esty dal momento in cui decide di andarsene dalla comunità in cui è cresciuta e di raggiungere la madre a Berlino, anche lei scappata da un matrimonio infelice con un ubriacone. Il racconto è intervallato da lunghi flashback che mostrano l’esistenza della ragazza poco prima di sposarsi e dopo il matrimonio. Quando decide di lasciare la comunità Etsy ha diciannove anni ed è sposata da circa un anno con Yanky Shapiro, un giovane ingenuo ma buono. Aveva da poco scoperto di essere incinta, quando Yanky le aveva chiesto il divorzio perché pensava fosse “guasta”: la coppia, infatti, aveva avuto dei problemi sessuali che erano stati attribuiti al vaginismo.

A Berlino Esty conosce per caso un gruppo di ragazzi che studiano musica in una scuola di prestigio, che eroga borse di studio per studenti meritevoli e svantaggiati. Esty, che in America aveva preso lezioni di pianoforte di nascosto, tenta l’audizione per questo strumento, ma alla fine cambia idea e sostiene la prova di canto. Nel frattempo, su ordine del rabbino, Yanky e suo cugino Moishe si recano a Berlino per riportare a casa la ragazza.

Come si è detto, la serie è basata sul libro autobiografico di Deborah Feldman, con il quale presenta analogie e differenze. Le scene di vita matrimoniale sono quasi del tutto aderenti al vero: Deborah si è sposata a diciassette anni (contro i diciotto di Esther), anche lei ha avuto difficoltà nei rapporti coniugali, è stata sottoposta a esercizi con dilatatori e aveva incontrato il marito solo due volte prima dell’unione. Anche Deborah è cresciuta con i nonni e nutriva un particolare affetto per la nonna: il dettaglio che l’anziana cantava solo quando il marito non era in casa è autentico. Anche lei, infine, ha venduto i suoi gioielli per racimolare un po’ di denaro.

Tutta la parte ambientata a Berlino, invece, è frutto di fantasia. La madre di Deborah si è scoperta omosessuale come nella serie, ma è rimasta a vivere a New York, come per un certo periodo di tempo ha fatto la figlia. Deborah, infatti, ha cresciuto il figlio con il marito, trasferendosi però in una comunità ortodossa meno stringente ad Airmont. Il talento di Deborah per la scrittura ricorda quello di Esty per la musica. Anche le esperienze al college sono simili: Deborah ha frequentato il Sarah Lawrence College. Ha lasciato il marito a ventitré anni e si è trasferita in segreto a New York, ma non ha mai subito le ricerche a cui è sottoposta la protagonista della serie. Solo nel 2014, infine, si è spostata a Berlino con il figlio.

Nicole Zunino

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Unorthodox_(miniserie_televisiva) https://www.gqitalia.it/show/article/unorthodox-serie-netflix-storia-vera-deborah-feldman

Fonte immagine di copertina: https://www.netflix.com/

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