Dobbiamo parlare di Thiel

Crediti politico.com: https://www.politico.com/story/2017/02/donald-trumps-shadow-president-in-silicon-valley-235372

Per gli appassionati di informatica o di venture capital, il nome Peter Thiel è ben noto. Non era presente all’inaugurazione di Trump, a Capitol Hill, insieme ai più riconoscibili Mark Zuckerberg, Sundar Pichai o Elon Musk. Eppure, è proprio grazie alle sue trame sotterranee se Trump è riuscito a vincere nel 2016, grazie a un entourage politico e mediatico selezionato da Thiel stesso, in cui spicca l’attuale vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance.

Ma chi è davvero Peter Thiel? Nato in Germania e cresciuto in California, è una delle figure più enigmatiche e influenti della Silicon Valley. Cofondatore di PayPal (insieme a Elon Musk e altri), primo grande investitore esterno in Facebook e mente dietro Palantir Technologies , l’azienda che ha rivoluzionato l’analisi dei big data per governi e agenzie di intelligence, Thiel non è soltanto un investitore: è un ideologo.

È forse il volto più emblematico del mondo dei think tank, ovvero quelle organizzazioni dedicate all’analisi di questioni politiche, sociali ed economiche, capaci di influenzare in modo significativo il dibattito pubblico attraverso articoli, conferenze e proposte legislative. Tra i più noti think tank conservatori spicca la Hoover Institution, di cui Thiel è uno dei principali finanziatori e sostenitori.

I think tank sono anche una delle ragioni per cui il Partito Repubblicano si è trasformato radicalmente dopo le due sconfitte consecutive nel 2008 e nel 2012. Hanno fornito l’elaborazione teorica e strategica che ha permesso alla nuova ala del GOP, i neo-reazionari o post-conservatori, profondamente influenzati da queste istituzioni, di prendere il sopravvento, arrivando a dirigere la nuova campagna elettorale trumpiana.

Ma al cuore del potere di Thiel, della sua influenza culturale e politica, vi è il Founders Fund. Nessuna organizzazione ha forse beneficiato di più delle sue abilità e di quelle del gruppo che ha saputo assemblare, quanto questa venture firm. Nato da un investimento iniziale di 50 milioni di dollari, con un gruppo di investitori alle prime armi e un marchio pressoché sconosciuto, Founders Fund è cresciuto fino a diventare una vera e propria superpotenza della Silicon Valley.

Oggi gestisce miliardi di dollari e vanta quello che molti considerano il miglior team di investimento full-stack dell’intero settore. E lo ha fatto coltivando un’immagine polarizzante, piratesca, quasi ribelle.

La sua influenza è ormai paragonabile a quella delle grandi corporazioni tecnologiche, che in larga misura dipendono proprio dagli investimenti e dalla visione strategica di questa società.

I numeri giustificano la sua fama: nell’ultimo decennio ha scommesso su SpaceX, Bitcoin, Palantir, Anduril, Stripe e Facebook, garantendo miliardi di dollari in ritorno.

Thiel e JD Vance

Prima di esaminare il rapporto fra Peter Thiel e JD Vance, è necessario fare un passo indietro.

Precisamente nel 2012, Thiel tenne un discorso alla Yale Law School sul declino delle élite americane e sull’immobilità tecnologica, un momento che Vance descrisse in seguito come “il più significativo” della sua esperienza a Yale. Il giovane JD Vance, con occhi pieni di ammirazione, ascoltava Thiel con attenzione: fu l’inizio della sua ascesa.

Dopo la laurea, Vance lavorò per un periodo presso Thiel a Mithril Capital e nel frattempo portò avanti la scrittura del suo memoir, Hillbilly Elegy. Ma fu nel 2021 che Thiel compì il vero salto politico: versò 10 milioni di dollari in un super PAC, Protect Ohio Values, prima ancora che Vance annunciasse ufficialmente la sua candidatura al Senato in Ohio.

Nel 2022, Thiel aumentò ulteriormente il suo impegno: donò 15 milioni di dollari alla campagna senatoria di Vance, diventandone il benefattore principale. Insieme riuscirono a raccogliere oltre 12 milioni di dollari da miliardari del Big Tech, tra cui Chamath Palihapitiya e David Sacks, per sostenere anche la campagna di Trump.

Il passaggio di Vance da never-Trumper a uno dei più accesi difensori del movimento MAGA non sarebbe stato possibile senza questo sostegno finanziario e il raccordo tra Thiel e Trump: fu Thiel a organizzare il loro primo incontro a Mar-a-Lago nel febbraio 2021.

Oggi JD Vance, diventato vicepresidente degli Stati Uniti nel 2025, non è solo un trait d’union tra il passato politico delle élite e la nuova strategia tech-conservatrice: è la punta avanzata della visione di Thiel, che mira a consolidare la politica MAGA ben oltre Donald Trump.

Oltre ad aver sostanzialmente strutturato un importante snodo nella successione della leadership del GOP, la breve parentesi della presidenza Trump va letta come una fase necessaria per garantire continuità al progetto di Thiel e del Big Tech: la costruzione di una visione libertaria degli Stati Uniti, e, per estensione, dell’Occidente.

Rayan Badr

Fonti:

https://www.cbsnews.com/news/jd-vance-trump-vp-peter-thiel-billionaire/

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