Il mestiere dell’odiatore

Coloro che sono familiari con i romanzi di Murakami Haruki, riconosceranno l’assonanza del titolo con il romanzo “Il mestiere dello scrittore”.

E in effetti – oggi più che mai – il mestiere dell’#odiatore e l’arte della scrittura sono strettamente collegati.

In questo articolo di @lightbluealice si osserva il fenomeno degli #haters, soprattutto quelli contemporanei, il cui #odio si riversa sui social network alla pari di veri e propri raid.

L’odio sui social è un fenomeno di gruppo: si forma nei gruppi segreti su Telegram o su Facebook, per poi convergere negli sh*tstorms.
E oggi, l’odiatore non prende più di mira solamente personaggi famosi, oppure le minoranze, bensì il “nemico pubblico” del mondo intero – che però per l’hater non esiste – la pandemia.

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Le organizzazioni studentesche di Unito che forse non conosci

La DAD ha stravolto l’università a cui eravamo abituati, che non esiste più. Ma possiamo ancora sentirci parte di una comunità grazie alle organizzazioni studentesche Unito: Rossella Cannella ve ne presenta qualcuna tra le più interessanti, per non smettere di sentirsi coinvolti dalla propria università anche in tempo di duro distanziamento sociale.
Che aspettate, provate ad iscrivervi!

Chi sono le Nina’s Drag Queen?

Le drag queen vengono spesso associate alla transessualità, ma per la verità non sono affatto la stessa cosa: la transessualità riguarda l’identità di genere; la drag queen è una maschera scenica.
In questo articolo, Monica Schianchi ci racconta la sua chiacchierata con le Nina’s Drag Queen, un gruppo di attori e danzatori con sede a Milano, le cui performance rivisitano spesso i classici in chiave drag. Le Nina’s tengono numerosi laboratori su come approcciarsi al mondo drag: dopo i due mesi di corso, in un clima di leggerezza che si coniuga con l’apprendimento, gli attori vengono invitati a tenere uno spettacolo e mettersi in gioco in prima persona. In questi momenti difficili, legati alla pandemia, le Nina’s si sono attivate anche con dei podcast: una tipologia riguarda proprio le problematiche dell’affrontare la quarantena. Inevitabilemente le Nina’s, come altre drag queen, soffrono di alcuni pregiudizi legati alla loro arte, per il fatto che si colloca a metà tra il comico e il serio, e pertanto risulta difficile trovare una collaborazione. La maschera drag è uno strumento molto potente ma, soprattutto, offre un nuovo modo di vedere il mondo.

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Il mondo sulla strada di Jack Kerouac

Sono gli anni ’50 e negli Stati Uniti si respira una nuova aria, la musica rock, il baby boom, l’euforia. Ha origine in questi anni l’incredibile movimento della Beat Generation colmo di personaggi stravaganti, pazzi e imprevedibili. Jack Kerouac parte per un viaggio senza una destinazione, alla ricerca dell’essenza della vita stessa. Riempie interi taccuini di storie e in mezzo a questa energia pulsante nasce On the road, il suo capolavoro, un urlo di libertà e di autodeterminazione. Marina Lombardi nel suo nuovo articolo ci racconta “la strada” di Kerouac e della mitica Beat Generation, percorsa sempre e soltanto in avanti.

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A cosa serve l’eMergia?

Nell’ultimo articolo di Alice Tarditi (@lightbluealice) abbiamo scoperto che esiste qualche cosa che si chiama #eMergia, e che a causa di ciò, #biofuel, pannelli solari, sacchetti biodegradabili, #autoelettriche potrebbero non essere soluzioni così sostenibili, mentre non esiste pressoché alcun “#impattozero”.

Tramite calcoli e rapporti fra #risorserinnovabili e #nonrinnovabili, sarete in grado di sfatare ogni tentativo di #greenwashing, e se alla fine la #sostenibilità vi sembrerà solo un miraggio, non scoraggiatevi, perché l’eMergia ci restituirà la sua formula, fondamentale per contrastare la #crisiclimatica.

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Marta Cartabia e la giustizia: una svolta umana per l’Italia?

Marta Cartabia è stata nominata ministro della giustizia del governo Draghi in qualità di tecnico. Grazie alle sue dichiarazioni, all’esperienza professionale e alle pubblicazioni prodotte nel corso degli anni sappiamo che la sua idea di giustizia è fortemente rivolta a garantire un’esperienza umana attenta al singolo individuo, oltre che alla società.
@anna_franzu oggi ci parla della costituzionalista italiana in occasione della Giornata mondiale istituita dall’ONU per concentrare l’attenzione dei Paesi sul tema della giustizia sociale, evidenziando l’importanza di un’auspicabile riforma nel sistema carcerario italiano, che potrebbe arrivare proprio dalla neo-ministra.

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“I want my dad” – Il grido sordo a Rochester

E’ il 29 gennaio 2021 e nella città di Rochester (USA, Stato di New York) una bambina di nove anni, durante una crisi psicotica, viene costretta a salire su un’auto della Polizia Locale dopo essere stata immobilizzata con le manette per poi ricevere dello spray urticante negli occhi.
In questo articolo Gaia Bertolino analizza la vicenda verificatasi a Rochester poche settimane fa e quella avvenuta nella medesima cittadina dieci mesi fa che hanno visto morire il quarantunenne Daniel Prude.
La domanda sorge spontanea: a quanti episodi di violenza dobbiamo ancora assistere prima che il privilegio bianco si trasformi in un mero ricordo?

Un’app per combattere gli sprechi alimentari

Lo spreco alimentare è un fenomeno sempre più allarmante: ogni anno nel mondo circa 1/3 del cibo prodotto viene gettato via. Ma esistono dei modi per contrastare gli sprechi. Nel suo articolo Francesca Formento ci parla di un’applicazione che è stata creata con lo scopo di salvare il cibo invenduto da supermercati e altri esercenti, andando a ritirarlo sul posto a prezzi ridotti. Si chiama Too Good To Go e i suoi utenti si definiscono “Waste Worrior”. L’idea è di risparmiare sugli sprechi e sui costi d’acquisto dei prodotti, contenuti nelle cosiddette “Magic Box”. A Torino sono ormai tantissimi i bar, le pasticcerie e i supermercati che hanno aderito all’iniziativa.
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La malnutrizione nel primo mondo: i deserti alimentari

Nell’articolo di Daniela Carrabs, secondo il dipartimento dell’agricoltura statunitense, quasi 24 milioni di cittadini non hanno libero accesso a frutta, verdura e prodotti freschi. Queste persone vivono nei food desert, aree desolate in cui il junk food e la povertà prevalgono e il primo supermercato può trovarsi anche a decine di chilometri di distanza. Come è possibile che questo accada in uno dei paesi più ricchi del mondo?

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La (non) vita dei campi profughi e la scuola che salva i giovani

Il nuovo articolo di Anna Franzutti ci racconta di un progetto che incentiva l’istruzione e la creatività dei ragazzi che vivono nei campi profughi. Still I rise è un’organizzazione indipendente con l’obiettivo di favorire l’educazione in alcuni dei punti più critici del pianeta. Dall’hotspot di Samos, dove tutto è iniziato, alla Siria e la Turchia, ma il progetto si sta espandendo. Da Mazí, la prima scuola costruita da Still I rise, è nata una mostra che ha fatto il giro del mondo testimoniando la vita quotidiana dei ragazzi di un campo profughi, raccolta in un libro i cui guadagni contribuiscono a finanziare il progetto educativo.
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