“I want my dad” – Il grido sordo a Rochester

Disclaimer: nell’articolo non sono presenti video o fotografie dei fatti avvenuti a Rochester a marzo 2020 e a gennaio 2021 nel rispetto delle vittime e per evitarne la strumentalizzazione.

E’ una tranquilla giornata invernale a Rochester (USA, Contea di Monroe, Stato di New York) quando una bambina di 9 anni viene costretta a salire su un’auto. La piccola indossa un paio di pantaloni colorati e una giacca nera mentre per le vie innevate della città risuona il suo grido sordo: “I want my dad!”.

29 gennaio 2021, Rochester

Quella appena raccontata sembrerebbe una scena qualunque, ma è tutt’altro. Dalle ricostruzioni dei fatti eseguite mediante un’intervista del Washington Posta a Elda Pope, madre della bambina, possiamo affermare che lei stessa ha chiamato il dipartimento di salute mentale perché la figlia era in preda a un episodio psicotico già verificatosi in passato. L’auto della Polizia Locale ha immobilizzato però la bambina servendosi di un paio di manette per poi spruzzarle sul viso dello spray al peperoncino.
Le immagini ci sono arrivate dalla telecamera di uno dei poliziotti e dal filmato possiamo analizzare chiaramente l’accaduto. Ho scelto di fermare, seppur metaforicamente, l’immagine su una battuta scambiata tra un agente e la bambina che penso possa riassumere a pieno il grido sordo e innocente della piccola. Quando la vittima si dimena, continuando a ripetere di volere solo suo padre, l’agente la esorta a smetterla di comportarsi da bambina. La risposta è pura come solo una persona di nove anni poteva dare: “sono solo una bambina“.

Il caso Daniel Prude

Dieci mesi prima una scena analoga avveniva sempre nella città di Rochester, quando il quarantunenne Daniel Prude vagava per le strade del centro nudo e sotto effetto di fenciclidina. Anche in questo caso è stato bloccato dagli agenti della Polizia per poi essere anch’egli immobilizzato ponendo sul suo capo un sacchetto che gli toglierà del tutto il respiro. Le complicazioni causate dall’asfissia indotta dagli agenti ne provocheranno la morte il 30 marzo 2020, sette giorni dopo “l’incidente”.

Il privilegio bianco

Vi chiederete, leggendo, perché tanta aggressione si sia verificata verso due soggetti che sembrano avere in comune solo la residenza presso Rochester. Ho intenzionalmente aspettato a sottolineare come Daniel Prude e la figlia di Elba Pope fossero due cittadini dalle origini afroamericane e che la loro pelle non fosse bianca. Sembra incredibile come nel XXI secolo il peso del privilegio bianco sia ancora così asfissiante, riprendendo la cruda vicenda che ha tolto a Daniel la vita. Ma cosa si intende per privilegio bianco? Il giornale Vice descrive il privilegio bianco come:

[…] una forza invisibile, una serie di vantaggi vaghi e impliciti, come la capacità di vivere la propria vita senza subire pregiudizi o venire identificati con stereotipi ingiusti […]” 

Il privilegio bianco ha acquisito sempre maggior potere in seguito alle campagne coloniali indette dagli Stati Europei nel XVIII secolo che hanno indotto i bianchi, ovvero i colonizzatori, a sentirsi in potere di imporre la propria egemonia e a legittimarla grazie al colore della loro pelle.

In seguito all’uccisione di George Floyd si sono susseguite decine e decine di proteste in tutto il mondo, con l’intento di permettere a tutte le persone di acquisire maggior consapevolezza sul tema dell’uguaglianza. Le proteste del movimento Black Lives Matter sono volte a sottolineare che non è il colore della pelle a rendere due persone diverse tra loro. Essere nati con la pelle bianca non dovrebbe implicare l’acquisizione di maggiori diritti e una bambina di nove anni dovrebbe poter ricevere aiuto se un episodio psicotico bussa alla sua porta. A volte un abbraccio manda via anche le voci più insistenti, mentre un paio di manette non fanno altro che fomentarle.
La domanda sorge quindi spontanea: a quanti episodi di violenza dobbiamo ancora assistere prima che il privilegio bianco si trasformi in un mero ricordo?

Gaia Bertolino

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