Se compiere una scelta richiama immediatamente il concetto di presa di posizione, lo stesso si può affermare nei confronti del suo opposto. Non scegliere è, a tutti gli effetti, una decisione che può risultare altamente influente. A dimostrarlo è il Governo italiano, che, dopo esser stato chiamato a pronunciarsi in merito agli accordi bilaterali, stipulati nel 2017 tra l’allora Premier, Paolo Gentiloni, e il capo di Governo di Unità Nazionale libico, Fayez Al-Sarraj, ha preferito astenersi: collocandosi in una posizione dantescamente riassumibile sotto il nome di Ignavia.
Emergenza o credenza?
Il Memorandum in questione costituisce un importante oggetto di discussione in tema di diritti umani, immigrazione e confini territoriali. Con esso, Italia e Libia si impegnarono ad “affrontare tutte le sfide che si ripercuotono negativamente sulla pace, la sicurezza e la stabilità nei due paesi, e nella regione del Mediterraneo in generale”. Tali “sfide” si riferiscono principalmente ai flussi di migranti clandestini che permeano il territorio italiano. Questi flussi attenterebbero la sovranità, l’equilibrio legislativo, la quiete nazionale, generando quello che viene proclamato uno “Stato di emergenza”. Si tratta però realmente di emergenza o è, piuttosto, una credenza diffusa?
In riferimento ad alcuni dati raccolti dalla fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), risalenti al 1 agosto 2021, il numero di migranti illegali entro i territori dell’UE si è ridotto al 13% e la tendenza alla clandestinità si è notevolmente diradata. Inoltre, se tale accordo si dirige verso l’attuale intento governativo di “proteggere i confini italiani” dalla “minaccia” dell’immigrazione, è bene sapere che, sebbene l’Italia figuri al settimo posto nella classifica dei Paesi europei per numero di immigrati, è altrettanto vero che, in contemporanea, il tasso demografico della popolazione italiana è in continuo decremento. Ci troviamo di fronte ad una relazione banale ma non scontata: sul totale di una popolazione sempre meno numerosa, è automatico un aumento dell’incidenza di immigrati (attualmente circa dell’8,7%)!
Questa sfilza di pochi dati risulta sufficiente per sostenere che si tratta, in questo caso, di una lotta contro il vento dell’ignoranza, nei confronti di una realtà che collide con le convinzioni diffuse anche, e soprattutto, a Palazzo Chigi. Le strategie previste dal patto del 2017, per contro, sono particolarmente consistenti.
Una sfida armata per “aiutarli nel loro Paese”
Dopo il rinnovo automatico avvenuto il 2 novembre dell’anno corrente, in seguito al principio del “silenzio: assenso”, i principi del Memorandum continueranno ad esercitare la propria forza sul corridoio umanitario che collega Libia e penisola italiana attraverso il Mar Mediterraneo.
Fino ad almeno il 2026, l’Italia, secondo l’accordo con validità triennale (come attestato nell’art. 8 del Memorandum), continuerà a finanziare la Guardia Costiera libica al fine del contingentamento dei flussi migratori coinvolti, inviando non soltanto denaro, ma anche tecnologie, mezzi e addestramento delle milizie autoctone. Milizie che costituiscono un corpus autonomo, al cui interno, come denunciato da alcuni giornalisti, attivisti ed associazioni, sono stati intercettati trafficanti di esseri umani e criminali contro l’umanità che hanno investito le risorse italiane in atti che violenti: stupri, rapimenti, torture e uccisioni vengono costantemente commessi in alcuni dei principali punti di raccolta nevralgica dei migranti in Libia.
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Il principio perbenista della volontà di “aiutare i migranti nel loro Paese” nasconde, di fatto, un atteggiamento omertoso che, in primis, viene adottato dal Governo italiano, impegnato nel sostenimento di di atti che violano e minacciano i diritti umani. Perciò, il 26 Ottobre scorso, numerose organizzazioni, tra cui Amnesty International, sono scese in piazza dell’Esquilino (Roma) per protestare contro termini disumanizzanti, dimostrando un disappunto successivamente ammutolito da un tacito assenso. Un silenzio che, si spera, possa tramutarsi in voci sempre più informate e consapevoli di realtà insabbiate da credenze stereotipate.
Alessia Congiu
