“Raccontami una storia” è una frase che tutti, a un certo punto della nostra vita, abbiamo detto a qualcuno, sia che avessimo dieci anni e lo chiedessimo a nostra mamma prima di andare a dormire, sia che lo chiedesse un insegnante durante un esercizio improntato sulla creatività in un corso universitario. Raccontare storie è una pratica antica, quasi primordiale, che si configura come un bisogno tutto umano.
Oggi però possiamo parlare di Interactive Storytelling (IS) più che di storytelling e basta, che è un termine ombrello e copre un campo semantico ampio, che va dall’ambito letterario a quello visuale e dell’immagine in movimento. Alla base del concetto di IS c’è la possibilità di percorrere e modificare i testi: si tratta quindi di un approccio operativo, che ha già le sue radici nel Novecento in diverse discipline.
Prime tra tutte le correnti filosofiche soggettiviste, che propongono un’integrazione tra arte, cultura ed esperienza quotidiana, mettendo in gioco la parte creativa presente in tutti noi; sul versante psico-epistemologico c’è poi il costruttivismo, che rimarca l’importanza dell’agire nei processi, rivalutando gesti e azioni; a livello artistico, le Avanguardie (prima il Futurismo, poi il Dadaismo, per arrivare in seguito al Situazionismo) pensano a rompere i confini del quadro, mettendo in campo lo sguardo dello spettatore e coinvolgendolo sempre di più come parte attiva dell’opera; a livello scientifico-accademico, la definizione di “opera aperta” di Eco è la più rilevante. Il testo, o l’opera che sia, viene definito “una macchina pigra” che ha bisogno del lettore per essere attivata, un lettore che ha una sua soggettività, delle aspettative e quindi una sua interpretazione.
A partire da questo retroterra storico si possono definire meglio i due termini: il termine “interactive”, applicato all’epoca presente, può essere tradotto in italiano con “interattività”, che si riferisce al rapporto umano-macchina, e trova la sua applicazione ideale nello sviluppo dei media digitali e nell’esistenza di un mondo virtuale in cui l’utente può agire.
Anche la parola “storytelling” risulta un termine contemporaneo:
“[…] la capacità interpretativa della mente, che consente di organizzare e spiegare il reale attraverso storie complesse, a volte solo possibili, a volte anche improbabili (vedi la fantascienza), prende avvio nell’antichità con la costruzione dei grandi miti fondativi, lo storyworld, e continua nella storia dell’umanità fino a trovare con la psicoanalisi un campo di applicazione apparentemente “altro” ma emblematico (i sogni), dove il racconto dimostra tutta la sua potenza creativa smontando e rimontando la realtà quotidiana proprio per esplorare e spiegare le dimensioni più profonde e nascoste della conoscenza.” (Lughi 2015:6)
L’altra questione centrale rispetto al concetto di storytelling è quella della creatività. Una storia infatti nasce da una spinta creativa, da un pensiero che esula dai binari tradizionali. È un argomento che affronta in parte De Bono nel libro Creatività e pensiero laterale, capitoli 14-15, dove definisce alcune tecniche per stimolare il pensiero laterale e la creatività.
“Nel pensiero laterale non si cerca la risposta giusta ma una differente elaborazione dell’informazione che provocherà un modo diverso di considerare la situazione.” (De Bono 2001:139).
Le prime due tecniche che suggerisce per stimolare il pensiero laterale sono il frazionamento e l’inversione. Nel primo caso bisogna pensare al problema scomponendolo nelle sue parti e agire su quelle parti, singolarmente, ma rimane comunque un metodo che ha dei vincoli, perché limita la varietà di alternative e si basa su modelli fissi. Il secondo invece consiste nel pensare all’opposto del problema che già si ha: in questo modo si dà una forte spinta a ciò che si ha e ci si allontana nella direzione opposta. Si hanno però diversi modi di allontanarsi nella direzione opposta, e con questo metodo si riescono a ottenere alternative più numerose. Il metodo che viene però presentato come più stimolante ed efficace è quello del brainstorming, letteralmente “tempesta di idee”, che già nel nome contiene una componente di libertà e rottura degli schemi. Gli stimoli sono qui costituiti dalle idee degli altri: in gruppo, a partire da un input iniziale, tutti iniziano a esprimere le prime cose che vengono loro in mente relazionate a quell’input, senza che siano filtrare attraverso un pensiero razionale o limitate dalla paura di venir giudicati.
Lo storytelling oggi è dappertutto: a partire dalla narrativa vera e propria, passando per i videogiochi e approdando nell’ambito della comunicazione; infatti, riuscire a coinvolgere i propri consumatori in una storia, anche a livello emotivo, rende più propensi all’acquisto.
Laura Marchese
Bibliografia:
Lughi G. (2015), Interactive Storytelling, I media digitali e l’interazione uomo macchina, Aracne, Roma
De Bono E. (2001), Creatività e pensiero laterale: Manuale di pratica della fantasia, Rizzoli, Segrate (MI)
