Marta Cartabia e la giustizia: una svolta umana per l’Italia?

Marta Cartabia è stata nominata ministro della giustizia del governo Draghi in qualità di tecnico. Grazie alle sue dichiarazioni, all’esperienza professionale e alle pubblicazioni prodotte nel corso degli anni sappiamo che la sua idea di giustizia è fortemente rivolta a garantire un’esperienza umana attenta al singolo individuo, oltre che alla società.
@anna_franzu oggi ci parla della costituzionalista italiana in occasione della Giornata mondiale istituita dall’ONU per concentrare l’attenzione dei Paesi sul tema della giustizia sociale, evidenziando l’importanza di un’auspicabile riforma nel sistema carcerario italiano, che potrebbe arrivare proprio dalla neo-ministra.

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“I want my dad” – Il grido sordo a Rochester

E’ il 29 gennaio 2021 e nella città di Rochester (USA, Stato di New York) una bambina di nove anni, durante una crisi psicotica, viene costretta a salire su un’auto della Polizia Locale dopo essere stata immobilizzata con le manette per poi ricevere dello spray urticante negli occhi.
In questo articolo Gaia Bertolino analizza la vicenda verificatasi a Rochester poche settimane fa e quella avvenuta nella medesima cittadina dieci mesi fa che hanno visto morire il quarantunenne Daniel Prude.
La domanda sorge spontanea: a quanti episodi di violenza dobbiamo ancora assistere prima che il privilegio bianco si trasformi in un mero ricordo?

She is a scientist: il progetto per eliminare gli stereotipi di genere nella scienza

L’11 febbraio è la giornata mondiale delle donne nella scienza. Per questa ricorrenza, Marta Fornacini ha intervistato Nicole Ticchi, fondatrice di She is a scientist.

She is a scientist è un progetto online che si occupa di narrare il ruolo della donna nella scienza, con l’obiettivo di eliminare gli stereotipi di genere dalla comunicazione e arrivare ad una parità di trattamento tra uomini e donne.

Per tutto il mese di febbraio verranno raccontate le storie personali e professionali di molte donne, con lo scopo di normalizzare la figura della scienziata. Non mancheranno anche gli eventi in diretta, che potrete seguire sui loro social!

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Ripercussioni del Covid sulle donne: Una stanza tutta per sé

Nel suo nuovo articolo, Ginevra Gatti riflette su come leggere Una stanza tutta per sé, in questo periodo, possa portare a una riflessione sull’impatto della pandemia sull’emancipazione femminile.

Questa emergenza globale ha portato molti adolescenti a partecipare alle attività didattiche da remoto; tuttavia, i dati sembrano mostrare che ciò abbia ripercussioni soprattutto sulle ragazze, che, quest’anno, hanno abbandonato la scuola in numero massiccio rispetto agli anni precedenti.

Per quanto riguarda invece le donne adulte, si stima che le dimissioni femminili siano aumentate del 4,5% solo tra lo scorso dicembre e gennaio di quest’anno. Ciò sarebbe anche dovuto al fatto che sono proprio le donne, nel momento in cui le scuole sono chiuse, ad avere la tendenza a sacrificare il proprio lavoro per dedicarsi ai figli.
Una stanza tutta per sé ci ricorda quali sono gli spazi di cui abbiamo bisogno e che, in smart working e in DAD, vengono meno.

A skinny black girl: Amanda Gorman

“A skinny black girl descended from slaves and raised by a single mother” così si presenta Amanda Gorman nel testo della poesia “The Hill We Climb”, scritta e interpretata per la cerimonia di insediamento di Joe Biden e Kamala Harris.
Nel suo nuovo articolo, Marta Fornacini ci propone di fare la conoscenza di questo giovane talento, ancora sconosciuto ai più. La Gorman è una promettente poetessa che ha iniziato la sua carriera quando aveva solo 8 anni: da quel momento la scrittura è diventata il suo personale modo per esprimersi e per raccontare il mondo. Le sue poesie si ispirano sempre all’attualità toccando temi come femminismo, razzismo, e ingiustizie sociali. La poesia non è solo una forma d’arte ma un modo di fare politica, e ne ha dato prova con la sua appassionata interpretazione del 20 gennaio scorso.
La Gorman, nonostante la sua giovanissima età, ha alle spalle un lungo percorso nel quale ha anche fondato un’organizzazione no profit volta a includere giovani con scarsi mezzi economici in progetti di scrittura creativa.

La vagina non è un tabù – E se potessi non avere il ciclo ogni mese?

Ogni donna nel corso della sua vita si è detta almeno una volta che avrebbe fatto qualunque cosa per non avere il ciclo, ma che questo non è possibile.
Non è del tutto vero e in questo articolo di Monica Schianchi scopriamo come.
Esistono pillole, come la seasonique, che si prendono ininterrottamente per tre mesi e solo alla fine del terzo compare il ciclo, facendo sì che, in un anno, anziché dodici/tredici mestruazioni, una donna ne abbia soltanto quattro.
Tante donne preferiscono avere il ciclo ogni mese, per una questione di sicurezza mentale. Se invece questo non dovesse essere un problema, ricordate che, prima di intraprendere un percorso del genere, è necessario parlarne con un medico, ascoltare i suoi consigli e fare tutti gli accertamenti necessari.
Non avere il ciclo deve essere una liberazione, non un rischio.

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Il mondo dell’Arte ricorda Pinin Brambilla Barcilon

Lo scorso 12 dicembre si è spenta a Milano Pinin Brambilla Barcilon, una delle restauratrici più influenti del XX secolo, nota soprattutto per il restauro del Cenacolo di Leonardo da Vinci.

Nel curriculum della restauratrice, che vantava oltre 70 anni di carriera, vi sono interventi su alcune delle più importanti opere d’arte italiane.

Nel 2015 Pinin Brambilla è stata co-fondatrice del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, che collabora con L’Università degli Studi di Torino in quanto istituto di eccellenza per la formazione universitaria dei restauratori e per la ricerca scientifica nel settore dei beni culturali, e lo ha diretto fino al 2012.
Attualmente presso il Centro di Venaria è conservato il Fondo Pinin Brambilla, un archivio composto da tutta la documentazione prodotta dalla restauratrice nel corso della sua carriera.

Nel 2019 è stata insignita dall’Università di Torino della laurea Honoris Causa in Conservazione e Restauro dei Beni culturali «per aver conservato alle presenti e tramandato alle future generazioni il nostro patrimonio artistico e per aver insegnato che il restauro serve a vedere e rivedere con occhi sempre nuovi le opere d’arte».

La malnutrizione nel primo mondo: i deserti alimentari

Nell’articolo di Daniela Carrabs, secondo il dipartimento dell’agricoltura statunitense, quasi 24 milioni di cittadini non hanno libero accesso a frutta, verdura e prodotti freschi. Queste persone vivono nei food desert, aree desolate in cui il junk food e la povertà prevalgono e il primo supermercato può trovarsi anche a decine di chilometri di distanza. Come è possibile che questo accada in uno dei paesi più ricchi del mondo?

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La religione sta dietro alle nostre abitudini: quanto ne siamo davvero distanti?

Tra chi professa una religione, chi è ateo e chi non si definisce c’è un filo comune che influenza i nostri comportamenti, si tratta di cultura?
Marina Lombardi, in questo articolo, ci spiega che, di fatto, sì. Anche senza che ce ne rendiamo conto, tanti aspetti della religione sono ormai radicati nei comportamenti di tutti, anche in coloro che non sono credenti. Per questo motivo, ci si tiene a fare una pausa alla domenica e si prendono le ferie in prossimità del Natale o della Pasqua; per questo ci si fanno gli auguri anche se non si crede e per questo possediamo determinate abitudini.

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La leggerezza dello slut shaming

Ragazze, vi è mai capitato che vi criticassero per una maglietta troppo scollata? Per una gonna troppo corta? Per aver parlato troppo liberamente della vostra vita sessuale?
In questo articolo di Ilaria Cavallo si parla di questo fenomeno, che si chiama slut shaming, e che consiste nel mortificare una donna per i propri atteggiamenti sessuali o per il proprio abbigliamento, considerati sconvenienti.
Si tratta di un pregiudizio, di un’etichetta che molto spesso sono le donne stesse ad attaccare alle altre donne, come è stato per quella maestra torinese vittima di revenge porn, criticata perché una maestra “non dovrebbe fare certe cose”. O, come capita ancora troppo spesso, quando una donna è vittima di violenza sessuale e si cerca di minimizzare la colpa dell’uomo enfatizzando abiti o atteggiamenti provocanti.
Oggi come non mai si cerca di abbattere gli stereotipi, ma vedendo quanto ancora sia diffuso lo slut shaming, si capisce quanta strada ancora ci sia da fare.

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