Fenomeno Clubhouse: il nuovo social network esclusivo

Tutti parlano di Clubhouse, il nuovo social network a cui si può accedere soltanto tramite invito. Ma siamo sicuri che la sua esclusività sia un fattore esclusivamente positivo?
Nel suo nuovo articolo, Rossella Cannella si interroga sugli effetti che questa modalità di selezione potrebbe avere sull’ansia sociale e sulla sensazione di “essere lasciati indietro”, la FOMO.
Non solo: questa sua selettività potrebbe anche influire sul futuro di Clubhouse.

Clubhouse, il social fuori dal coro

Clubhouse è sulla bocca di tutti. Ovunque, nel mondo dei social, si parla solo di questa piattaforma e dei relativi inviti per entrare, unico mezzo per accedervi. Nato a metà dell’anno scorso negli USA e presentatosi inizialmente come club esclusivo, ora Clubhouse sembra pronto al passo successivo. Nel suo nuovo articolo, Antonio Ruggiero analizza il meccanismo e le regole che rendono questo nuovo social unico nel suo genere e avvolto dal mistero. L’articolo racconta da cosa è partito Clubhouse e cosa potrà diventare, senza tralasciare la fortunata strategia di marketing che si cela dietro l’aura “esclusiva” che circonda il nuovo contendente dell’arena social.
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Il “caso” Unieuro: la beffa continua

Come volevasi dimostrare il cosiddetto “caso Unieuro” non è rimasto a lungo un episodio isolato. Al celebre post del Social Media Manager (alias SMM) impazzito del 13 gennaio scorso hanno presto fatto seguito nuove, esilaranti, vicende.
In primo luogo l’immagine pubblicata da Taffo Funeral Services che, come suo solito, ha sfruttato l’occasione per fare del black humor gratuito.
Dopodiché due risposte inattese, direttamente dal mondo dei beni culturali, in genere meno avvezzo a simili espedienti. Dapprima il Museo Etrusco di Villa Giulia, che ha pubblicato un’immagine provocatoria e una didascalia perfettamente in linea con il post del fortunato precurose di genere (il nostro #SMM impazzito). Poi, la risposta nostrana: si tratta dei due ironici post pubblicati da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, l’associazione torinese da anni impegnata nello sviluppo e nella promozione dell’arte contemporanea.

QAnon: la nuova setta pro Trump che (non) ci meritavamo

Le forze del Male sono sempre in agguato, ma un eroico informatore, Q, ha preso coraggio e da anni diffonde su varie piattaforme piccole verità note solo all’intelligence degli Stati Uniti. Grazie alle sue dichiarazioni ora sappiamo che un gruppo di satanisti pedofili è ai vertici del potere, ma non temete, c’è un faro nel buio giunto per debellare questa piaga, e il suo nome è Trump, Donald Trump.
Sembra una barzelletta, ma è questo il fondamento di QAnon, la teoria del complotto che dal 2017 diffonde fakenews credute veritiere dai numerosi seguaci, ora diffusi in tutto il mondo.

L’Instagram che vorrei – 5 profili che meritiamo

Instagram sa essere fin troppo patinato e ridondante, ma se proviamo a scavare a fondo, facendoci spazio tra simil-influencer e amici esibizionisti, ecco che troveremo preziose gemme di cui non pensavamo di aver bisogno, ma che in realtà meritiamo. Nell’articolo troverete profili che vi sorprenderanno e porteranno il vostro scrolling giornaliero decisamente ad un livello superiore.

Corea del Sud e del Nord: Kim il-Sung contro la saggezza del mercato [parte 2]

Come la Germania, anche la poverissima Corea, potenza sconfitta, venne divisa nel 1948 in quelli che erano i due sistemi economici concorrenti. Oggi, trascorsi poco più di settant’ anni da quella divisione, chiaro ci appare il vincitore:
• il PIL pro capite dei nordcoreani, stando ad alcune stime, non supera i 583 dollari, mentre quello dei sudcoreani è di circa 31000 dollari annui (collocando lo stato in dodicesima posizione per PPP);
• secondo l’indice della libertà economica la Corea del Sud si colloca al ventisettesimo posto tra paesi più liberi del mondo con un punteggio di 90,7 punti su 100 nella categoria libertà di impresa, appena dietro la Germania (venticinquesimo posto) e davanti al Giappone, (trentesimo). La Corea del Nord, al contrario, si colloca al 180° posto con solo 5 punti su 100 nella stessa categoria;
• la Corea del Nord riesce a malapena a garantire la sussistenza in ambito agricolo, la Corea del Sud, nonostante la sua dimensione ridotta (circa 1/3 dell’Italia) si aggiudica l’ottava posizione per export e i suoi marchi sono noti in tutti il mondo (Samsung, Hyundai, LG).

Studieremo dunque, in due articoli distinti, le vicende che hanno portato questi due Stati a esiti così diversi, attraverso l’analisi svolta da Rainer Zitelmann in “La forza del capitalismo”.

PlayStation 5, la rivoluzione di Sony

La next gen videoludica è ormai alle porte anche con l’imminente uscita di PS5. La nuova console di Sony promette prestazioni strabilianti che possano far entrare i videogiocatori in una nuova, spettacolare era del gaming. Le premesse ci sono tutte : una nuova GPU che compete direttamente con la rivale XBOX ed una nuovissima architettura per la CPU. Non solo pregi, ma anche diversi difetti contornano l’uscita della nuova ammiraglia della casa giapponese. Scopriamo insieme i dettagli del prossimo punto di riferimento del gaming su console.

Nudo su Instagram, il social censura il curvy. È #Instabodyshaming?

Negli ultimi tempi si sta lottando sempre di più per abbattere i canoni che impongono un modello di bellezza irraggiungibile, ma per ogni passo avanti sembra che se ne compia uno indietro e che il body shaming sia un avversario arduo da battere. Questa volta è stato Instagram a finire al centro delle polemiche a causa di nudi censurati.
Qualcuno ha mostrato troppo, o ciò che si è visto non era un corpo scultoreo? La seconda ipotesi.
La modella plus size Nyome Nicholas-Williams si è vista censurare da Instagram una foto che la ritraeva in topless con un braccio a coprire il seno, e la stessa situazione è capitata a Celeste Barber, comica australiana. Le stesse pose non vengono al contrario censurate quando sono ritratte donne magre e bianche.
Pare comunque che i social si siano affrettati a prendere posizione: in un post del 28 ottobre Nyome ha entusiasticamente reso pubblico che «Oggi è il giorno in cui Instragram e Facebook cambiano la loro politica per assicurare che tutti i tipi di corpo –cioè i corpi neri over size- saranno trattati equamente sulle piattaforme».

La disoccupazione tecnologica: il mito

L’idea della disoccupazione tecnologica ci pare plausibile, affascinante e preoccupante allo stesso tempo, ma è un mito più che la realtà: perché?