Corea del Sud e del Nord: Kim il-Sung contro la saggezza del mercato [parte 2]

Nell’articolo precedente abbiamo sottolineato la situazione del Nord Corea e le dinamiche che hanno portato a tale disastro. Di seguito, invece, seguiremo un procedimento analogo per analizzare il caso sudcoreano, sempre attraverso l’attenta analisi di Rainer Zitelmann in “La forza del capitalismo”.

COREA DEL SUD

La Storia

Subito dopo la Seconda Guerra mondiale, la Corea del Sud si trovava in una posizione di partenza difficile, senza aiuti finanziari da parte degli Stati Uniti, contrariamente alla Corea del Nord che ricevette un notevole sostegno dell’Unione Sovietica e Cina. Si trattava di un paese agricolo senza giacimenti minerari significativi, dato che quasi tutte le riserve di risorse naturali della penisola coreana si trovano nel nord. La popolazione della Corea del Sud aumentò molto rapidamente, da 16 milioni a 21 tra 1945-1947, a causa del flusso di rifugiati del Nord ormai comunista.

Negli anni 50, il reddito pro capite era di 79 dollari, tra i più bassi al mondo.

Le prospettive del paese cominciarono finalmente a migliorare con l’ascesa al potere di Park Chung-Hee nel 1961. Quando questo venne assassinato, nel 1979, dal direttore dei servizi segreti coreani, era ormai diventato il padre fondatore del Miracolo economico della Corea del Sud. Park inizialmente era favorevole ad un sistema economico centralizzato, controllato dallo stato, ma cambiò idea grazie al fondatore di Samsung, Lee byung-chul. Il termine coreano per le imprese come Samsung è chaebol, che si traduce ‘azienda familiare’. Queste potenti società a conduzione familiare hanno dato un contributo fondamentale all’ascesa della Corea del Sud. La stretta relazione tra il governo e queste grandi imprese era una caratteristica distintiva dell’economia sudcoreana dell’epoca. Anche se era il governo a fissare gli obiettivi di sviluppo e di produzione, i sui piani erano completamente diversi della pianificazione economica dei sistemi socialisti. Il governo non diceva all’azienda cosa fare, come sarebbe avvenuto in un’economia pianificata, al contrario, erano le aziende ad avere un’influenza significativa sulla politica adottata dal governo. A differenza delle imprese private della Corea del Nord, che vennero nazionalizzate, le loro controparti del sud furono indennizzate per le perdite subite durante la guerra. I fondi necessari giunsero all’esproprio delle proprietà giapponesi in Corea, che vennero successivamente vendute a un piccolo numero di proprietari di impresa a conduzione familiare. Quasi la metà degli acquirenti proveniva da famiglie di medio grandi proprietari terrieri. Oggi grandi chaebol sono costituiti da decine di singole aziende che operano in diversi settori industriali.

Nel 1997 la Corea del Sud fu messa a dura prova da una grave crisi che provocò la caduta del 25% del reddito medio e un aumento della disoccupazione, tanto che il Paese fu sottoposto al monitoraggio del FMI. Le riforme strutturali imposte suscitarono molte critiche ma produssero rapidamente risultati positivi, consentendo al paese di superare le difficoltà in un periodo molto breve.

La privatizzazione delle banche fu un passo importante per separare economia e potere.

In nessuna parte del mondo si dà tanta importanza all’istruzione come in Corea del Sud: l’istruzione rappresenta la voce più importante del bilancio pubblico, con una quota del 20%, rimasta più o meno costante negli ultimi 30 anni. A questa spesa pubblica si aggiunge anche un notevole investimento privato, circa il 3% del PIL: la Corea del Sud spende per l’istruzione più di ogni altro paese. Il sistema è orientato al libero mercato dato che è privato per 80% degli istituti d’istruzione superiore e la qualità è eccellente: l’Istituto Superiore di Scienze e Tecnologia della Corea è l’unica università al di fuori degli Stati Uniti che compare tra le prime 10 al mondo. Tuttavia, le famiglie ricche, mandano spesso i figli all’estero, preferibilmente nelle università americane, per completare la propria formazione.

Per quanto riguarda le elementari, il 77% degli scolari trascorre in media 10,2 ore extra settimana in una delle quasi 100 mila scuole private e una famiglia coreana spende in media 800 dollari al mese per le lezioni private anche se le scuole pubbliche sono tra le più attrezzate avanzate del mondo: già nel 2001 tutte le scuole primarie secondarie erano collegate a Internet e tutti i 340000 insegnanti della Corea del Sud avevano il loro computer.
La propensione al duro lavoro si riflette anche nel mondo lavorativo con lunghi orari, poche ferie, e lavoro spesso fino alla sfinimento. Chi ha tempo libero, raramente lo “spreca” in attività ricreative, si preferisce impiegarlo in corsi di sviluppo professionale o in un secondo lavoro.

Anche se queste predisposizioni culturali hanno giocato un ruolo chiave, il successo economico della Corea del sud e altre nazioni asiatiche è stato possibile solo in combinazione con il sistema capitalista. Dopotutto, la Corea del Nord e del Sud condividono le stesse tradizioni secolari, è il sistema economico a cambiare.
Dai dati OECD, la Corea del Sud è il paese con il più alto livello di popolazione con educazione terziaria, circa il 70%, mentre in Italia non raggiungiamo il 28%.

Il successo

Figura 1- FONTE: OECD
  • La Corea del Sud vede uno scarso intervento dello Stato nell’economia rispetto agli altri paesi dell’OECD, pari circa al 30% del PIL (l’Italia il 48%).
Figura 2 – FONTE: OECD
  • La produttività del lavoro è particolarmente elevata e con una crescita annua del 2,8% (l’Italia -0.6)
Figura 3 – FONTE: OECD
  • La Corea del Sud è il primo paese per utilizzo di robot nell’industria, con 710 unità per ogni 10000 impiegati (più del triplo dell’Italia), fattore chiave dell’alta produttività
Figura 4 – FONTE: STATISTA

Simona Ferrero

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