Il “caso” Unieuro: la beffa continua

Abbiamo tutti seguito con grande stupore e interesse le sorprendenti avventure legate al “SMM impazzito” di Unieuro. Il celebre post della lavatrice scontata del 54 % ha ormai fatto il giro del web, procacciando alla pagina Facebook del noto brand un quantitativo abnorme di like, follower e condivisioni.
E se fino a non molto tempo fa i social media manager restavano anonime e comunissime figure relegate ai margini della popolarità mediatica – abituate a lavorare “col favore delle tenebre”, per dirla alla Conte, o a lume di PC – ecco che adesso, invece, questi ultimi paiono essersi trasformati nei neonati paladini della altrettanto neo-generazione Covid, che sta imparando a fare dello smart living il suo nuovo habitat naturale.

Grazie al “caso Unieuro”, infatti, non solo sono rimasti ancora in pochi a ignorare il significato della parola “social media manager”, ma addirittura sembra sia diventato trendy sul web fare marketing in modo autoreferenziale, tessendo pubblicamente le lodi dei propri SMM, quasi a volerne affermare o consolidare un presunto primato.
Ordunque le risposte al nostro social media manager impazzito non si sono fatte attendere.
La prima in ordine di tempo pare sia stata quella di Taffo Funeral Services, che non poteva di certo tradire le aspettative del popolo web. Sì, perché da qualche annetto ormai la nota agenzia romana di pompe funebri ci ha abituati a campagne pubblicitarie poco convenzionali e irriverenti, puntualmente costruite all’insegna del black humour. Pubblicando un’immagine che sapientemente riprende i motivi iconici dell’antecedente virale – sfondo azzurro, scritta bianca, logo arancio – Taffo ha dato il via alla challange servendosi di uno slogan provocatorio: “Facile vendere una lavatrice, provateci con una lapide”.


E qualcuno pare aver raccolto il guanto di sfida: il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ha sfruttato l’occasione per rispondere a tono tanto all’agenzia romana, quanto alla nota catena di elettrodomestici.

Ma in questo caso all’inconfondibile immagine con tanto di sfondo azzurro e scritta bianca – che recita: “Non lava non stira, ma dura in eterno” in riferimento al Sarcofago degli Sposi di Caere del 520 a.C. – si è aggiunta anche una scanzonata didascalia redatta con linguaggio informale, sullo stile del fortunato precursore di genere.

“Volevamo dire al social media manager di Taffo Funeral Services che noi di robe funerarie ce ne intendiamo eccome, quindi non vi sparate le pose che non ce n’è bisogno.

Volevamo chiedere invece al social media coso di Unieuro se hanno anche aspirapolvere in offerta. Da quando siamo chiusi i nostri capolavori hanno bisogno di una bella spolverata. No, la lavatrice non ci serve, grazie!

Comunque anche noi abbiamo delle offerte imbattibili: oltre 6mila oggetti con un solo biglietto. Certo, certo, è vero che siamo ancora chiusi ma noi mica stiamo qui a pettinare le bambole, semmai le teste di terracotta. Vabbè questa l’abbiamo capita solo noi!

Cmq se vi va di dare un’occhiata al canale youtube #Etruschannel ci trovate un sacco di approfondimenti sugli Etruschi così la finiamo di dire che sono misteriosi. Restiamo affascinanti oltre che umili.

Ah ci dicono dal sarcofago degli sposi che una tomba così ve la sognate.

Ciao povery!”


Non da ultimo, infine, è nostro dovere segnalarvi anche la risposta nostrana: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, impegnata nello sviluppo e nella promozione dell’arte contemporanea, si è inserita nel “dibattito” con ben due post, costruiti rigorosamente a immagine e somiglianza dei predecessori.

Prima il post (un cielo nuvoloso accompagnato dalla seguente didascalia):

Questo è un normalissimo post che vuole promuovere la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, un centro per l’arte contemporanea di Torino in via Modane 16 che speriamo possiate visitare al più presto. Non c’è altro da vedere. Davvero, non vale la pena che clicchi su Altro…

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Oh, grazie che hai premuto “altro”. Davvero. Sì brò, sono io, il social media manager della FSRR. Niente, ‘ste settimane non ci sono stato perché mi hanno mandato a un corso per imparare a fare i social verybello. Sì, dopo quelli di Ceres e Taffo Funeral Services, adesso bisogna guardare cosa fanno anche quelli di Unieuro, ma io guardo anche cosa fanno quelli della Treccani. Cioè, zio, davvero. Oh siamo un centro per l’arte contemporanea, un ente no profit. Non vendiamo opere, non siamo una galleria. Cioè noi davvero crediamo che l’arte contemporanea sia uno strumento per leggere il mondo d’oggi, le sue complessità e le sue trasformazioni. Raga, provate voi a comunicare l’arte contemporanea. Cioè, sembra semplice. Un sacco di gente pensa “il mio falegname per 30.000 lire lo faceva meglio” e tu sei lì che pensi a cosa scrivere, a come fare per attirare l’attenzione, ma poi, cioè è un casino, zio! Adesso finisco di guardare la partita su Rai 1 e poi guardo le tendenze su twitter. Non ho neanche un amaro in casa. Bella per voi, che vi devo dire? Notte

p.s. Che forme vedete in cielo? Cioè io vedo anche uno che urla. L’urlo di Munch. Vedi, alla fine è semplice comunicare anche un’opera d’arte. Dai, bella storia!

E poi l’immagine ironica:


E allora che ne pensate? Questa nuova modalità di fare marketing vi ha conquistati? Fateci sapere la vostra!

Arianna Arruzza

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. davidnewsonline ha detto:

    PECCATO QUESTE BEFFE

    "Mi piace"

  2. davidnewsonline ha detto:

    bella INIZIATIVA

    "Mi piace"

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