Clubhouse, il social fuori dal coro

Accade sempre più di rado che una nuova piattaforma social riesca ad emergere e farsi notare in un’arena monopolizzata dai grandi nomi del settore. Clubhouse ci sta riuscendo, per ora. Non si parla d’altro in questi giorni sulle piattaforme social, Instagram in primis, e il paragone con Facebook è tanto facile da ipotizzare quanto sbagliato da pensare. Clubhouse ha una struttura che si discosta di molto dalle caratteristiche tipiche di un social qualunque, ed è grazie a ciò che deve la sua fama. 

Prima e unica creazione di Alpha Exploration, un’azienda agli inizi fondata da Paul Davison e Rohan Seth, che sembra aver azzeccato la formula vincente per portare una nuova idea sulla bocca di tutti. Clubhouse è stata lanciata nell’aprile dell’anno scorso, attraverso una sapiente strategia di marketing:  si accede solo tramite invito e i primissimi sono arrivati nelle mani delle più importanti celebrities statunitensi. Da personaggi dello spettacolo come Oprah Winfrey ad artisti del calibro di Drake, o venture capitalist della portata di Marc Andreessen, questi hanno iniziato ad invitare i loro conoscenti. Clubhouse ha assunto le sembianze di un club esclusivo. Arrivata a quota 1500 utenti attivi sulla piattaforma, l’applicazione ha ricevuto un’ incoraggiante valutazione di 100 milioni di dollari e un investimento di 12 milioni, seguiti dall’ampliamento del bacino d’utenza. Il nuovo social tocca terra europea all’inizio del 2021 e con lo scambio di inviti sono molti gli influencer, anche in Italia, ad aver fatto grande pubblicità alla piattaforma, creando personali stanze nelle quali i propri fan potessero entrare su approvazione. Il numero di utenti si è visibilmente allargato, sebbene per ora l’app sia attiva esclusivamente su iOS.

Nonostante ormai sia relativamente facile accedervi, Clubhouse mantiene la sua aura di esclusività, che fa sentire speciale chi riceve la notifica di accettazione e può entrare dove, fino a poco prima, erano ammessi solo i VIP. Il feedback che restituisce la piattaforma è qualcosa di totalmente diverso, ad esempio, dall’esperienza ben più regolare di quando ci si registra in uno dei social di casa Zuckerberg.

Il funzionamento

Clubhouse ha la caratteristica unica di basarsi soltanto sul sonoro e le sue regole sono uno dei punti più interessanti della struttura dell’applicazione.

La piattaforma permette la creazione di stanze private (5mila sono gli utenti massimi consentiti per stanza) dove ci si possono scambiare unicamente messaggi audio tra il creatore della stanza e chi, tra gli ascoltatori, riceve la possibilità di parlare. Gli utenti della piattaforma rientrano in una di queste tre categorie: il semplice listener, che ascolta le conversazioni delle stanze e può chiedere la parola per intervenire; lo speaker, il creatore iniziale della stanza ed il primo ad avere diritto di parlare; oppure il moderatore, a cui spetta il compito di gestire la chat, vigilare sulla condotta degli utenti ed espellere chi non rispetta le regole.

Nonostante i messaggi d’odio e di violenza siano espressamente vietati, Clubhouse sembra contraddirsi con la sua forte propensione al rispetto della privacy. Tutte le conversazioni scambiate all’interno di una stanza vengono cancellate definitivamente quando la stessa viene terminata dal suo creatore. Questo, insieme al fatto che è probabile che all’interno di una stanza gli utenti abbiano interessi in comune, può permettere la diffusione non controllata di messaggi pericolosi. Considerando che stiamo ancora assistendo ai primi passi della piattaforma, queste mancanze possono essere giustificate come degli inevitabili incidenti di percorso per un’esperienza che deve essere ancora calibrata. 

Le prospettive di sviluppo

Cosa aspettarsi dal futuro di Clubhouse, che ora può vantare il ben più audace valore di un miliardo di dollari? Molto dipende da come sarà gestita la monetizzazione. Ora che gli utenti hanno raggiunto quota 1,2 milioni la monetizzazione diventa necessaria per supportare tutto questo carico.

Le possibili opzioni sono due. La prima: un modello che conserva l’anima selettiva del social, con la previsione di una quota di iscrizione o di donazioni per i content creator, sulle quali Clubhouse riceverà una percentuale. In questo modo potrebbe rimanere un ambiente di qualità e decisamente orientato a soddisfare le richieste dei followers, trasformandosi in un audio-only” Twitch.  Una seconda possibilità prevede invece che Clubhouse si avvicini ad un modello Instagram con il classico sistema del target advertising, con il quale il social di Zuckerberg riesce a monetizzare su una platea enorme di utenti e, grazie a questo tipo di pubblicità, la grande quantità di iscritti non è un problema. Adottando questo sistema, Clubhouse allargherebbe di certo il bacino di utenza, ma forse a discapito della qualità e della sua identità di club esclusivo.

Non resta da fare altro che aspettare e guardare.

Antonio Ruggiero

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