La riforma ISEE spiegata senza giri di parole

Tra un mese gli italiani che intendono usufruire di una prestazione sociale agevolata, tra i quali molti universitari, dovranno nuovamente richiedere l’ISEE; ma ad un anno dalla riforma, introdotta dal decreto Salva Italia a gennaio 2015, quanti sanno cos’è concretamente l’ISEE? Quali novità ha introdotto la riforma? E, soprattutto, che risultati ha ottenuto?

L’ISEE è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Può essere richiesto ai Comuni, ai CAF o alla sede dell’INPS territorialmente competente in seguito alla presentazione della DSU, la Dichiarazione Sostitutiva Unica. La DSU è un documento reperibile online che descrive la situazione economica del nucleo familiare attraverso informazioni anagrafiche, reddituali e patrimoniali; va compilato, sottoscritto e consegnato all’ente competente. Dopodiché bisogna attendere l’elaborazione del documento: l’INPS acquisisce i dati auto-dichiarati tramite DSU e i dati patrimoniali presenti nei propri archivi e negli archivi dell’Agenzia delle Entrate. Infine consegna l’ISEE a colui che l’ha richiesto.

La riforma introduce due tipi di DSU al fine di rendere le procedure più semplici e veloci:

  • DSU Mini, dichiarazione semplificata e adatta alla maggior parte delle situazioni ordinarie;

  • DSU integrale, dichiarazione costituita da cinque moduli specifici per le situazioni particolari (Isee Università, Isee socio-sanitario, Isee socio-sanitario residente, Isee minorenni, Isee corrente)

Un’importante innovazione, che impedisce agli italiani di dichiarare il falso, è l’incrocio delle informazioni presenti nelle banche dati dei diversi enti statali: i redditi che una volta venivano autocertificati, ora sono ottenuti dagli archivi dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate, mentre per ottenere il valore di conti correnti, depositi e altri strumenti finanziari non si utilizza più l’indicazione della giacenza media sul conto, ma si acquisisce l’informazione direttamente dall’Anagrafe tributaria.

La riforma ISEE è stata complessivamente ritenuta un successo dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Stando alle statistiche ufficiali, i primi sei mesi di riforma hanno smascherato molti furbi (i nullatenenti sono crollati dal 75% a meno del 25%), ma allo stesso tempo le persone disabili e gli studenti universitari si sono ritrovati penalizzati da questo cambiamento (il 50% degli studenti universitari ha visto aumentare il proprio ISEE).

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Questo accade perché il nuovo calcolo prevede, oltre alla valorizzazione del patrimonio immobiliare, anche l’inclusione di redditi esentasse, come pensioni di invalidità e borse di studio, i quali vanno a pesare sull’ISEE da calcolare per ottenere la borsa di studio, l’esenzione dalle tasse universitarie o dal ticket sanitario.
Spiega Paolo Conti, direttore nazionale dei CAF, che l’errore più grande è stato “non ridefinire le soglie che hanno diritto alle prestazioni regolate dall’ISEE”. Nonostante ancora nessuno sia corso al riparo, confidiamo che le Regioni e i Comuni, che dovrebbero adeguare i nuovi parametri, si attivino al più presto per farlo.

È una riforma che, se da un lato funziona molto bene, in quanto introduce controlli più attenti e migliori criteri di valutazione del reddito e del patrimonio, dall’altro ci ha mostrato di non essere proprio perfetta come vogliono farci credere, andando a colpire anche chi di prestazioni sociali agevolate ha veramente bisogno.

 di Irene Rubino

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