La city farm e la rivolta degli animalisti

di Giulietta De Luca

Quasi trent’anni fa, nel 1987, a Torino chiudeva lo zoo di parco Michelotti, la “città zoologica” inaugurata nell’ottobre 1955. Si trattava di uno zoo tradizionale, con animali esotici provenienti da tutto il mondo rinchiusi in gabbie o in spazi inadatti alle loro dimensioni e ai loro bisogni.
Da allora il parco, che conserva ancora alcune delle strutture originali erette negli anni ’50, è stata la location di molte esposizioni, tra cui, recentemente, Experimenta e Dinosauri.

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I suoi giorni di pubblica gloria sembrano essere però giunti al termine: lo scorso 12 gennaio, infatti, la Giunta Comunale ha approvato la delibera per affidare il parco Michelotti ad un privato, spinta soprattutto dalle onerose spese di manutenzione dello spazio verde. A capo del progetto c’è Enzo Lavolta, assessore all’Ambiente, che ha proposto la cessione del parco – per la durata di trent’anni – ad un privato che si occupi della sua riqualificazione e ne faccia risaltare il valore e le caratteristiche, come le mostre temporanee non sono riuscite a fare.
Inizialmente il futuro del parco sembrava piuttosto incerto, ma ben presto è emersa la parte sottintesa della vicenda: al Michelotti torneranno gli animali. Nei mesi scorsi si è infatti saputo che il bando del Comune ha ricevuto risposta e si sta valutando l’offerta di due società, entrambe connesse a Zoom (il bioparco situato a Cumiana), che potrebbe anche permettere il riutilizzo di alcune vecchie aree adibite agli animali.
Il piano di Zoom non è quello di costruire una fotocopia dello zoo già esistente. A spiegarlo è Gian Luigi Casetta, l’amministratore delegato, che rivela il destino del parco: si tratterà di una city farm, una fattoria didattica, come la cascina Falchera.
Gli ospiti però non saranno soltanto i tipici animali da cortile nostrani, come conigli, mucche o maiali; troveremo anche quelli dei vari Paesi del mondo. In Sud America, ad esempio, il lama è un animale da fattoria.
Il terrore di chi si aspetta un ritorno al passato e ripensa alle bestie esotiche rinchiuse nelle gabbie del vecchio zoo non sembra più così infondato. Oltre ai lama, Casetta menziona infatti anche serpenti, tartarughe, camaleonti e microfauna di specie poco conosciute.
Gli animalisti, ovviamente, si sono già mobilitati ed è nato il Coordinamento No Zoo, un agglomerato di associazioni tra cui Lega Anti Vivisezione (LAV), Lega Italiana dei Diritti dell’Animale (LIDA) e Molecola – Circolo Legambiente Torino. Il Coordinamento No Zoo si batte contro la presenza di animali in cattività nel parco, contro la privatizzazione dello stesso e contro un bando personalizzato su offerte già avanzate.
Oltre al lancio di una petizione, che ha già collezionato un numero considerevole di firme, gli ambientalisti si sono riunti in Piazza Palazzo di Città muniti di striscioni e fiaccole e lo scorso 6 dicembre nelle vie del centro si è tenuto un corteo di sensibilizzazione.

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Per il 19 dicembre alle ore 18:30 è inoltre prevista un’assemblea che avrà sede al CAP 10100, in corso Moncalieri 18, e che ha come scopo quello di portare la questione non solo all’attenzione di chi ha a cuore gli animali, ma anche dei residenti del quartiere in cui si trova il Michelotti, costretti a rinunciare al libero accesso in uno spazio pubblico.

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