Se rinasce un presidio

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Venerdì 11 dicembre al centro giovani Sonika di Moncalieri si è tenuto il primo di una serie di incontri volti alla riapertura del presidio di Libera Moncalieri.
L’associazione Libera. Associazioni,  nomi e numeri contro le mafie, nata nel marzo del 1995 con l’intento di riunire in un unico network le associazioni e i cittadini che vogliono battersi e dimostrare che la loro attenzione sul tema delle mafie è presente, conta numerosissimi presidi locali in tutta Italia.
L’obiettivo principale della nascita di Libera, come ci ha raccontato durante l’incontro Maria Josè Fava, la responsabile di Libera Piemonte, era la memoria, la restituzione della dignità con il proprio nome e cognome ad ogni singola vittima innocente delle mafie.
La memoria però non basta. E’ fondamentale, ma da sola non è sufficiente e, proprio per questo, per il raggiungimento di una svolta anche legislativa, il coordinamento fondato da Don Luigi Ciotti ha raccolto firme e lavorato in ogni modo per la restituzione alla società dei beni confiscati alle mafie.
Per quanto ci ostiniamo a pensare che  il problema ed il termine Mafia siano lontani da noi, dobbiamo scontrarci con la realtà: nel 1995 il consiglio comunale di Bardonecchia venne sciolto per condizionamenti mafiosi; una prima parte del processo Minotauro, riguardante gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, è giunta in Cassazione e la corte il 23 febbraio di quest’anno ha dichiarato:

La ‘Ndrangheta a Torino è autonoma e violenta

Mentre si attende la sentenza definitiva per gli altri imputati, ci rendiamo ben conto di quanto il problema mafie in tutto il Nord Italia, per limitarci a casa nostra, sia costante, silenzioso e ormai molto ben radicato.

Tra i presenti a questo sentito e fortemente voluto incontro con Libera erano presenti alcuni dei ragazzi che già hanno lavorato al presidio Peppino Impastato di Moncalieri, come Davide Guida, assessore alla legalità e alle politiche per i giovani del Comune di Moncalieri.
Nel raccontare gli aneddoti di un’esperienza importante come quella del presidio, emergono in tutti i partecipanti emozione e consapevolezza; la consapevolezza che si ha quando si sa e si è ben capito cosa possa fare di un territorio la mafia.
È proprio questo il punto: ognuno di noi, con le sue capacità, con i suoi talenti e la propria forza può collaborare e lavorare perché il territorio, come la città di Moncalieri, riesca ad opporsi a quella che sarebbe un’evoluzione ulteriore della presenza mafiosa.
Anche se non viene esplicitamente detto, l’importanza della riapertura di questo presidio è palpabile; sappiamo che nella provincia torinese ci sono interessi di un certo tipo e di un certo livello, ma sappiamo realmente cosa significhi economia mafiosa?

Ciò che è assolutamente certo è che una buona fetta di società civile, formata da giovani, studenti, lavoratori, ecc è pronta, vuole esserlo e vuole trovare una strada, un modo.
Il calendario completo degli eventi non è ancora stato definito, ma sia l’assessore Guida che la responsabile Fava hanno preannunciato una serie di incontri a cui parteciperanno anche magistrati  che contro le mafie combattono tutti i giorni.

La mafia uccide, il silenzio pure.

Peppino Impastato

 

Cecilia Marangon

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