Allargare “lo sguardo oltre il confine” con Francesca Mannocchi e Christy Lefteri

Da che cosa e quanto è influenzata la nostra percezione del mondo?

Per tentare di capirlo, possiamo partire da uno dei lasciti del nostro passato coloniale che più si è radicato nel nostro immaginario: le narrazioni di ciò che si considera “altro”.

Fino a quando, nel secondo dopoguerra, il processo di decolonizzazione non ha portato allo sviluppo della letteratura postcoloniale, che ha come obiettivo principale il ribaltamento del punto di vista eurocentrico sul processo coloniale e sulle sue conseguenze, la visione degli occidentali circa i Paesi subordinati, ciò che essi consideravano “nuovo mondo”, era basata su immagini stereotipate, piene di pregiudizi, lontanissime dalla realtà. Questo tipo di narrazione, che l’autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie definisce come “il pericolo di un’unica storia”, non è solo parte del nostro passato, ma anche del nostro presente. Pensiamo a quante volte abbiamo sentito parlare di Africa come una nazione e non come un continente fatto di diverse nazioni, culture e tradizioni, o di come l’Islam ci venga presentato solo attraverso  le sue interpretazioni più estremiste.  Imporre la propria visione di ciò che si considera altro, usando le parole di Adichie, significa “rubare la dignità delle persone” che abitano quella realtà. Per non cedere a questo tipo di narrazioni, diventa dunque necessario allargare “lo sguardo oltre il confine”.    

Lo sguardo oltre il confine (F. Mannocchi, DeAgostini, 2022)

Ascoltare per comprendere: l’altro raccontato ai ragazzi

Francesca Mannocchi, giornalista e scrittrice, nel suo ultimo libro Lo sguardo oltre il confine (DeAgostini, 2022), permette ai lettori più giovani (e meno giovani) di andare oltre “l’unica storia”, presentando i principali luoghi di conflitto di oggi con uno sguardo sensibile ed attento. Il Libano, l’Afghanistan, l’Ucraina, l’Iraq, la Libia e la Siria, ci vengono raccontati con nozioni geo-storiche, ma soprattutto attraverso le storie di chi ha vissute e continua a vivere quelle guerre. Spesso il conflitto ci viene narrato attraverso parole come  “devastazione”, “orrore”, “tragedia”. Sicuramente la guerra è tutto questo, ma non solo: le persone che ci vengono presentate nel libro sono uomini e donne che, come scrive l’autrice nell’introduzione, vanno avanti “nonostante quel conflitto”. Sono storie di tenacia, di coraggio, di lotta per la libertà e soprattutto di grande umanità. Chi vive nel conflitto non è solo una vittima di guerra, ma è presentato in tutta la sua forza e complessità. Per farlo, Francesca Mannocchi parte proprio dalle parole, (ri)spiegando termini quali “rifugiato”, “fondamentalismo, “esilio”, etc. Perché, citando Francesca Mannocchi, le parole, se usate impropriamente, possono rinchiudere le persone in una “gabbia” da cui è difficile uscire. Per secoli la narrazione che si è fatta dell’altro si è basata proprio sulla creazione di gabbie, sul ridurre persone e culture a vuoti stereotipi. Per questo l’autrice dedica il  libro ai ragazzi, per permettere a chi ha in mano le chiavi del futuro di aprire il proprio sguardo verso il diverso, verso il mondo nelle sue diverse sfumature,  dove non si impongano narrazioni, ma si sia pronti ad ascoltarle.

The Beekeeper of Aleppo (C.Lefteri, Manilla Press,2019)

Il conflitto siriano raccontato da Christy Lefteri

Il potere della narrazione viene analizzato da Christy Lefteri, autrice inglese di origini cipriote, che, durante una delle presentazioni del suo libro The Beekeeper of  Aleppo (Manilla Press, 2019), evidenzia come il racconto del conflitto sia molto più efficace rispetto a quella dei media. I migranti non sono così numeri senza volto, ma sono uomini, donne, bambini, ognuno con il proprio vissuto, e raccontare anche solo una delle tante storie che attraversano il mare permette a chi non ha mai conosciuto il vero significato della guerra e della perdita di capire, almeno in parte, ciò che esse portano con sé. Il libro racconta la storia di Nuri ed Afra, coppia a cui il conflitto siriano nel 2015 ha portato via tutto, e che quindi decide di lasciare la propria città, Aleppo, per inseguire il sogno di un nuovo inizio in Gran Bretagna. Il loro non è solo un viaggio via terra e via mare, tra la Siria, la Turchia, la Grecia e il Regno Unito, ma è anche un viaggio interiore, dove i protagonisti lottano per cercare di curare e recuperare il proprio io di prima della guerra, che con i suoi bombardamenti non ha distrutto solo città, ma anche le anime di chi le abitava. Questa però non è solo una storia di perdita, ma anche di speranza: nonostante la loro vita sia finita sotto le macerie, Nuri ed Afra trovano la forza di ricostruire tutto ciò che hanno perso, esattamente come le persone incontrate da Francesca Mannocchi nei suoi viaggi.

Le storie sono importanti. Tante storie sono importanti. Le storie sono state usate per espropriare e per diffamare, ma possono anche essere usate per valorizzare e rendere umani. Le storie possono rubare la dignità di un popolo, ma possono anche risarcire quella dignità rubata.

Cit Chimamanda Ngozi Adichie

Così Chimamanda Ngozi Adichie concludendo il discorso citato all’inizio dell’articolo.  Narrazioni come quella di Francesca Mannocchi e di Christy Lefteri, che non impongono la propria visione ma che guardano e riportano la realtà nella sua completezza senza pregiudizi, sono le narrazioni di cui abbiamo bisogno per costruire un mondo che sia pronto ad ascoltare.

Maël Bertotto

Fonti:

-Chimamanda Ngozi Adichie, The danger of a single story: https://youtu.be/D9Ihs241zeg

-Lo sguardo oltre il confine, Francesca Mannocchi, DeAgostini, 2022

-The Beekeeper of Aleppo, Christy Lefteri, Manilla Press, 2019 , https://youtu.be/sEvb27PcwSM

Crediti immagini:

-Lo sguardo oltre il confine: https://www.ibs.it/sguardo-oltre-confine-dall-ucraina-libro-francesca-mannocchi/e/9791221201185

-The Beekeeper of Aleppo: https://www.amazon.it/Beekeeper-Aleppo-Christy-Lefteri/dp/178576893X

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