I BRICS valutano una nuova moneta unica: che cosa significa?

Nell’ultimo mese la notizia ha avuto una risonanza mediatica piuttosto forte, ma l’idea di creare una moneta unica che coinvolga i Paesi BRICS Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica non è poi così nuova.
Già durante lo scorso ottobre si era infatti diffusa la voce di un «processo di valutazione» per ponderare l’effettiva fattibilità e le eventuali conseguenze di una decisione di questo calibro. Ad aprile il boom: quella di una valuta unica non è solo più una notizia speculativa, ma un’effettiva intenzione. Ad agosto, durante il vertice che si terrà in Sudafrica, l’idea verrà formalizzata e proposta.
Lo scopo di una tale manovra appare chiaro: isolare i Paesi occidentali e dimostrare che, al giorno d’oggi, essi hanno perso gran parte dell’influenza e del potere che nel Novecento vantavano sul resto del mondo. Le crisi degli ultimi anni, esacerbate dagli strascichi della pandemia Covid, hanno infatti messo in dubbio la credibilità di Nord America ed Europa Occidentale e i BRICS vogliono fare proprio leva sull’instabilità di questo delicato momento.
L’interrogativo che ci si pone, naturalmente, è il seguente: che cosa significa davvero l’introduzione di una nuova valuta nel sistema economico?

Facciamo una dovuta premessa: quella di una nuova moneta non è un’idea poi così recente. Pur essendo stata divulgata in maniera più massiccia negli ultimi mesi, è da quasi dieci anni che i BRICS lavorano a un progetto simile. Quando nel 2014 divampavano i conflitti in Siria e in Ucraina i meccanismi internazionali avevano già iniziato a ingranare, stanchi dell’egemonia occidentale molto spesso supportata da guerre in Paesi terzi.
Ecco che nello stesso anno viene fondata la New Development Bank con un capitale di circa 45 miliardi di dollari. Aperta a tutte le nazioni interessate tra cui oggi si contano anche molti Paesi mediorientali l’obiettivo era ed è ancora quello di costituire un’alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale.

A oggi la nuova moneta verrebbe emessa grazie alla sinergia tra la New Development e accordi finanziari tra Cina, Russia e India. I Paesi BRICS vorrebbero dunque sfruttare l’attuale situazione geopolitca per tessere un’infrastruttura finanziaria comune alternativa al dollaro se non direttamente in netto contrasto con esso. Basti pensare che Dong Tengxin, direttore dell’Istituto di Ricerca sulla Finanza e sui Titoli dell’Università di Wuhan, sottolinea che ad esempio, in questo modo le nazioni aderenti potrebbero «ridurre il rischio di sanzioni finanziarie da parte degli Stati Uniti, come il congelamento dei beni in dollari coinvolti nel commercio dei Paesi SCO [Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, NdR].»

Prima di muoversi in concreto, però, è necessario che la New Development Bank estenda il perimetro della sua influenza. Come già detto sono diversi i Paesi che hanno deciso di comprare alcune delle sue quote i numeri non raggiungono ancora le prospettive attese e la strategia di cui i BRICS, primi tra tutti Russia e Cina, si stanno avvalendo potrebbe dimostrarsi valida.
Da un lato si fa leva sul PIL congiunto delle cinque nazioni, di poco più basso del G7, dall’altra sugli interventi in Africa volti a contrastare il fortissimo ascendente nordamericano. Se tali manovre bastino, questo ancora non si può sapere, certo è che il meccanismo è già in moto da molto tempo e Paesi come Argentina, Algeria e Iran hanno già fatto richiesta di adesione.

Per quel che riguarda i cambiamenti economici, è difficile fare una stima precisa sia perché il progetto di una moneta unica non è stato ancora formalmente approvato dunque non possiamo conoscere tutti i precisi dettagli a esso connessi sia perché il processo potrebbe prospettarsi decisamente lungo.
Sicuramente introdurre un’alternativa al dollaro smorzerebbe di colpo l’egemonia statunitense, che, con la virtualizzazione della propria moneta a partire dagli anni Settanta, può sanzionare e congelare istantaneamente le riserve degli stati che si pongono in diretto contrasto con gli USA.
Per capire il calibro di questo “rimodellamento” in termini di economia globale bisognerebbe conoscere anche la valutazione della nuova moneta, ma prima di avventurarsi in ipotesi fantasiose bisognerà aspettare i dati del vertice di agosto 2023.

Rebecca Isabel Siri

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