L’innocenza del fanciullino
È in tutti noi un fanciullino, scriveva Pascoli ne Il fanciullino (1897): quando ci emozioniamo, quando proviamo meraviglia di fronte anche alle cose più comuni, è il bambino presente in noi che si manifesta. Nella sua opera, l’autore crea un parallelismo la figura del poeta e del “fanciullino”, celebrando la sensibilità e il modo con cui entrambi guardano il mondo. Ma cosa succede quando questo stesso mondo si ritorce contro di loro? Quando la realtà che li circonda muta completamente, i bambini riescono ancora a mantenere l’innocenza decantata da Pascoli, o sono costretti ad abbondonarla per sempre?
Cercare un amico nella devastazione
Nel suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno (Einaudi, 1947), Italo Calvino descrive la guerra partigiana “non di petto ma di scorcio”, come scrive nella Prefazione, attraverso gli occhi di Pin, ragazzino in cerca di un amico e di sé stesso in un contesto dove regnano incomprensione e insicurezza, sentimenti provati dallo stesso autore durante la sua esperienza da partigiano. La Resistenza raccontata da un bambino prende quindi i toni della favola, del romanzo picaresco e dei romanzi di formazione, dove l’identità del ragazzo va formandosi e si assiste alla sua intera crescita, che in questo caso viene fortemente influenzata dalla guerra . Pin infatti è un “bambino-adulto”: parla come i grandi, si atteggia come loro e non ha paura di affrontarli, ma allo stesso tempo crede nei nidi di ragno e negli incantesimi. Per quanto si mostri indipendente, come tutti, Pin ha bisogno di una guida e di un vero amico, che possa tenergli la mano lungo il sentiero della vita.
Allo stesso modo, Jojo Betzler in Jojo Rabbit, film di Taika Waititi uscito nel 2019, ha bisogno di un’altra figura di riferimento oltre la madre, un amico col quale possa condividere i suoi pensieri e le sue insicurezze. Nella Germania nazista del 1945, l’amico immaginario che Jojo crea per rispondere a queste esigenze non è altro che una versione ironica di Adolf Hitler: orgoglioso membro della Gioventù Hitleriana, Jojo crede fortemente nei valori del Reich ma un avvenimento farà vacillare le sue certezze. Diviso tra patria e amicizia, il giovane viene messo di fronte al fatto di essere «un bambino di 10 anni a cui piace indossare una buffa uniforme e che vuole fare parte di un gruppo».
Sia per Pin che per Jojo, appartenere ad un gruppo è essenziale per sentirsi protetti e inseriti in un mondo che è sempre più incerto, solo che nei contesti di guerra, l’appartenenza ad uno o l’altro schieramento rappresenta anche una scelta importante di vita.
“Chiusi”
Finora si è parlato di bambini “immaginari”, anche se specchio di dubbi e crisi di tutti i bambini (e adulti) nella realtà. Ma qual è l’esperienza dei bambini in guerra nel mondo fuori della letteratura?
Nel reportage de Il cavallo e la torre, programma di Marco Damilano, andato in onda venerdì 26 maggio su Rai 3, viene presentata la condizione dei bambini in fuga dalla Siria di Assad in un campo profughi in Turchia. Qui i bambini non possono andare a scuola per il rischio di essere cacciati o picchiati dai maestri turchi che li disprezzano perché siriani. Sono costretti quindi a lavorare nei campi 9 ore al giorno, ma grazie al lavoro di un’associazione umanitaria riescono a ricevere un’educazione nella scuola serale creata nel campo profughi. Per quanto piccoli, questi bambini hanno avuto esperienze inenarrabili e vivono “chiusi”, come dice il padre di un ragazzino che ha lasciato il campo per intraprendere solo la rotta balcanica, con consapevolezza di non poter realizzare i propri sogni. Bisogna sperare per loro che quanto diceva Pascoli fosse vero, e che quindi nonostante tutto possano conservare il loro un poco dell’innocenza del fanciullino.
Maёl Bertotto
Crediti immagine di copertina: https://www.iedm.it/2019/10/28/canzoni-contro-la-guerra-2019/
