Le donne afghane hanno perso la voce

L’Afghanistan è un territorio molto importante, soprattutto per la sua posizione geografica strategica che ha visto nel corso della storia il passaggio di diversi mercanti e popoli. Ma oggi la situazione politica e militare, e dunque sociale, è sempre più precaria. Nel 1996 i Talebani, un gruppo politico e militare radicale islamico, hanno preso il potere compromettendo la pace all’interno del Paese. Per questo motivo, tra il 2001 e il 2021 si è scatenata una guerra molto violenta dopo che i gruppi di resistenza contro il regime talebano hanno invaso il territorio. Questo ha causato anche l’intervento delle forze NATO e degli Stati Uniti, che hanno cercato di ristabilire un clima di pace nel Paese. Dal 2015, però, sono stati ridimensionati gli aiuti da parte della NATO e degli USA e le forze militari locali non sono riuscite a reprimere i ribelli Talebani che, dopo aver perso il ruolo centrale nel governo dell’Afghanistan a causa della guerra, hanno cercato di instaurare nuovamente il loro regime.  

Durante il periodo in cui sul territorio erano presenti le forze NATO e degli Stati Uniti, le donne sono riuscite a riconquistare alcuni dei diritti che gli erano stati fermamente negati durante il primo regime talebano del 1996. Nel 2001 hanno riacquistato il diritto di voto e hanno potuto tornare a scuola (anche se con qualche difficoltà a causa dei cinque anni di regime estremista), mentre un numero ristretto di donne è riuscito a ricoprire cariche lavorative di rilievo, come Sima Samar, che nel dicembre del 2001 divenne Ministra per la Condizione della Donna in Afghanistan. Nonostante questi progressi, l’emancipazione femminile ha continuato ad essere ostacolata, soprattutto in ambito lavorativo e sociale e in particolare nelle comunità più rurali, dove gli aiuti umanitari arrivavano con più fatica. Nell’agosto del 2021, i Talebani sono riusciti a riprendere il potere in Afghanistan, causando inevitabilmente diversi disordini a causa della violenza che il gruppo esercitava ed esercita tutt’ora. Per mantenere il loro regime, utilizzano a proprio favore la Sharia, ovvero l’insieme delle leggi islamiche, e sfruttano la religione per giustificare il terrore e la brutalità delle loro azioni. Ovviamente l’inizio del secondo regime ha portato alla perdita di tutto quello che era stato riacquistato con fatica dalle donne, che hanno visto negarsi diversi diritti considerati basilari oltre che fondamentali per la libertà individuale.

Attualmente, le donne afghane possono uscire di casa solo se accompagnate da un mahram, ovvero un parente stretto di sesso maschile, come il padre, il fratello o il marito; devono obbligatoriamente indossare il Burqa, che copre la totalità del loro corpo; infine, in caso di adulterio (anche non consenziente e quindi di stupro) sono punite con la lapidazione in pubblico. Per quanto riguarda l’ambito dell’istruzione, le donne non possono accedere ad alcun tipo di istituto educativo dopo i 12 anni: ciò vuol dire che non frequentano né le scuole superiori, né tanto meno l’università. Non possono neanche avere un lavoro in gran parte degli uffici pubblici; praticare sport ed entrare in luoghi come palestre o parchi; e comparire in programmi televisivi o radiofonici di ogni tipo. Hanno la proibizione di utilizzare cosmetici, come trucchi o smalti, per modificare il proprio aspetto; non possono indossare tacchi, poiché il rumore richiamerebbe l’attenzione su di loro da parte degli uomini; e non hanno l’opportunità di prendere la patente e dunque di guidare.

Le ultime leggi introdotte dai Talebani sono composte da 35 articoli, nei quali vengono anche sottolineate le regole di vita alle quali le donne devono sottostare. Oltre a riconfermare le norme di comportamento già descritte nel paragrafo precedente, è stata aggiunta una nuova regola che impone che le loro voci non possano essere ascoltate in pubblico, in quanto vengono considerate come qualcosa di privato e intimo. Questi sono solo alcuni dei restrittivi canoni che le donne devono rispettare per vivere in un regime che le sottomette ogni giorno ad un potere che loro non hanno la facoltà di scegliere. Se una di queste norme viene infranta la punizione può essere incredibilmente crudele, dalle percosse alle frustate in pubblica piazza, come monito ed esempio per tutti quelli che credono di poter sfuggire alle leggi del governo talebano.

Molte donne afghane e non che si trovano in altri Paesi, lontane dal regime estremista, hanno protestato contro il governo talebano, condividendo video online di canti in pubblico, dove mostrano la loro voce forte, sicura e ascoltata da tutti. Inoltre ci sono diverse associazioni e reti umanitarie che cercano di porre fine alla situazione atroce in cui le donne sono costrette a vivere in Afghanistan, ma tutti questi aiuti non sembrano mai abbastanza. E per chi non riesce a scappare, spesso l’unica soluzione possibile è quella di provare a nascondersi oppure adattarsi a vivere sotto lo strazio di un governo che non permette di essere viste o di essere ascoltate, un governo che non lascia loro il diritto all’esistenza.

Alice Chiara Nesta

Fonti e sitografia:

Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_in_Afghanistan_(2001-2021)

“Per le donne afghane un regime Talebano è sempre un regime Talebano” articolo de Il Post: https://www.ilpost.it/2022/12/23/diritti-donne-talebani-afghanistan/

Dichiarazione del Ministero degli affari esteri: https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2024/08/afghanistan-dichiarazione-dellalto-rappresentante-a-nome-dellunione-europea-sulle-ultime-restrizioni-imposte-dai-talebani-alla-popolazione/

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