La Regione Piemonte contro la pillola abortiva nei consultori

La Regione Piemonte in questi giorni ha inviato alle Asl il bando per collaborare con organizzazioni pro-vita, contro la pillola abortiva, nei consultori.
Nel suo ultimo articolo, la nostra redattrice Federica Seni spiega quanto questa operazione metta a rischio alcuni diritti che dovrebbero essere ritenuti fondamentali.
La proposta, opera dell’assessore alla Semplificazione Maurizio Marrone, contiene un messaggio che non rispetta l’autonomia decisionale delle donne e non permette loro di affidarsi a un’assistenza medica imparziale. Nelle strade di Torino si è protestato contro questa decisione e, a difendere la posizione delle donne, sono intervenute la sindaca di Torino e altre personalità politiche, per far comprendere quanto sia importante difendere diritti che sono stati faticosamente conquistati nel corso del tempo.

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@_.attivismofemminista e @femminismonerd
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La storia è sempre storia contemporanea

Era l’8 agosto del 1956 quando nella miniera del Bois du Cazier si consumò la tragedia nella quale persero la vita 262 minatori, di cui più della metà erano emigrati italiani. Il fenomeno delle migrazioni è antico e complesso, caratterizzato da violenze, difficoltà, lotte e pregiudizi. La paura del diverso, della novità è un’emozione intrinsecamente umana e partendo da questa consapevolezza bisogna agire. L’integrazione degli italiani in Belgio è un esito felice di questo incontro, difficile e sofferto. Oggi più che mai, in un mondo sempre più globalizzato e connesso, costruire una società all’insegna della multiculturalità e del rispetto dei diritti umani è un dovere e una responsabilità. Perché in fondo quello che ci rende tutti uguali è il nostro essere umani; Marcinelle non è poi tanto diversa dalla tragedia avvenuta a Lampedusa nel 2013. Nel suo nuovo articolo, Arianna Guidotto delinea il tema delle migrazioni in Italia dall’Ottocento ai giorni nostri.

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Femminismo e mobilitazione maschile: quando gli uomini diventano femministi

Negli ultimi anni sempre più uomini hanno iniziato a definirsi femministi e a fare attivismo con progetti di divulgazione, saggi e studi, affiancando le donne nella lotta per la visibilità e per il riconoscimento degli studi di genere.

Nel suo nuovo articolo, Ginevra Gatti riflette sulla possibilità di questo fenomeno di attrarre un pubblico maschile più ampio dalla parte della lotta femminista e ci presenta il lavoro di diverse associazioni.

Alcune hanno al centro dei loro obiettivi la riflessione che lega gli uomini alla lotta contro la società patriarcale, altre, pur occupandosi di altro, si sono guadagnate l’attenzione mediatica per aver detto di no all’indifferenza rispetto a questi temi.
Venite a scoprirle!

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Crisi di genere

Negli ultimi tempi si sente parlare sempre più spesso di crisi di genere e di segregazione occupazionale, in particolar modo in concomitanza con periodi di crisi economiche, politiche o sociali.

Nel suo nuovo articolo, Fabiana Brio vi parla di Mancession e Shecession, rispettivamente periodo di crisi che grava maggiormente sui lavori definiti maschili e quello che grava maggiormente su lavori definiti femminili.
L’utilizzo di tali categorie rimanda ad una problematica più ampia tipica del nostro Paese, ovvero la segregazione occupazionale, una distribuzione non uniforme delle professioni tra individui o gruppi di individui differenti.

Le parole pronunciate dal nuovo premier Draghi rappresentano un primo segnale positivo e riaprono la questione: uomini e donne avranno finalmente lo stesso valore?

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La lotta contro il golpe in Myanmar

La situazione in Myanmar è sempre più drammatica. Le proteste dei cittadini contro la nuova dittatura militare non si fermano, così come la repressione violenta dell’esercito. Le condizioni della legittima leader Aung San Suu Kyi sono ancora avvolte da un velo di mistero, mentre il governo golpista tenta di evitare la fuoriuscita di informazioni sulla situazione effettiva in cui riversa il Paese. Analizziamo come è iniziato tutto, dal 1 febbraio, per arrivare alle condizioni odierne nel nuovo articolo di @antonioruggie.ro.

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Carta d’identità del Ministero della transizione ecologica

La notizia di un nuovo Ministero dedito esclusivamente alla transizione ecologica dell’Italia ha suscitato forte scalpore, sia per la strategia politica che potrebbe nascondersi dietro, sia per ciò che potrebbe significare per il Paese. Nonostante la sua conferma non sia stata resa ancora ufficiale, si può iniziare ad azzardare circa le sue caratteristiche. Con a capo Roberto Cingolani, il nuovo ministero ha davanti a sé una strada in salita, a partire dalla sua realizzazione. Le difficoltà più grandi riguardano l’inquadramento dell’area d’azione del nuovo dicastero e gli altri palazzi governativi da cui dovrà eventualmente dipendere. Facciamo il punto della situazione nel nuovo articolo di @antonioruggie.ro

Thailandia: quando un post vale 43 anni di carcere

Nel suo nuovo articolo, Marta Fornacini ci racconta la vicenda di Anchan, una 65enne condannata a 43 anni e 6 mesi di carcere per aver offeso la corona attraverso Facebook e YouTube.
Siamo in Thailandia e qui non è la prima volta che succede: secondo l’articolo 112, che prevede il reato di lesa maestà, altre persone in passato erano state condannate a 20, addirittura 35 anni di carcere.
Ma questa condanna arriva in un momento particolare per la corona e per il governo thailandesi: i giovani sono in piazza da mesi per chiedere democrazia e diritti, e per ora sembra che né la pandemia né l’asprezza delle pene possa fermarli.

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“I want my dad” – Il grido sordo a Rochester

E’ il 29 gennaio 2021 e nella città di Rochester (USA, Stato di New York) una bambina di nove anni, durante una crisi psicotica, viene costretta a salire su un’auto della Polizia Locale dopo essere stata immobilizzata con le manette per poi ricevere dello spray urticante negli occhi.
In questo articolo Gaia Bertolino analizza la vicenda verificatasi a Rochester poche settimane fa e quella avvenuta nella medesima cittadina dieci mesi fa che hanno visto morire il quarantunenne Daniel Prude.
La domanda sorge spontanea: a quanti episodi di violenza dobbiamo ancora assistere prima che il privilegio bianco si trasformi in un mero ricordo?

Politica o apolitica estera?

Ashraf Rami, nel suo nuovo articolo, ci accompagna in una riflessione su come l’Italia gestisce i propri affari esteri. Infausti esempi come il caso di Giulio Regeni, di Patrick Zaki e dei diciotto pescatori, sicuramente dimostrano la difficoltà del nostro Paese nel farsi valere nelle dinamiche internazionali. A prescindere dal colore politico, i governi che si sono succeduti nell’ultimo ventennio hanno dato la precedenza alle relazioni con l’Unione Europea, sfavorendo quelli con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Come mai? Forse per la crescente aggressività da parte di Turchia e altri, forse per la sempre più radicata paura dell’altro che i flussi migratori portano con sé, l’Italia tende a vedere il Mediterraneo unicamente come fonte di stress.

Alexey Navalny: le idee e le strategie dell’oppositore di Putin

A causa del tentato avvelenamento di cui accusa Putin, Alexey Navalny è al centro dell’attenzione dei media occidentali. La sua scelta di tornare in Russia, pur sapendo che sarebbe stato arrestato, ha accresciuto l’interesse nei confronti dell’oppositore più famoso di Putin. Nel suo nuovo articolo, Anna Franzutti ci racconta chi è e quali sono le sue idee politiche.
Spinto da motivazioni nazionaliste, Navalny lotta contro tutto ciò che secondo lui minaccia di danneggiare la Russia: la corruzione politica, ma anche l’immigrazione clandestina.

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