Femminismo e mobilitazione maschile: quando gli uomini diventano femministi

L’anno scorso il filosofo e scrittore Lorenzo Gasparrini ha scritto un libro chiamato Perché il femminismo serve anche agli uomini; Irene Facheris, su instagram Cimdrp, nel suo podcast Palinsesto femminista intervista molto spesso uomini che, per il loro campo di studi o per interesse personale, si sono avvicinati al femminismo; su Bossy troviamo spesso articoli curati da uomini su temi come la mascolinità tossica, la paternità e la responsabilità maschile di fronte ad argomenti come il revenge porn o la cultura dello stupro.

Il fatto che gli uomini parlino di femminismo è utile a togliere al movimento quella connotazione -per la verità dovuta ad un’interpretazione sbagliata – di lotta tra generi e di rivendicazione di una presunta superiorità femminile, rendendo altri uomini più disponibili all’ascolto. Potremmo chiederci se sia davvero una buona cosa selezionare l’interlocutore in base al genere del target di riferimento e se, invece, non sarebbe più auspicabile ascoltare chiunque quando la conversazione è così rilevante. E tuttavia è innegabile che sia in qualche modo naturale essere più predisposti all’ascolto in un ambiente in cui ci si sente sicuri e quando l’interlocutore appartiene alla stessa “categoria” del suo pubblico. Ben vengano quindi gli uomini femministi e attivisti, non solo per le competenze personali che personaggi come Gasparrini o Attilio Palmieri – per citarne alcuni -mettono in gioco, ma anche per allargare la platea e convincere gli uomini che il femminismo è una questione che riguarda anche loro.

Per queste ragioni oggi vi proponiamo alcune associazioni che coinvolgono gli uomini nella lotta contro le discriminazioni, la violenza di genere e nel discorso sulla società patriarcale in prima persona. La partecipazione attiva di queste associazioni è importante per innumerevoli motivi: avvicinare molti uomini ai temi femministi, per sdoganare temi taboo come la violenza sessuale sugli uomini, per combattere gli episodi omofobici che derivano da una visione stereotipata della figura maschile. Ma anche per mostrare agli uomini che c’è spazio per una riflessione più informata, più profonda e più empatica rispetto a quella proposta dalla società o dai gruppi MRA (Men Rights Activists) su temi che li riguardano da vicino come la paternità, l’educazione dei bambini alla violenza o all’inflessibilità o la soppressione delle emozioni.

Cerchio degli uomini

L’associazione Cerchio degli Uomini, con sede a Torino, lotta da vent’anni per il superamento della società patriarcale. Attraverso spazi di condivisione di esperienze personali chiamati Cerchi, i membri dell’associazione riflettono su temi come la paternità, l’omofobia, il rapporto con la sessualità e con la violenza e, in generale, altri temi rilevanti per la condizione maschile oggi. L’associazione ha raggiunto i giornali nazionali in caso della passeggiata organizzata il 25 febbraio per manifestare contro la violenza di genere e una manifestazione che ha riprodotto uno dei loro cerchi che, a differenza delle riflessioni che spesso gli uomini fanno quando si parla di violenza di genere, evidenziano attentamente le radici sistemiche di un fenomeno violento che è solo la punta dell’iceberg.

Cerchio degli uomini fa inoltre parte di Maschile Plurale, un’associazione nazionale che organizza studi, eventi pubblici e formativi per promuovere una riflessione tra gli uomini di tutte le età riguardo il loro ruolo nei meccanismi oppressivi della società patriarcale e della loro parzialità nel discorso femminista.

NoiNo

NoiNo è un’associazione che opera prevalentemente a Bologna, ma la sua particolarità sta nel fatto di rivolgersi in primo luogo agli studenti e agli insegnanti, così come a educatori e ad altre figure coinvolte nella formazione delle future generazioni. Trattandosi di percorsi formativi, naturalmente, NoiNo si rivogle a tutti, non solo ai ragazzi e agli uomini: nasce come gruppo di uomini contro la violenza sulle donne. NoiNo ha rifiutato l’idea per cui la violenza di genere sia una questione riguardante unicamente le donne e il prodotto di poche mele marce: come gli attivisti non si stancano mai di ripetere, gli episodi violenti non sono altro che i picchi più visibili di una cultura profondamente sessista. E il fatto che si impegnino per insegnarlo alle future generazioni e a chi deve formarle rende il loro lavoro estremamente importante affinché il cambiamento sia duraturo

Teatrando

Teatrando non è un’associazione di uomini femministi, ma una compagnia teatrale biellese che, però, è stata protagonista e precorritrice di una serie di manifestazioni contro la violenza di genere in tutta Italia. La giornalista del TG1 Milena Gabanelli ha posto l’accento sul problema della narrativa rassicurante di not all men, che deresponsabilizza gli uomini e li giustifica nel non prendere una posizione netta, non solo sull’atto violento in sé ma sulla cultura tossica che ne è alla base. In un suo tweet la Gabanelli ha sottolineato come nonostante i numeri dei femminicidi siano altissimi, gli uomini non protestano, non organizzano iniziative. Gli attori di Teatrando sono stati i primi a raccogliere la provocazione sfilando per le strade di Biella indossando le scarpe rosse, simbolo della violenza sulle donne. Sono seguite diverse manifestazioni in Liguria, come quelle dell’associazione Fischia il Vento di Albenga o l’ANPI di Albenga e Ceriale, a Potenza, a Milano, dove i consiglieri PD hanno organizzato l’evento Uomini che amano le donne e a Roma nella manifestazione organizzata dall’attivista Giunluca Peciola.

Ginevra Gatti

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