Politica o apolitica estera?

Il ruolo dei mari nella storia della penisola

Che fosse per motivi energetici, strategici o anche solo geografici, sin dall’epoca romana vi è sempre stata la necessità per lo stivale di controllare i mari che lambiscono le sue coste. Per questo motivo i vari popoli che hanno abitato la penisola, hanno sempre cercato di primeggiare sui mari di frontiera, pensiamo ai romani, alle Repubbliche marinare di Genova, Pisa e Venezia, fino ad arrivare all’Italia coloniale.

Carta di Laura Canali, frontiere nel Mar Mediterraneo.
https://www.limesonline.com/cartaceo/non-moriremo-guardiani-di-spiaggia?prv=true

Questo non sembra però essere una prerogativa per i vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni, indipendentemente dal colore politico di questi. E per quanto si continui a ripetere, a onor del vero, che il Bel Paese sia una delle più grandi economie mondiali, seconda manifattura europea, membro del G7, della Nato, del G20 e di molto altro, è innegabile che, parlando di proiezione globale e di strategia geopolitica, i risultati non siano eccellenti. 

I limiti delle politiche estere di oggi

Ne è testimonianza la recente vicenda dei diciotto pescatori la cui risoluzione, in seguito ad una trattativa di ben 108 giorni, ha necessitato di una visita di Stato a Bengasi da parte dell’allora Presidente del Consiglio e del Ministro per gli affari esteri, i quali, visitando la roccaforte di uno Stato non riconosciuto a livello internazionale, hanno finito per riconoscere ufficiosamente la sovranità del Generale Haftar su parte del territorio libico, cedendo così al suo ricatto. Il tutto è stato giudicato dagli esperti come una pagina controversa della storia della diplomazia italiana.
Nonostante gli storici rapporti che legano Italia ed Egitto, la reazione da parte della Farnesina è stata decisamente poco vigorosa anche nel tristemente noto caso Regeni e nella delicata vicenda di Patrick Zaki

Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Generale khalifa Haftar a Bangasi. https://img.ilgcdn.com/sites/default/files/foto/2020/12/18/1608307749-89c63cce-69f6-4418-b71d-4ede185b3476.jpg

Quali sono le cause?

Sorge spontanea la domanda sul perché una Nazione con alleati così rilevanti e con una tale ricchezza di risorse economiche e militari, non riesca ad elaborare una strategia geopolitica degna della sua rilevanza. E, naturalmente, pervasi da un “italico istinto”, ci verrebbe da puntare subito il dito contro la classe dirigente, che ovviamente ha le sue responsabilità, ma non eccessivamente in questo caso. Questa volta non si tratta di un problema di bandiere politiche, ma di un’eterogenea commistione di varie fragilità intrinseche al popolo italiano.

 Le criticità sociali sono molte, una di queste è sicuramente l’apparente rigetto della propria identità mediterranea. Nonostante circa l’80% dei confini italiani siano bagnati dal mare, negli ultimi anni ci si è concentrati sulle relazioni interne all’UE, trascurando i vitali rapporti mediterranei e lasciando di conseguenza spazio di manovra ad altri Paesi, come nel caso dell’offensiva turca in Libia.

Esercitazione militare congiunta dal 26 al 28 agosto 2020 nel Mediterraneo orientale a cui hanno partecipato Italia, Francia, Grecia e Cipro in risposta alla crescente “aggressività” della Turchia.  (Greek Defense Ministry via AP)

Quella che oggi ci appare è l’immagine di un popolo sempre più anziano, in netto calo demografico, stremato da un decennio di forte recessione economica e non più disposto a fare sacrifici in nome del prestigio della propria Nazione. Prestigio che un tempo fu il risultato di uno sguardo indomito verso l’orizzonte mediterraneo. Oggi quelle stesse acque non sono altro che fonte di timori, siano questi i flussi migratori o la sempre più crescente aggressività di Paesi come Turchia, Russia o Egitto. 

Urge dunque una presa di coscienza riguardo al ruolo dell’Italia nel mediterraneo e non solo; occorre tornare a coltivare tutti quei rapporti che, nel tempo, hanno portato al “Paese del miracolo perpetuo” un’inestimabile ricchezza economica e culturale, ed infine ricordarsi che, quel Mar Mediterraneo che oggi tanto temiamo, un tempo lo chiamavamo Mare Nostrum

Ashraf Rami

Un commento Aggiungi il tuo

  1. davidnewsonline ha detto:

    politica va fatta bene

    "Mi piace"

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