Mare fuori: una serie tv dal sapore di speranza al di là delle sbarre di un carcere

Film e serie TV sono da anni a questa parte una delle componenti di vita delle persone: capita, sempre più spesso, di addentrarsi al loro interno durante la visione, rispecchiandovisi in qualche modo e sentendosi, così, parte di esse. Oggi, una di quelle che potremmo definire una vera e propria serie televisiva di tendenza è sicuramente Mare fuori, nata dall’idea di Cristiana Farina e prodotta da Rai Fiction in collaborazione con Picomedia: giunta alla terza stagione, narra le vicende di vari detenuti e di alcuni membri del personale dell’immaginario IPM (Istituto Penitenziario Minorile) di Napoli, liberamente ispirato al carcere di Nisida.

Ma cosa dà a questo prodotto la possibilità di distinguersi fra i vari titoli tra i quali è possibile scegliere? Un punto di grande interesse, anzitutto, è dato dai ragazzi stessi: si tratta di minorenni i quali trovano le proprie vite intrecciate all’interno di un luogo ove alcuni, come Filippo Ferrari, non avrebbero mai pensato di trascorrere parte della propria vita; altri, come Pino Pagano, si trovano costretti a passare a una vita diversa da quella trascorsa fino a quel momento. Infine, per ragazzi come Ciro Ricci, l’esperienza in carcere sembrerebbe quasi rivelarsi una sorta di rito di iniziazione per entrare in modo definitivo all’interno del mondo della Camorra. 

Durante ogni puntata, tramite dei flashback, riscopriamo una parte del passato dei vari personaggi e il motivo per il quale questi si trovano all’interno dell’IPM: per esempio Filippo, un ragazzo milanese, vi arriva dopo aver causato la morte del suo migliore amico durante una prova di coraggio. Inizialmente risulta essere un pesce fuor d’acqua, che prova grande ribrezzo per i suoi compagni di soggiorno; dopodiché, con Filippo, entrano in gioco alcuni dei temi principali, quali quello dell’amicizia e dell’amore. Egli, infatti, si ritrova a stringere un grande legame con Carmine, un ragazzo conosciuto il giorno del suo arresto, e con Pino, per il quale inizialmente prova paura, ma che poi si rivela essere un semplice ragazzo che ha commesso scelte sbagliate dettate dal fatto di non aver mai conosciuto il vero valore dell’amicizia e dell’amore o, a differenza di Filippo, la guida di un padre. Filippo, inoltre, conoscerà anche l’amore di Naditza e, con il trascorrere del tempo, si renderà addirittura conto che, senza l’esperienza in carcere, non avrebbe mai potuto imparare a vivere davvero. Tra gli altri temi di interesse vi è anche quello della violenza domestica: Gianni ne porta l’esempio, essendo un ragazzo molto sensibile che esprime la propria rabbia nei confronti del padre di cui ha conosciuto sempre e solo la violenza.

I ragazzi non sono, però, soli, nemmeno all’interno di un luogo come questo: figure estremamente importanti sono quelle del comandante Massimo, dell’educatore Beppe e della direttrice Paola. Ognuno di loro ha una propria visione dei detenuti, che confluirà nell’obiettivo comune di non abbandonare nessuno di questi a loro stessi e nel tentativo di salvarne almeno qualcuno.

Dunque, detto ciò, siamo certi che si possa imparare qualcosa indipendentemente dalle circostanze: questa serie, per quanto romanzata possa essere, sembra avere come obiettivo quello di ricordarci che nessuno andrebbe lasciato indietro. Al di là di casi estremi e, sapendo che a ogni scelta corrisponde una conseguenza, ciò dovrebbe porre in evidenza anche il fatto che per alcuni individui dovrebbe sempre essere concessa la possibilità di redimersi. Magari alcuni non riescono a coglierla mentre altri non vogliono semplicemente saperne nulla ma, nonostante ciò, questo non implica la possibilità di arrendersi con dei ragazzi che hanno ancora tutta una vita davanti. Accompagnati dall’ascolto di una grande colonna sonora carica di emozioni, firmata dal compositore Stefano Lentini, consigliamo a chi non ne abbia ancora avuto la possibilità di vedere questa serie, quasi certi del fatto che otterrà in cambio qualcosa di cui far tesoro e ricordando sempre che per questi ragazzi l’unica speranza è che “c sta ‘o mar for”.

Andrea Bordonaro 

Crediti immagine di copertina: @tvserialweb on Instagram

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

    Rieccomi! Tra le serie Netflix è molto bella anche Venticinque e ventuno: l’hai vista?

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