Sono passati più di tre anni da quando il mondo intero fu conquistato da Squid Game, serie tv sudcoreana creata da Hwang Dong-hyuk e diventata ben presto un fenomeno pop, tanto innovativa e di forte impatto simbolico quanto crudele e disturbante. La trama, ormai, sarà nota anche a chi non ha mai guardato un solo episodio: 456 giocatori con ingenti debiti da saldare cercano di superare una serie di giochi per bambini, con lo scopo di vincere un’enorme quantità di denaro. Tuttavia, l’eliminazione da uno dei giochi non comporta una semplice esclusione dalla gara, bensì l’immediata uccisione del giocatore.
L’associazione di giochi apparentemente innocenti con il clima di terrore e inquietudine che inevitabilmente si instaura nel corso delle puntate, mischiata a una forte critica sociale, ha contribuito al successo della serie, che il 26 dicembre 2024 è tornata sui nostri schermi con una seconda stagione.
Nonostante il rischio di creare una narrazione ripetitiva fosse dietro l’angolo, i sette nuovi episodi riescono nell’intento di rappresentare qualcosa di diverso da ciò che abbiamo già visto. Infatti, si concentrano maggiormente sull’esplorazione delle dinamiche interpersonali dentro e fuori dai giochi, lasciando un po’ in secondo piano l’effetto sorpresa che era stato trainante nella prima stagione.
Le stesse regole dei nuovi giochi letali riflettono l’importanza del lavoro di squadra, oppure mostrano come delle alleanze consolidate possano sgretolarsi in una frazione di secondo.
Tutto ciò, però, senza rinunciare al fulcro essenziale della storia, ovvero la critica alla società capitalista, valida sia per la Corea del Sud sia per tanti altri Paesi del mondo occidentale. Nella stagione appena uscita, infatti, il tema ritorna, se vogliamo in modo ancora più esplicito: in particolare, emerge il problema del costo dell’assistenza sanitaria, che da diritto umano diventa privilegio per pochi. Se nella prima stagione la madre del protagonista Gi-hun muore a causa di una malattia cronica trascurata per mancanza di denaro, nei nuovi episodi scopriamo che la moglie di Hwang In-ho, il crudele Front Man, è deceduta anni prima per lo stesso motivo. Inoltre, tra i nuovi partecipanti è presente Gyeong-seok, un uomo che rischia la vita per poter sostenere le costose cure di cui necessita la figlia malata di leucemia.
Con lui, a rischiare la vita ci sono tante altre persone accomunate dall’essere diventate, a un certo punto della loro esistenza, “spazzatura”, come le definisce il Recruiter.
Questa stagione, in modo più incisivo rispetto alla precedente, ci mostra che il sistema non risparmia proprio nessuno. Dallo youtuber che ha fatto una serie di investimenti sbagliati, al rapper una volta all’apice del successo, passando per l’anziano con un debito incolmabile: si ritrovano tutti aggrappati a un’ultima speranza, indipendentemente da ciò che potevano aver costruito in passato, perdendo la loro umanità. La possibilità di scegliere se abbandonare o meno i giochi mette ancora una volta in luce la terribile realtà vissuta dai giocatori. La maggior parte di loro, infatti, decide ripetutamente di andare avanti, consapevole che l’alta probabilità di morire non è più terrificante della vita che l’aspetta fuori.
Dunque, la disperazione pone tutti e tutte sullo stesso piano? Non è proprio così. Lo capiamo molto bene grazie al personaggio di Hyun-ju, una donna transgender che ha perso tutto dopo il suo coming out e che, oltre alla crudeltà del gioco, inizialmente deve affrontare anche il rifiuto da parte degli altri giocatori.
Hyun-ju, seppur interpretata da un attore cisgender, si rivela un grande passo avanti nella rappresentazione LGBT+ in un Paese conservatore come la Corea e si inserisce in una più ampia e sfaccettata rappresentazione femminile unita alla solidarietà tra donne, quasi assenti nella prima stagione.
Nel corso degli episodi, conosciamo Geum-ja, un’anziana donna che non si perde mai d’animo, aiutando sia il proprio figlio che chiunque ne abbia bisogno, compresa Hyun-ju; c’è poi Jun-hee, una ragazza incinta che spera in un futuro migliore per il suo bambino; infine, No-eul, una disertrice nordcoreana che diventa una delle guardie in tuta rosa, spietata ma apparentemente più umana dei suoi compagni. Quest’ultimo personaggio invita a riflettere il pubblico: le guardie mascherate sono da condannare per la loro crudeltà, o anch’esse si trovano a seguire gli ordini per necessità, senza una reale possibilità di scelta? La domanda probabilmente è destinata a rimanere aperta.
Così come rimane aperto il finale di stagione, che interrompe la narrazione in un momento carico di tensione. Questo elemento potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma non preoccupatevi: Netflix ha reso noto che la terza e ultima stagione arriverà nel 2025.
Dunque, non ci resta che attendere qualche mese per sapere come si concluderà Squid Game, sempre con l’ottimista speranza che, in qualche modo, i personaggi per cui abbiamo sempre fatto il tifo possano sfuggire a un destino che sembra già segnato.
Ilaria Vicentini
Crediti foto in evidenza: https://it.pinterest.com/pin/426153183528690517/
