Dove vanno a finire i fondi europei?

Nel nuovo articolo di Ginevra Gatti ci addentriamo nel mondo dei finanziamenti europei.
Può essere difficile districarsi tra la complessità e i tecnicismi di sigle e acronimi e la comunicazione all’insegna del dibattito politico non aiuta di certo a fare chiarezza. Tuttavia, se ci chiediamo per un attimo dove vanno a finire i fondi europei, potremmo scoprire che sono molto più vicini di quanto pensiamo.

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The Belt and Road Initiative in the EU: il webinar

Il 28 gennaio 2021 si è tenuto sulla piattaforma zoom il webinar “The Belt and Road Initiative in the EU”, organizzato dall’IAI. Durante il webinar, quattro speaker provenienti rispettivamente da Polonia, Portogallo, Italia e Grecia, si sono confrontati su uno dei temi più discussi degli ultimi tempi, ovvero la BRI.
La nostra redattrice Malvina Montini ha seguito per noi di The Password la conferenza in diretta, riportando i commenti degli speaker riguardo a questo tema allo stesso tempo così discusso e così importante a livello di relazioni internazionali.

Alitalia, troppo pesante per volare

Il settore del trasporto aereo, inteso come trasporto pubblico di civili, nasce all’indomani della Seconda Guerra Mondiale ed è destinato ad evolversi rapidamente.
Ogni Stato dà vita alla propria compagnia di bandiera, Alitalia nel caso Italiano.
La compagnia, da eccellenza nel settore diventa ben presto una zavorra, ma le implicazioni politiche e le pressioni sindacali sono troppe per lasciare l’azienda al proprio destino.
Così, facendo un rapido conto, ogni cittadino italiano ha mantenuto il carrozzone spendendo più di 150 euro tra il 2008 e il 2019, risorse che avremmo potuto impiegare per usi più efficienti, produttivi e mirati alla crescita (istruzione e ricerca per fare un nome).
Ma non finisce qui, con il decreto Cura Italia, la società è stata nazionalizzata, con la scusa del covid e la giustificazione del “settore strategico”. Come fa ad essere strategica un’impresa di fatto fallita e che gli italiani stessi non utilizzano preferendo compagnie low cost straniere? Lo scopriamo nel nuovo articolo di Simona Ferrero.

Il caso Unieuro: lo spot della lavatrice che impazza sul web

Se il 2020 era già stato, di per sé, un anno particolarmente insolito, il 2021 non sembra essere da meno.
È di pochi giorni fa la trovata pubblicitaria di colui che ora è divenuto comunemente noto come “il social media manager impazzito” di Unieuro. La pagina Facebook del noto brand ha infatti postato quella che apparentemente sembrava soltanto un’innocua e comunissima immagine pubblicitaria, ma che sul web, invece, pare aver lasciato tutti quanti a bocca aperta.
Anziché la solita descrizione del prodotto con una frase ad effetto, la didascalia della foto si è rivelata essere un discorso molto informale nel quale il social media manager dell’azienda raccontava ai lettori di aver fatto un corso di aggiornamento e di aver imparato a fare le “markettate”. Il tono colloquiale e scherzoso ha reso questo post un fenomeno mediatico.

Una newsletter a colazione

La newsletter è uno strumento di marketing con finalità informative ma ha anche un forte valore emozionale, capace di instaurare un rapporto diretto con il lettore.

Oggi su The Password vi proponiamo quattro newsletter – a nostro avviso- imperdibili!

La storia della lira dall’Unità alla prima guerra mondiale

Sono ormai diffusi i nostalgici della lira, accaniti contro la nostra nuova moneta, l’euro. Eppure, la moneta è uno strumento particolarmente potente e pericoloso: vediamo quali sono gli avvenimenti che hanno riguardato la lira tra l’Unità d’Italia e l’inizio della Grande Guerra e i relativi risvolti sull’economia e conseguentemente sul benessere degli italiani.

Il Ghana e le opportunità di crescita perdute tra il 1950 e il 1980

Gli avvenimenti che hanno interessato lo stato del Ghana tra il 1950 e il 1980 sono particolarmente interessanti come esempio pratico di fattori che possono portare alla stagnazione, prima fra tutti la grande instabilità politica e il continuo susseguirsi di governi o policy differenti, talvolta più volte ad assecondare i desideri di qualche classe sociale piuttosto che alla crescita di lungo periodo.

Corea del Sud e del Nord: Kim il-Sung contro la saggezza del mercato [parte 2]

Come la Germania, anche la poverissima Corea, potenza sconfitta, venne divisa nel 1948 in quelli che erano i due sistemi economici concorrenti. Oggi, trascorsi poco più di settant’ anni da quella divisione, chiaro ci appare il vincitore:
• il PIL pro capite dei nordcoreani, stando ad alcune stime, non supera i 583 dollari, mentre quello dei sudcoreani è di circa 31000 dollari annui (collocando lo stato in dodicesima posizione per PPP);
• secondo l’indice della libertà economica la Corea del Sud si colloca al ventisettesimo posto tra paesi più liberi del mondo con un punteggio di 90,7 punti su 100 nella categoria libertà di impresa, appena dietro la Germania (venticinquesimo posto) e davanti al Giappone, (trentesimo). La Corea del Nord, al contrario, si colloca al 180° posto con solo 5 punti su 100 nella stessa categoria;
• la Corea del Nord riesce a malapena a garantire la sussistenza in ambito agricolo, la Corea del Sud, nonostante la sua dimensione ridotta (circa 1/3 dell’Italia) si aggiudica l’ottava posizione per export e i suoi marchi sono noti in tutti il mondo (Samsung, Hyundai, LG).

Studieremo dunque, in due articoli distinti, le vicende che hanno portato questi due Stati a esiti così diversi, attraverso l’analisi svolta da Rainer Zitelmann in “La forza del capitalismo”.

Corea del Sud e del Nord: Kim il-Sung contro la saggezza del mercato [parte 1]

Come la Germania, anche la poverissima Corea, potenza sconfitta, venne divisa nel 1948 in quelli che erano i due sistemi economici concorrenti. Oggi, trascorsi poco più di settant’ anni da quella divisione, chiaro ci appare il vincitore:
• il PIL pro capite dei nordcoreani, stando ad alcune stime, non supera i 583 dollari, mentre quello dei sudcoreani è di circa 31000 dollari annui (collocando lo stato in dodicesima posizione per PPP);
• secondo l’indice della libertà economica la Corea del Sud si colloca al ventisettesimo posto tra paesi più liberi del mondo con un punteggio di 90,7 punti su 100 nella categoria libertà di impresa, appena dietro la Germania (venticinquesimo posto) e davanti al Giappone, (trentesimo). La Corea del Nord, al contrario, si colloca al 180° posto con solo 5 punti su 100 nella stessa categoria;
• la Corea del Nord riesce a malapena a garantire la sussistenza in ambito agricolo, la Corea del Sud, nonostante la sua dimensione ridotta (circa 1/3 dell’Italia) si aggiudica l’ottava posizione per export e i suoi marchi sono noti in tutti il mondo (Samsung, Hyundai, LG).

Studieremo dunque, in due articoli distinti, le vicende che hanno portato questi due Stati a esiti così diversi, attraverso l’analisi svolta da Rainer Zitelmann in “La forza del capitalismo”.

Stage non pagati: la fine di un’era

“Un po’ di gavetta l’hanno fatta tutti” è la frase che i giovani di oggi, alle prese con le prime esperienze lavorative, si sentono ripetere più spesso. Secondo i dati Istat relativi a luglio 2020, la disoccupazione giovanile in Italia si attesta intorno al 22,2%, mentre in Europa si ferma intorno al 15,2%. A detta…