Stage non pagati: la fine di un’era

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“Un po’ di gavetta l’hanno fatta tutti” è la frase che i giovani di oggi, alle prese con le prime esperienze lavorative, si sentono ripetere più spesso.

Secondo i dati Istat relativi a luglio 2020, la disoccupazione giovanile in Italia si attesta intorno al 22,2%, mentre in Europa si ferma intorno al 15,2%. A detta di molti il problema sarebbe proprio la mancanza di interesse e di volontà dei giovani di oggi a trovare un’occupazione o a seguire un percorso di crescita professionale, ma qualcuno si è mai chiesto quale sia lo scenario che si ritrovano davanti?

Basterebbe navigare per qualche minuto su internet per ritrovarsi di fronte a testimonianze di laureati e professionisti eccellenti alle prese con l’ottavo stage sottopagato perché “un po’ di gavetta l’hanno fatta tutti”; per non parlare di tutte le skills e gli anni di esperienza richiesti oggi nelle offerte di lavoro.

Quanti si sono ritrovati a dover accettare uno stage o un tirocinio  con uno stipendio insufficiente a coprire le spese di base quotidiane? E quanti hanno sostenuto tirocini curriculari che non prevedevano nemmeno un rimborso spese per gli universitari?

In questo senso, l’8 Ottobre qualcosa è iniziato a cambiare. Con 574 voti favorevoli e 77 contrari è passata al Parlamento Europeo la proposta di “Risoluzione del parlamento europeo sulla garanzia per i giovani” che, finalmente, considera gli stage, i tirocini e gli apprendistati non pagati come una forma di sfruttamento dei giovani e una violazione dei loro diritti.

Attualmente si tratta di un atto non vincolante ma comunque di un piccolo passo verso un cambiamento significativo. L’obiettivo è non solo quello di limitare gli stage sottopagati, ma di ripensare proprio al concetto stesso di stage: non più come possibilità per le aziende di poter disporre di personale a basso costo, ma come opportunità di crescita per i giovani, gli studenti e i laureati, e di innalzare il loro livello qualitativo in modo da offrire una formazione valida e le famose skills necessarie ad affrontare il problematico e complesso mondo del lavoro.

La commissione presieduta da Ursula von der Leyen , oltre ad aver esteso tale atto anche ai tirocini curriculari, ha sottolineato la necessità di investire più risorse nel progetto di Garanzia Giovani, che permette ai giovani di età inferiore ai 25 anni di poter ricevere un’occupazione, una formazione, un apprendistato o un tirocinio ma sempre tenendo conto della qualità offerta.

Siamo stanchi di ricevere continuamente porte in faccia o di dover passare otto ore al giorno – non pagate – costantemente schiavizzati dai datori di lavoro: quando finalmente i giovani potranno avere il giusto posto nel mondo del lavoro? E quando uno stage permetterà loro di imparare e di essere una risorsa per l’azienda?

Allora, in fondo, i colpevoli non sono i giovani non volenterosi!

Fabiana Brio

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