Il Ghana e le opportunità di crescita perdute tra il 1950 e il 1980

In questo articolo considereremo l’economia del Ghana, in particolare nel periodo compreso tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta dello scorso secolo. Possiamo infatti notare dalla Figura 1 come in questo periodo il PIL pro capite (in dollari del 2010) sia rimasto praticamente piatto e sia anzi diminuito. L’obiettivo, quindi, è quello di analizzare le possibili cause di stagnazione, perlomeno quelle che hanno interessato lo stato del Ghana.

Figura 1: il PIL pro capite del Ghana serie storica in dollari del 2010

Il Ghana, ufficialmente Repubblica del Ghana, è uno stato della regione dell’Africa Occidentale compreso tra il Golfo di Guinea e l’Oceano Atlantico. 

Figura 2: la posizione del Ghana

Dopo lunghi secoli di controllo straniero, a partire da quello portoghese già nel Seicento, fino a quello inglese, il Ghana riuscì ad ottenere l’indipendenza nel 1957, classificandosi come uno dei paesi più ricchi del continente africano con un reddito pro capite di circa $500 (in valuta del 1980) e un export del 30% del prodotto interno lordo. 

Tuttavia, già nel 1980 la situazione era peggiorata: tra il 1950 e il 1980, in media, il PIL pro capite era calato dello 0.7% annuo, gli investimenti in conto capitale erano calati dal 20% del prodotto interno lordo nel 1950 al 5% nel 1980 e le esportazioni erano calate a circa 12% del PIL nello stesso arco temporale.

Per comprendere questi dati, dividiamo l’arco temporale in cinque periodi differenti.

– Negli anni Cinquanta il carismatico leader Kwane Nkrumah portò il paese dell’indipendenza. Il suo progetto in realtà era ben più ampio, il cosiddetto panafricanismo, ossia l’unione di tutti i popoli dell’Africa in un’unica potenza politica, in questo caso guidata dal Ghana. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi, Nkrumah avviò una serie di politiche che potremmo definire abbastanza liberali e orientate all’internazionalizzazione del commercio, operazione favorita dall’appartenenza alla sterling area, che favorì il mantenimento di una tariffa unica pari al 17% sui beni esportati nel periodo compreso tra il 1955 e il 1960. Tuttavia, la punta di diamante dell’export ghaniano era il prezioso cacao, che però era soggetto a una tassazione maggiore, pari fino al 50% del FOB (Free On Board, ossia il prezzo netto del bene, escluso trasporto, assicurazione, etc.). Possiamo dunque dire che l’economia di questo piccolo stato era incentrata prevalentemente sulle materie prime, non solo il cacao, ma anche legname e minerali, i quali, però, sono molto sensibili alle variazioni dei prezzi di mercato.  A seguito della guerra di Corea (1950-1953), i prezzi delle materie prime, tra cui il cacao, aumentarono, favorendo le nazioni esportatrici. Il Ghana riuscì quindi ad accumulare una sufficiente quantità di riserve di valuta estera, che furono però poi erose durante il decennio successivo. Nello stesso periodo, oltre il 20% del PIL era costituito da investimenti, necessari al mantenimento delle piantagioni di cacao e alla costruzione di infrastrutture funzionali all’aumento della produttività. Tuttavia, parte di questi investimenti non si mostrò particolarmente efficiente nel decennio successivo, portando a una serie di fallimenti. La performance di questo periodo fu, in generale, molto buona e la crescita fu quasi del 6% del PIL.

– Il secondo periodo corrisponde circa al decennio successivo, dal 1961, quando il Paese ruppe definitivamente i rapporti con il Regno Unito uscendo dall’area sterling. Il leader era sempre Kwane Nkrumah, che, però, sentendosi indietro rispetto all’obiettivo iniziale, invertì la rotta con politiche di industrializzazione socialiste e protezioniste, appoggiato dal controllo militare del Concilio Nazionale di Liberazione (NLC) e del Progress Party (PP). In particolare, gli investimenti pubblici aumentarono notevolmente con l’obiettivo di alleviare la povertà e la disoccupazione, soprattutto quella giovanile. Queste imprese pubbliche, tuttavia, erano particolarmente inefficienti e producevano quasi tutte in perdita (ad essere sempre in profitto erano, invece, la corporazione del commercio internazionale e la corporazione delle imprese statali). Questo, unito alle politiche per il salario minimo e allo scoraggiamento dell’attività di impresa da parte di privati, peggiorò le performance del paese, che si ritrovò con un elevato deficit e poche riserve (il prezzo del cacao aveva iniziato a scendere così  come pure i tassi di interesse, da -2% nel 1961 a -23% nel 1965). Se è vero che da un lato il paese faceva il possibile per garantire l’afflusso di capitali esteri, dall’altro l’inflazione cresceva (7.6% tra il 1960 e il 1965) e così anche le tasse, le tariffe e le restrizioni alle importazioni.  Nel 1966 il Paese era ormai prossimo alla bancarotta e il malcontento era ormai diffuso.

– Alla luce degli scontenti, nel 1969 venne eletto Kofi Busia, che portò a un breve periodo di stabilizzazione parziale e liberalizzazione, grazie al suo ministro delle finanze Manash. Nel periodo precedente, i prezzi, e il sistema in generale, erano tenuti artificialmente bassi e l’inflazione era elevata a causa delle politiche fiscali espansive . Era, dunque, necessaria una svalutazione della moneta. In particolare, il prezzo del cacao era particolarmente instabile (grande crescita fino al 1971 e successivamente crollo) e la bilancia dei pagamenti era in crisi: il deficit era circa del 6% e non erano quasi più presenti riserve.  Inoltre, Brusia era fortemente convinto che le classi rurali fossero molto più povere e svantaggiate rispetto alle altre, perciò il protezionismo aumentò, favorendo molto di più i produttori di materie prime a scapito del settore manifatturiero. In sostanza, nonostante i buoni propositi, il controllo continuò come prima.

– Il quarto periodo inizia nel gennaio 1972 con il colpo di Stato militare da parte del Concilio Nazionale di Redenzione (NRC). Con il crollo del prezzo del cacao, anche la bilancia dei pagamenti era crollata e un’ulteriore svalutazione era necessaria, manovra che avvenne dopo numerose trattative tra il ministro delle finanza (che ottimisticamente pensava che la situazione si sarebbe messa in sesto da sola) e un board di economisti riuniti per migliorare la situazione ormai drammatica. Alla fine si optò per una svalutazione all’82% accompagnata da eliminazione delle tasse sulle importazioni, incentivi alle esportazioni, 25% di aumento del prezzo del cacao, 14% in più nel minimo salariale, taglio nella spesa. Tuttavia, continuarono ad esserci troppo poco rigore e ortodossia: il governo era lento nell’eliminare o aggiustare il controllo dei prezzi, perciò molti commercianti preferivano non esporre merci con i prezzi controllati fino a una decisione del governo. Nonostante gli sforzi e il relativo successo, grazie anche all’inattesa crescita del prezzo del cacao tra il 1971 e il 1977, l’esercito tentò un colpo di Stato, favorito anche e soprattutto dalla classe urbana, maggiormente colpita dalla svalutazione.

– Tra il 1978 e il 1980 si formò un governo particolarmente instabile senza una coerente linea di politica economica, anche se i dati a nostra disposizione sono insufficienti per poter operare i giusti raffronti. Sappiamo però che l’inflazione tornò a crescere, questa volta al 30%, portando a una nuova svalutazione. Inoltre, il governo civile, formatosi subito dopo la fine di quello militare,  durò poco.

Cosa non ha funzionato nelle politiche del Ghana?

  • Pianificazione economica;
  • Grandi barriere al commercio internazionale;
  • Grandi investimenti pubblici privi di efficienza;
  • Debito particolarmente elevato → quasi bancarotta nel 1960.

Cosa, invece, ha funzionato?

Tra il 1960 e il 1980 alcune condizioni migliorarono

  • Più istruzione;
  • Più speranza di vita (da 40 e 49 anni);
  • Aumento medici;
  • Aumento calorie giornaliere fino all’85% del necessario.

Cosa si può imparare?

Una delle lezioni che si può imparare dal caso Ghana è certamente che, nel periodo considerato, la crescita è stata complessivamente poca, ma quando è stata più accentuata, lo è stata grazie all’opera di governi di orientamento economico liberale. Tuttavia, il problema politico in questo caso viene prima del problema economico. Pertanto, al fine di poter garantire una continuità alla liberalizzazione e, di conseguenza, favorire la crescita, è necessaria la formazione di governi stabili, al contrario di quanto è avvenuto in Ghana.

Simona Ferrero

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