Corea del Sud e del Nord: Kim il-Sung contro la saggezza del mercato [parte 1]

Come la Germania, anche la poverissima Corea, potenza sconfitta, venne divisa nel 1948 in quelli che erano i due sistemi economici concorrenti. Oggi, trascorsi poco più di settant’ anni da quella divisione, ci appare chiaro il vincitore:

  • il PIL pro capite dei nordcoreani, stando ad alcune stime, non supera i 583 dollari, mentre quello dei sudcoreani è di circa 31.000 dollari annui (collocando lo stato in dodicesima posizione per PPP);
  • secondo l’indice della libertà economica, la Corea del Sud si colloca al ventisettesimo posto tra i paesi più liberi del mondo con un punteggio di 90,7 punti su 100 nella categoria libertà di impresa, appena dietro la Germania (venticinquesimo posto) e davanti al Giappone (trentesimo). La Corea del Nord, al contrario, si colloca al 180° posto con solo 5 punti su 100 nella stessa categoria;
  • la Corea del Nord riesce a malapena a garantire la sussistenza in ambito agricolo, la Corea del Sud, nonostante la sua dimensione ridotta (circa 1/3 dell’Italia) si aggiudica l’ottava posizione per export e i suoi marchi sono noti in tutti il mondo (Samsung, Hyundai, LG).

Studieremo dunque, in due articoli distinti, le vicende che hanno portato questi due Stati a esiti così diversi, attraverso l’analisi svolta da Rainer Zitelmann in La forza del capitalismo.

COREA DEL NORD

  • La storia
    • In seguito alla separazione, nel 1948, Kim il-Sung prese il potere e instaurò uno dei più forti regimi della storia, caratterizzato da un culto della personalità con pochi precedenti: il calendario nordcoreano inizia nel 1912, anno di nascita dell’imperatore, che viene venerato obbligatoriamente come un Dio, acclamato da miti e leggende.
    • Nel giugno 1950 le truppe nordcoreane, appoggiate da Cina e Unione Sovietica, attaccarono la Corea del Sud, appoggiata invece dagli stati dell’ONU capitanati dagli Stati Uniti: la guerra di Corea con i sui 3.240.000 morti tra soldati e civili rappresenta uno dei momenti in cui la guerra fredda (lo scontro tra il sistema comunista e il sistema capitalista che poi tanto freddo non era) segnò un punto a favore del sistema capitalista.
    • Dopo la fine della guerra il regime nel Nord proseguì più forte che mai, fino al 1994, anno in cui Kim jong-il succedete al padre Kim il-Sung fino al 2011, quando salì al potere Kim Jong-un.
  • Il sistema
    • La corea del Nord aderì inizialmente alla dottrina marxista-leninista allineandosi con l’Unione Sovietica, pur mantenendo una certa distanza da essa. Infatti, le teorie socialiste nordcoreane sono fortemente combinate con il culto della personalità dell’imperatore, combinazione che rende peculiare questa forma comunque estrema di socialismo:
      • l’articolo 20 stabilisce che i mezzi di produzione sono di proprietà dello stato o, nella produzione agricola, di aziende collettive;
      • l’articolo 34 dichiara che l’economia della Corea del Nord è un’economia pianificata.
  • L’economia
    • Inizialmente il paese era sostenuto economicamente da Cina e Unione Sovietica, motivo per cui riusciva a raggiungere gli obiettivi definiti in fase di pianificazione senza troppi problemi, ma si emancipò già a partire dagli anni Sessanta, proprio grazie agli aiuti, ma la libertà ritrovata non portò al raggiungimento degli obiettivi.
    • A partire dal 2002 la crescente consapevolezza delle debolezze insite nella pianificazione economica portò all’attuazione di mini-riforme in una regione che, attraverso un leggero aumento degli incentivi, vide un miglioramento delle prestazioni dei singoli operatori, andando controcorrente rispetto al passato, quando i tentativi di incrementare la produttività si erano basati principalmente sulla propaganda.
    • Una delle misure promosse durante il breve tentativo di riforma dell’economia nordcoreana fu la riforma dei prezzi del 2002, che portò a prezzi più realistici, facendo emergere l’effettiva dimensione dell’inflazione, che in precedenza era stata nascosta. Nel novembre 2009 la moneta venne svalutata con il tasso di cambio fissato a 100 a 1. Anche se i prezzi, i redditi e i risparmi erano tutti i soggetti allo stesso fattore di svalutazione, ai coreani fu consentito di scambiare i propri risparmi solo fino all’equivalente di circa $100. In altre parole, la riforma monetaria equivaleva a un esproprio di coloro che avevano risparmi superiore a tale importo e non li avevano convertiti in valuta estera: la fiducia che la popolazione aveva in precedenza nella propria moneta andò completamente perduta. Per salvaguardare i propri risparmi, i nordcoreani cominciarono a investire in beni materiali come il riso e l’oro, o cercare di procurarsi valuta estera, misura vietata dal governo. Tuttavia, ancora oggi continuano a esistere di fatto due sistemi valutari: la moneta ufficiale, che serve a pagare le merci in base alle quote di assegnazione, e la valuta estera, che permette ai fortunati di comprare beni di lusso.
  • I principali problemi economici
    • La bassissima produttività: l’agricoltura impiega un numero di persone 6 volte superiore alla controparte sudcoreana e la produzione è a malapena sufficiente a sfamare la popolazione (si stima che un coreano su 8 morì di fame durante l’ultima carestia del 1996);
    • L’eccessiva spesa militare per ideologizzazione, propaganda e controllo;
    • L’eccessiva spesa in programmi nucleari.

Nella continuazione vedremo come la Corea del Sud, partendo da condizioni analoghe se non peggiori rispetto alla corea del Nord, è riuscita, grazie al libero mercato, a crescere e prosperare, diventando un importante player mondiale nonostante la dimensione ridotta e la scarsità di materie prime.

Simona Ferrero

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