Recensioni di fine anno: Chiara di Susanna Nicchiarelli

Chiara è un film diretto da Susanna Nicchiarelli con protagonista Margherita Mazzucco, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e uscito nelle sale il 7 dicembre. È incentrato sulla figura di Santa Chiara d’Assisi, ma come ci tiene anche a precisare la regista, non è un film religioso, ma un “film politico”.

Il film racconta l’emancipazione di Chiara dalla famiglia, nel momento in cui scappa dalla casa paterna per seguire l’esempio di San Francesco d’Assisi e dedicarsi a una vita di comunità e povertà. Il ritratto non è quello canonico della santa: Nicchiarelli ci mette davanti una Chiara più umana, combattiva, pronta a contrastare il potere e i limiti di una società costruita a misura d’uomo.

L’ambientazione duecentesca di Chiara è costruita con precisione e accuratezza: Nicchiarelli ha lavorato alla sceneggiatura con Chiara Frugoni, la grande studiosa medievista recentemente scomparsa. Si parte, dunque, da uno studio accurato del contesto storico e degli elementi che lo compongono: ma pur rispettandone l’autenticità, il film lascia spazio a un’interpretazione più libera, adatta alla contemporaneità del messaggio che vuole lasciare.

Un trittico politico

Chiara, insieme agli altri due lungometraggi della regista – Nico 1988, incentrato sulla figura della “Sacerdotessa delle Tenebre”, e Miss Marx, con protagonista Eleanor Marx – forma un trittico filmico di biografie femminili. Il legame tra questi tre film risiede proprio nella scelta di narrare la storia di tre figure femminili, delle loro peculiarità e delle loro scelte di vita. Questa narrazione diventa atto politico: rende visibile ciò che viene nascosto. Nicchiarelli approfondisce questo filo conduttore e ci parla dell’originalità della Chiara che porta sullo schermo in un’intervista per Il Cinematografo:

“L’impressione che in tutte e tre i casi la loro storia non fosse stata raccontata nel modo giusto. Volevo riparare questa ingiustizia. Di Nico, ad esempio, Andy Warhol aveva detto: ‘è diventata una cicciona drogata ed è morta’. Non era vero. Nico, dopo i 40 anni, ha scritto la sua musica più bella. Certo, non era magra come prima e non era più una fotomodella, ma si era disintossicata. La storia di Eleanor Marx invece veniva molto sminuita. Ha fatto la fine di madame Bovary, ma la sua vicenda era molto più complessa. Chiara, poi, è stata raccontata come la fidanzata di Francesco, purtroppo anche dal film di Zeffirelli, mentre nel film della Cavani c’è un personaggio più bello, interessante. Ma anche la storiografia ufficiale della Chiesa per molto tempo ce l’ha restituita come una ragazza noiosissima, dedita alla clausura, che usava il cilicio. La vera Chiara è stata “rimossa”. Come la sua Regola, adottata per alcuni anni e poi sostituita da quella Benedettina.”

“Tutti e tre i biopic sono film sull’identità: ritratti di donne che cercano di essere qualcosa di definito, al di là di quello che gli viene imposto. Nico si ribellava a un’immagine di bellezza, cercava una vita più di contenuto. Voleva essere una musicista e cantare canzoni scritte da lei, non da altri. Voleva prendere il controllo della propria identità. Eleanor si definiva invece in funzione degli uomini che aveva avuto. Chiara, come Nico, voleva assumere il controllo di sé stessa. Con un senso di responsabilità sconosciuto all’altra: per lei è fondamentale dare l’esempio, sulla scorta di quanto stavano facendo i francescani. Solo che a lei non era permesso perché la donna non doveva comparire, il suo corpo era un problema.”

Ecco quello che rende Chiara un film politico: il suo trattare un problema antico e radicato nella nostra società, però ancora contemporaneo e vivo nella mentalità odierna, mostrarne la sua continuità nel tempo e indicarne le radici per poterle sradicare. Rendere visibile e allenare lo sguardo.

Sofia Racco

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