Ogni anno sono tantissimi gli studenti e le studentesse che grazie al programma Erasmus+ hanno la possibilità di andare all’estero a studiare, viaggiando verso mete come Spagna, Germania, Francia e tante altre.
Ma ne vale realmente la pena? E’ tutto oro ciò che luccica o la cruda realtà è ben diversa? Scopriamolo insieme!
Inchiesta
Noi di The Password per scoprirlo abbiamo deciso di intervistare alcuni universitari di UniTo che hanno partecipato al programma, facendoci raccontare esperienze, pensieri e avventure, così da trasmettervele.
Cosa ti ha spinto ad andare in Erasmus?
Questa è stata la prima domanda che è servita ad aprire l’intervista: cosa spinge le persone ad andare in Erasmus? Le motivazioni sono svariate: dal voler «perfezionare una lingua» , come hanno affermato alcune studentesse di mediazione linguistica, al conoscere una nuova cultura. L’amore per il viaggiare è tra le prime ragioni, oltre che la consapevolezza delle opportunità che questa esperienza può creare: secondo un rapporto della Commissione europea, l’80% dei laureati in possesso di un’esperienza all’estero trova lavoro in media entro tre mesi.
Un’altra importante motivazione che spinge le persone ad andare in Erasmus è la volontà di «cambiare aria», di «staccare un po’», come ha affermato uno studente di lingue: la ricerca di libertà ed indipendenza si unisce alla «volontà di mettersi in gioco» e di affrontare così una sfida nuova, quella di doversi ambientare in una realtà estera completamente differente dalla propria.
Quali sono state le tue difficoltà prima di partire?
La sfida ancor prima di partire riguarda soprattutto le questioni burocratiche: infatti «non sempre si sa cosa fare», ci riferisce uno studente di lettere, senza contare il rapporto con l’università ospitante, la quale alcune volte potrebbe «non rispondere alle email», come ci comunica una studentessa partita per Lisbona. Tra Learning Agreement e scartoffie varie ci si può perdere nella miriade di documenti da compilare, e i Tutor Erasmus sono un ottimo supporto, ma seguendo tantissimi studenti simultaneamente può succedere di rimanere da soli (in ogni caso è consigliato andare agli incontri formativi, svolti per esempio da ESN, Erasmus Student Network, oltre che leggere attentamente il bando).
Un altro problema riguarda i «requisiti eccessivamente stringenti dell’università ospitante»: prima di partire bisogna infatti valutare attentamente le proposte del proprio ateneo per quanto riguarda sia le varie destinazioni che i rispettivi prerequisiti richiesti. Da considerare la questione CFU: in Spagna per esempio, come ci riferisce una studentessa attualmente in Erasmus a Palma di Maiorca: «gli esami sono tutti da 6 CFU, e questo ha complicato la scelta dei crediti»; è consigliato anche verificare la lingua degli insegnamenti: sempre in Spagna alcuni potrebbero essere in catalano invece che in spagnolo, per dirne una.
Altra questione è l’alloggio: è meglio stare in una residenza universitaria o in un appartamento condiviso? Dipende molto da dove si va e dai prezzi, oltre che dalla propria naturale preferenza. In ogni caso è sempre meglio informarsi e cercare di avere dei contatti affidabili, che non si sa mai potrebbero servire– chiedere consigli non nuoce!
Quali sono state le difficoltà durante l’Erasmus?
Dopo essere riusciti a compilare la montagna di documenti è finalmente giunto il momento di partire. Cosa ci aspetta?
«La prima grande sfida appena arrivati è ambientarsi» così ci riferisce una studentessa andata a Lisbona: «inizialmente ti senti fuori luogo, non sai come reagire a determinate situazioni, la cultura può risultare parecchio diversa». Uno degli intervistati, trovatosi a Granada, afferma come la lingua, pur avendola studiata all’università, risulti differente quando parlata dai madrelingua: «fin da subito non si capisce tutto quello che ti dicono, pur avendola studiata… hai 20 anni, cambi Paese, è tutto diverso, è un adattarsi, un reinventarsi».
Il metodo di insegnamento cambia in base a dove si va: «In Spagna è un po’ come ritornare al liceo, con esami parziali e mille lavori di gruppo. Alcuni professori sono comprensivi e aperti ad aiutare gli studenti Erasmus, ma è facile trovare anche chi invece ti tratta esattamente come tutti gli altri, senza comprendere le difficoltà che potresti avere», afferma un’intervistata. Tendenzialmente in città più piccole gli esami sono più facili, in quelle più grandi ed importanti sono più complicati.
Da non sottovalutare poi il ruolo della nostalgia, accompagnata alcune volte dalla paura di non passare gli esami e di dover quindi ripagare interamente la borsa di studio.
Qualche mito sull’Erasmus è stato infranto?
«Il pregiudizio che hanno tutti quando dico che sono in Erasmus a Palma di Maiorca è che non si studi», ha affermato una studentessa andata in Spagna, che ha poi continuato: «questo è stato smentito nei primi 7 giorni. Qui ci sono da fare presentazioni e lavori di gruppo quasi ogni settimana e ci sono almeno 2 parziali per ogni materia». Molto simile l’esperienza di gran parte degli intervistati andati a Tenerife, Heidelberg, Bradford e in tante altre località.
Conclusione
La domanda che abbiamo posto per concludere l’intervista è stata: «Lo rifaresti?». Volevamo capire quanti intervistati avrebbero di buona volontà rifatto l’esperienza Erasmus, e la risposta è stata più che positiva: tutti. Tutti i partecipanti hanno affermato di voler ripetere l’esperienza, qualcuno anche puntando a ritornare dove sono già stati. Ti abbiamo convinto ad andare in Erasmus?
Diccelo nei commenti!
Octavio Moretto
Fonte immagine in evidenza: Pinterest
