La nascita di un figlio/a è, la maggior parte delle volte, un avvenimento importantissimo, un punto chiave della vita dei genitori. Per molti un figlio è una promessa, specie se si tratta di persone proveniente da Paesi devastati da guerre, carestie e crisi: emigrare per crescere i figli lontano da miseria e violenza è l’unica speranza. Molti Paesi garantiscono, completamente o solo secondo alcuni criteri, lo Ius soli: secondo questo principio il bambino che nasce sul suolo di uno Stato ne acquisisce immediatamente la cittadinanza. In particolare, la quasi totalità degli Stati di Nord e Sud America, moltissime isole e arcipelaghi tropicali, Hong Kong e qualche Paese africano garantiscono lo Ius soli senza restrizioni. Il tutto risulta molto vantaggioso per un genitore che voglia dare alla propria prole più possibilità, garantendo ad essa più di una cittadinanza. La differenza, tuttavia, risiede nel trattamento dei bambini: a seconda della provenienza dei propri genitori questa pratica prende nomi diversi.

Il birth tourism
Una tendenza degli ultimi anni per coppie provenienti dalle zone più ricche del mondo, spesso statunitensi, britanniche e in generale dell’Europa occidentale, è quella di recarsi, a poche settimane dal parto, in una località esotica o ambita che garantisca lo Ius soli. Potendo permettersi il viaggio, le cliniche e la permanenza, la loro è più una vacanza con un bonus: il bambino avrà la doppia cittadinanza, con i diritti e le agevolazioni che ne conseguono se mai dovrà o vorrà rifugiarsi lontano dal Paese d’origine dei genitori, dove sarà comunque cresciuto e istruito. In questa luce appare come una pratica certamente insolita e molto costosa, piena di opportunismo. La seconda cittadinanza è un regalo che genitori abbienti fanno ad una prole fortunata, che guadagna inconsapevolmente un grandioso privilegio: quello di avere scelta.
Gli anchor babies
Una diversa sorte spetta ai figli di coppie provenienti da Paesi più poveri o scossi dalla guerra e dalle persecuzioni etniche o religiose. Quando la nascita di un figlio può rappresentare una via di fuga, lo Ius soli assume una doppia valenza: è la garanzia che al nascituro verranno garantiti i diritti e le possibilità dello Stato di nascita, mentre per i genitori rappresenta la possibilità di migrare stabilmente verso un altro Paese, usando il figlio come garante. Per questo ci si riferisce a loro come “anchor babies”: come quando si getta l’ancora per salvarsi dal mare in tempesta, allo stesso modo un bambino può incarnare la speranza, lo slancio verso una vita migliore. Il termine ha una chiara accezione dispregiativa: la differenza si basa su criteri raziali e discriminatori. La polemica scaturita da questa pratica, negli USA in particolare, riguarda l’immigrazione illegale favorita dagli anchor babies. Infatti, pur essendo il bambino un cittadino legittimo statunitense, i genitori non possono appoggiarsi alla sua cittadinanza fino al compimento dei 18 anni. Sempre parlando del caso nord-americano, il risultato è spesso la deportazione oltre confine dei genitori e l’orfanità de facto del bambino, separato dai genitori per un tempo indefinito. Alcuni Paesi si sono mossi per limitare l’usanza degli anchor babies: l’Irlanda, ad esempio, ha modificato nel 2004 il proprio Ius soli con un referendum, in seguito all’aumento di immigrazione illegale di donne al termine della gravidanza, le quali speravano di partorire su suolo europeo per averne la cittadinanza.
In Italia lo Ius soli è concesso raramente: se il bambino è orfano, figlio di genitori apolidi o la nazionalità dei genitori non può essere trasmessa alla prole. E’ stata, in alcuni casi, parte di campagne elettorali e rivendicazioni politiche, ma finora l’unica via per avere la cittadinanza italiana è secondo lo Ius sanguinis: il bambino deve nascere da almeno un genitore con cittadinanza italiana.
Francesca Borla
Fonti
https://en.wikipedia.org/wiki/Birth_tourism#In_the_past_(stopped_by_changes_in_laws)
Crediti immagine: https://en.wikipedia.org/wiki/Birth_tourism#/media/File:Jus_soli_world.svg
Crediti immagini post di Instagram: https://birthinamerica.com/blog/top-5-destinations-for-pregnancy-tourism, https://www.imdb.com/title/tt1666555/, https://www.pinterest.it/pin/554153929121930993/
