N.B. State per leggere la seconda parte dell’articolo dedicato alla campagna “Eat Real Food” promossa dall’amministrazione Trump. Per approfondire la nuova piramide alimentare americana e la centralità della carne al suo interno, vi invitiamo a leggere la prima parte.
Nella precedente trattazione della nuova piramide alimentare americana, si è notato come scegliere che cosa mangiare e in quale quantità non è mai irrilevante; quando poi questa scelta viene fatta da una persona di potere come Trump — che, come vedremo, è un re di questo tipo di legami —, essa rappresenta un atto politico.
La correlazione tra politica, intesa come effettivo potere amministrativo e decisionale di un territorio, e il cibo è molto antica e questo è da ricondurre a fattori estremamente concreti e basilari: uno di essi riguarda, ad esempio, le modalità di distribuzione dei beni alimentari. Come Massimo Montanari spiega nel suo saggio, intitolato L’identità italiana in cucina, questo legame si può notare analizzando il Medioevo italiano, un periodo in cui le città amministravano il potere politico anche sulle aree rurali circostanti, organizzando lo scambio dei prodotti alimentari che da esse provenivano con il mercato cittadino, sulla base di specifiche normative. Oppure, facendo un ulteriore passo indietro nel passato, come spiega Andrea Strafile sulla rivista Iconografie, nel numero intitolato Gnam, uno dei compiti più delicati e più importanti della Roma imperiale era riservato al prefetto dell’annona, il quale doveva occuparsi dell’approvvigionamento del cibo per l’intera città, cercando di mantenere i prezzi accessibili alla maggior parte della popolazione.
Potrebbero essere menzionati ancora numerosi esempi storici, ma per rivolgere l’attenzione a un’epoca più recente e individuare l’impiego del cibo come strumento di propaganda politica è necessario parlare nuovamente di Trump. Come abbiamo visto nello scorso articolo, presentando la sua nuova piramide alimentare, alla cui base è stata posta la carne, Trump ha deciso di collocarne il consumo al centro della sua visione politica e culturale. Questo tipo di scelta, però, non è nuovo per il Presidente degli Stati Uniti, che già nel suo primo mandato fece discutere a causa di questioni inerenti all’alimentazione. Una delle immagini simboliche del primo mandato di Trump, durato dal 2017 al 2021, infatti, raffigura il Presidente in una stanza della Casa Bianca, circondato da panini e altri prodotti di fast food, mentre sorride alla fotocamera. A rendere la foto ancora più emblematica e significativa è la presenza, proprio sopra la figura di Trump, di un ritratto di Lincoln.
La foto risale al 14 gennaio del 2019 e mostra il ricevimento organizzato per i Clemson Tigers, la squadra vincitrice del campionato universitario di football. In conseguenza della mancanza del normale servizio di catering, Trump decise di accogliere la squadra con panini, pizza, patatine e altro cibo proveniente da fast food. La foto fu commentata da numerose testate giornalistiche, che la definirono come la rappresentazione dell’America moderna, nota per un eccessivo consumo di carne e di cibo spazzatura.
La scelta di Trump risponde a una precisa strategia identitaria: il Presidente degli Stati Uniti vuole far vedere che, nonostante il suo ruolo e la sua enorme ricchezza, continua a mangiare il cibo dell’americano medio, mostrando vicinanza verso la fascia di popolazione meno abbiente.
Sulla base di quanto scritto nella rivista Iconografie (numero dell’inverno 2023), questo tipo di approccio è stato utilizzato da diversi leader negli ultimi decenni, come Bolsonaro, che è stato più volte fotografato all’interno di KFC, o Matteo Salvini, che si è presentato come sostenitore della cucina italiana, mediante le sue partecipazioni alle sagre di paese. Questa iniziativa sembra essere stata soprattutto determinante nel 2017, quando la denominazione del partito è passata da “Lega Nord” a “Lega Salvini Premier”, che ha utilizzato il cibo come elemento di coesione nazionale rapido ed efficace.
In tutti questi casi, la carne torna costantemente (Bolsonaro con il pollo del KFC o Salvini circondato da prosciutti), ma c’è da chiedersi il motivo. Una delle spiegazioni più probabili potrebbe essere la correlazione tra carne e virilità, che rappresenta una costruzione identitaria millenaria, definibile come carnismo virile: esso ebbe il suo punto di svolta nel Medioevo, in cui il cibo smise di essere solo nutrimento e cominciò a diventare un manifesto di potere.
Prima dell’ascesa dei regni romano-barbarici, il modello alimentare egemone nel Mediterraneo era quello romano, basato sulla triade pane, vino e olio e, come evidenziato dallo storico Massimo Montanari, la civiltà era definita dalla capacità dell’uomo di trasformare la natura attraverso l’agricoltura.
Con l’integrazione tra cultura latina e germanica, però, il paradigma subì un ribaltamento: il “buon sovrano” non era più colui che garantiva le scorte di grano, ma il re cacciatore, come nella descrizione di Carlo Magno all’interno delle cronache di Eginardo.
La carne arrostita, perciò, che era il simbolo di grasso, fuoco e sangue, diventò la metafora della forza vitale e bellica, e nutrirsi di carne significava incorporare la potenza dell’animale, proponendo un rito di dominazione che definiva la gerarchia sociale. Chi non mangiava carne, quindi, era un debole, un monaco o un contadino, mentre chi sedeva a capo della tavola imbandita di selvaggina era il guerriero, il vir.
Oggi, questo privilegio elitario è stato trasformato dal populismo moderno in un simbolo di “democrazia” di massa: la carne, nel Medioevo riservata all’aristocrazia guerriera, è un prodotto di massa, che consente a ogni uomo di partecipare simbolicamente allo stesso rituale di dominazione.
Il consumo di carne rossa diventa un atto di resistenza contro le élite salutiste o il cosiddetto “politicamente corretto” e rimane una sorta di cordone ombelicale, che lega l’uomo moderno al mito carolingio: un simbolo di forza ancestrale contro la modernità.
Nella propaganda politica e nel marketing contemporaneo, il richiamo al “cibo vero” viene manipolato, al fine di contrapporre la “naturalezza” della carne all’artificiosità delle alternative vegetali, dipinte come prodotti dei “globalisti”.
La cultura carnista eleva la carne a strumento di riappropriazione di una mascolinità percepita come minacciata. Il messaggio è: l’uomo “vero” consuma carne di animali, rigettando la soia e i vegetali, visti come tentativi di femminilizzare la società. Da questo nasce il termine dispregiativo “Soy Boy“, utilizzato per stigmatizzare chi sceglie un’alimentazione plant based come individuo privo di testosterone, sottomesso e biologicamente inferiore rispetto al carnivoro fiero e aggressivo.
Questa ideologia trova la sua massima espressione nella classica grigliata, un rituale di socializzazione quasi esclusivamente maschile, dove l’estetica del fuoco e del sangue riafferma il controllo sulla natura. Il marketing della carne cavalca questa immagine, utilizzando colori scuri, suoni enfatizzati (lo sfrigolio della fiamma) e richiami alla vita selvaggia per colmare il senso di vuoto dell’uomo moderno.
Il carnismo virile trasforma il piatto in un campo di battaglia: non si mangia per nutrirsi, ma per dichiarare la propria fedeltà a un archetipo di potere che continua a definire cosa significhi “essere uomo” nella cultura occidentale.
Alessandro Santoni e Giulio De Meo
Fonti
“Cibo e rivolta populista”, Iconografie. Gnam. Sull’uso politico del cibo. 3, 2013, n.4, pp. 28-35.
Grandi Alberto, Soffiati Daniele, Il cibo è politica, [Podcast], in DOI — Denominazione di Origine Inventata, 1 maggio 2025, ultima consultazione: 08 febbraio 2026, link: https://open.spotify.com/episode/0z4oZioGUdzgQ1AGOU2Mvo?si=YmvA–SSQ9KXYC1x5_97yg
“La Lega cambia simbolo: senza “Nord” e con “Salvini premier””. Sky TG24, 21 dicembre 2017, ultima consultazione: 08 febbraio 2026, link: https://tg24.sky.it/politica/2017/12/21/Lega-nuovo-simbolo-senza-nord-salvini-premier?utm_source=chatgpt.com
Montanari Massimo, L’identità italiana in cucina, Roma-Bari, Laterza, 2025.
Rosner Helen, “The Pure American Banality of Donald Trump’s White House Fast-Food Banquet”. The New Yorker, 15 gennaio 2019, ultima consultazione: 08 febbraio 2026, link: https://www.newyorker.com/culture/annals-of-appearances/the-pure-american-banality-of-donald-trumps-white-house-fast-food-banquet
“Usa: fast food a Casa Bianca, paga Trump. Shutdown, presidente invita campioni football, serve hamburger”. Ansa, 16 gennaio 2019, ultima consultazione: 08 febbraio 2026, link: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/01/15/usa-fast-food-a-casa-bianca-paga-trump_c502c334-039d-4adc-b94f-fd8aec13c6c3.html
