Il sacro rapporto tra uomo e natura

“Esiste un consenso scientifico, molto consistente, che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. L’umanità deve prendere coscienza delle necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo”.

Queste solo le parole con cui inaspettatamente, nel 2015, Papa Francesco presentò l’Enciclica “Laudato sì”, primo documento ufficiale del Vaticano che tratta temi ambientali e sottolinea la responsabilità morale degli uomini verso l’ambiente.

L’Enciclica, rivolta a tutti, cristiani e non, riconosce la responsabilità della società umana come custode e protettrice della natura. Secondo Papa Francesco, il compito di custodire non può essere correttamente adempiuto se l’uomo non trova un posto all’interno della realtà naturale.

Sentire queste parole pronunciate da una guida spirituale di rilevanza mondiale desta grande sorpresa, ma anche curiosità. Il cristianesimo è la religione più diffusa al mondo e solo dopo secoli dalla sua esistenza ha preso posizione in merito al rapporto uomo – natura.

Sorge spontanea la domanda: “Ma le altre religioni come interpretano questa relazione?”.

La religione cattolica vede l’uomo come custode e protettore della natura: questo implica una separazione tra la realtà umana, quella naturale e, più ampiamente, quella divina. Esistono piani ben definiti che possono essere varcati solo in momenti specifici dell’esistenza.

L’ortoprassi  induista, a differenza della religione cattolica, contempla più dèi (ma solo tre sono responsabili della creazione del mondo e dell’uomo) che “vivono” con l’uomo attraverso animali e piante. I dogmi induisti riconoscono l’esistenza di un equilibrio che sostiene il mondo e un rispetto per ciò che li circonda, ovvero persone, animali e piante, poiché il piano divino e umano sono vicini e convivono giorno dopo giorno. Perciò gli induisti considerano sacri alcuni animali o piante e provano gratitudine verso quegli esseri viventi che  forniscono loro sostentamento.

Nella dottrina buddista uomo e natura concorrono insieme a formare un vasto universo. L’ambiente, secondo i buddisti, influenza la forza vitale dell’uomo: un ambiente sano e ricco porta alla maturazione di energia, che si tramuta in compassione, amore, saggezza e ragione; al contrario, un territorio impoverito rompe il ritmo della vita interiore, dando spazio all’egoismo e all’avidità.
Per il buddismo, la ricerca tecnologica, scientifica e sociale deve essere rivolta al miglioramento dei problemi ambientali, poiché, in quanto uomini, siamo in grado di comprendere le leggi fisiche e biologiche che governano i sistemi naturali ed è nostro compito proteggere il complesso sistema ecologico della Terra.

“Chi non ha compassione per gli altri non avrà la Compassione di Dio. Siate misericordiosi con gli esseri viventi , Dio vi tratterà alla stessa maniera”

Così il Profeta Muhammad mette in guardia gli uomini e le donne che violano il mondo naturale. I musulmani, nel corso della loro storia, hanno sviluppato un forte attaccamento alla terra e alle piante che vi crescono. Per la fede musulmana utilizzare ciò che offre la natura è sadaqua, ovvero un’elemosina, un atto caritatevole. L’albero che viene piantato mette a disposizione, per sadaqua, i suoi frutti, in modo tale che gli uomini e gli animali possano usufruirne.
Per i musulmani è importante vivere in armonia con la natura e con gli esseri viventi che la popolano. Dunque è possibile nutrirsi degli animali, ma è peccato farli soffrire ingiustamente, in quanto creature di Dio.

Più fluide si dimostrano le religioni panteistiche, di cui è difficile delineare con precisione le caratteristiche. Tuttavia, esiste uno specifico ramo del panteismo, detto naturalistico, che sostiene che “tutto è natura, la natura è tutto”. In queste nuove forme di religione Dio è considerato non come una persona, ma come un’energia che fluisce nell’uomo e in tutto ciò che si trova intorno. L’individuo risulta parte di una realtà universale, che lo comprende, lo assorbe e senza la quale non ha scopo di esistere.

Da quanto emerge è evidente che ogni religione riconosca un rapporto tra uomo e natura. Sicuramente le parole di Papa Francesco segnano un importante punto di svolta che influenzerà il modo di pensare di molti credenti. Nondimeno, restano ancora da discutere i piani su cui la natura viene posta rispetto all’uomo: per molte religioni, il piano naturale è qualcosa che sottostà all’uomo ed è un suo fardello; tuttavia, alcuni studi antropologici hanno dimostrato che l’enorme sviluppo della specie umana è stato fortemente condizionato dalla presenza di habitat ed ecosistemi ben instaurati.

Noemi Ferro

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