Di sesso, social network e libertà

L’hanno definita una star del web, i suoi video hanno fatto il giro della rete e sono diventati virali, il suo nome è sulla bocca di tutti, ma non stiamo parlando di una cantante o di una celebre youtuber.
Tiziana Cantone, trentunenne napoletana, non ha cercato volontariamente questa notorietà. I video “hot” registrati con un partner sono finiti in rete a sua insaputa e la giovane donna si è lanciata in una battaglia legale per rivendicare il diritto all’oblio e di conseguenza il cambio del cognome e la cancellazione di filmati e relativi commenti da una serie di social network. Diritto che però le è stato negato, poiché secondo il giudice “presupposto fondamentale perché l’interessato possa opporsi al trattamento dei dati personali adducendo il diritto all’oblio è che tali dati siano relativi a vicende risalenti nel tempo”.
Tiziana Cantone ora è morta, si è suicidata in uno scantinato impiccandosi con un foulard. Non è riuscita ad essere la figura anonima che sperava di diventare ed è sprofondata sotto il peso degli insulti, sotto i commenti di chi la definiva una troia e di chi la giudicava per non avere fatto nulla se non vivere liberamente la propria sessualità.

In molti hanno cercato di trovare un colpevole per la morte di Tiziana Cantone, e il capro espiatorio designato sembra essere il generico “web”. Se non ci fossero stati mezzi di diffusione così capillari la vita di Tiziana non sarebbe stata segnata dalla vergogna, se migliaia di sconosciuti non avessero avuto modo di esprimere la loro opinione forse Tiziana non sarebbe morta. Oppure no? Certo, a condannare Tiziana Cantone sono stati quei video, finiti dove non sarebbero dovuti arrivare, e le parole di scherno che hanno suscitato, ma cosa c’è dietro a quello che in tantissimi hanno scritto, prima e dopo il funerale della sfortunata vittima di queste circostanze? Neanche la morte ha fermato gli spietati giudici di Tiziana: “Te la sei cercata!”, “Lo stesso trattamento andrebbe riservato a tutte le cagne come te!” hanno commentato sotto gli articoli riguardanti i tragici fatti.
Se non ci fosse stato internet, sarebbero state le chiacchiere da bar a segnare il destino di Tiziana Cantone. Bisogna fare un passo ulteriore, avere il coraggio di guardare oltre l’ovvio e cercare il vero assassino di una donna che ha tentato di fuggire da una situazione che non le lasciava alternative.
Qualcuno, un po’ più lungimirante di altri, ha scritto: “Se al posto di Tiziana ci fosse stato Tiziano, non sarebbe successo niente, anzi. Tutti a complimentarsi” – ed è qua che dobbiamo far luce per trovare la vera motivazione. Perché il corrispettivo femminile di playboy è “donna dai facili costumi”, per usare un francesismo? Perché i video di Tiziana non sono stati dimenticati dopo qualche giorno e perché una donna innocente si è suicidata con la sola colpa di aver praticato un atto sessuale che viene compiuto tutti i giorni? E perché questo deve rappresentare una colpa?
Il caso di Tiziana Cantone riesce a suscitare soltanto una marea di domande, che fanno pensare e che intristiscono. In un Paese dove la donna è vista come un mezzo per accrescere la natalità e attorno a cui ruota una campagna di cattivo gusto del Ministero della Salute, una donna muore perché non è libera di vivere il sesso come vorrebbe.

 

Giulietta De Luca

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