Persone che non si sentono persone

Ci sono frontiere che l’essere umano è riuscito ad attraversare solo grazie alla rivisitazione di conoscenze che sembravano certe. Nuove nozioni sullo spazio ci hanno portati più lontano di quanto si potesse immaginare, la medicina sta facendo passi da gigante e le intelligenze artificiali sono sempre più sviluppate. Tutto questo grazie alla volontà di spingersi verso l’ignoto che caratterizza la nostra specie. Sorprendentemente – oppure no – c’è qualcuno che umano non ci si sente proprio: questi interessanti individui, se così li si può chiamare, prendono il nome di otherkin.

Chi, o meglio, cosa sono e da dove arrivano?
Cominciamo con il rispondere alla seconda domanda: arrivano dal web, come un po’ tutti i recenti fenomeni. Per essere più precisi, è stata la rete a permettere loro di riconoscere i segnali di ciò che provano, di scoprire l’esistenza di loro “simili” e di creare quella che è a tutti gli effetti una vera e propria comunità. Una comunità composta da persone che non si sentono persone, bensì altro. E questo altro è piuttosto indefinito, perché in svariati casi si tratta di animali realmente esistenti (numerosi sono i cat-kin, i wolf-kin e i fox-kin), in altri di creature fantastiche o mitologiche (si passa dai draghi agli elfi, dai vampiri alle fate, dai fantasmi a Dio, passando per demoni, angeli e alieni) e in altri ancora di cose inanimate, come i pianeti, gli oceani, le stelle e le galassie – in mezzo a noi camminano diversi Pluto-kin, ovvero coloro che si identificano con Plutone, probabilmente per la sua esclusione dal Sistema Solare e il presunto senso di emarginazione e tristezza che ne sarebbe derivato se fosse stato in grado di provare sentimenti. Da non dimenticare sono poi i fiction-kin, che rivedono se stessi in personaggi di finzione, provenienti da libri, film, fumetti e quant’altro.
Ci sono diversi di livelli di identificazione, dalla sensazione di condividere qualcosa con l’essere in questione fino alla totale immedesimazione, che comporta anche il sentire parte del proprio corpo arti o forme non visibili a chi guarda dall’esterno.

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Un wolf-kin, per esempio, riuscirà a convincersi di avvertire dolore se qualcuno pesta la sua coda. Questo è forse il fatto meno singolare, in quanto ha molto in comune con la Sindrome dell’arto fantasma, che comunque può contare su una spiegazione medica che nel caso degli otherkin manca, poiché per ora non ci sono studi neurologici sull’argomento.

La comunità del web è quindi destinata a continuare la propria scissione: se da un lato gli otherkin sono fortemente criticati perché si considerano sullo stesso piano di transessuali e agender, dall’altra hanno al loro fianco i cosiddetti social justice warrior, che difendono i diritti delle minoranze, talvolta con troppa enfasi e mischiando cause giuste a cause discutibili.
Non si può fare altro che aspettare, dunque, e scoprire se il destino di angeli, pianeti e lupi sarà ancorato ad internet o se anche loro potranno vivere nella società con il ruolo che sentono di ricoprire.

Per qualche informazione in più, è possibile consultare la purtroppo non fornitissima Wikipedia degli Otherkin.

Giulietta De Luca