Foto di copertina: Wikipedia
E’ il 2011 quando nelle sale cinematografiche va in scena per la prima volta The Help, film diretto da Tate Tylor e tratto dall’omonimo bestseller di Kathryn Stockett.
Dopo un’attenta ricerca attorno al mondo di The Help, condotta per un corso universitario, abbiamo pensato che quanto avevamo appreso potesse essere di interesse per lettori e lettrici.
Due sono le tematiche principali affrontate in The Help: il razzismo e le discriminazioni di genere. In questo primo articolo tratteremo il tema del razzismo.
The Help in pillole
The Help è ambientato a Jackson, una cittadina del Mississippi, negli anni Sessanta.
Protagonista del film è la giovane Eugenia “Skeeter” Phelan appena tornata dal college con una triste verità ad attenderla: durante la sua assenza la madre ha licenziato la sua adorata domestica Constantine. Il legame instauratosi con la propria domestica era paragonabile a quello materno. La sua assenza la porterà, perciò, a meditare sull’importanza delle domestiche nere nelle case dei bianchi.
Con l’aiuto di Aibileen e Minny, le domestiche delle sue migliori amiche Elizabeth e Hilly, Skeeter intraprenderà un viaggio nelle vite e nel mondo di una comunità che vive alle porte di Jackson e grazie alla quale Jackson può continuare ad essere quella che è: quella nera.
The Help non è solo il titolo del film e dell’omonimo romanzo da cui è tratta la pellicola, è anche il titolo di un altro romanzo: quello che pubblicherà Skeeter durante il tempo del film.
Razzismo e razza: informazioni preliminari
Il concetto di razza si è diffuso durante il diciannovesimo secolo con l’espansione coloniale. Ogni essere umano condivide, però, con qualsiasi altra persona più del 99% del proprio DNA. Dal punto di vista biologico e scientifico non possiamo classificare la popolazione in diverse razze, anche a causa della giovanissima età della specie umana e degli innumerevoli flussi migratori che hanno inevitabilmente portato a un rimescolamento continuo del materiale genetico.
Nonostante le razze siano un costrutto sociale, non possiamo dire lo stesso del razzismo. Per razzismo si intende un tipo di discriminazione che porta un gruppo di persone di essere trattato diversamente a causa di un diverso colore della pelle, origine, etnia, nazionalità…
Hunt e l’idea che The Help non sia il film giusto per parlare di razzismo
Darnell Hunt, sociologo e professore presso la UCLA (USA), ha sottolineato come The Help non sia il film giusto per approcciarsi e approfondire le tematiche inerenti la razza e il razzismo. Punto focale del discorso di Hunt è che The Help è un film che parla della comunità nera e di emancipazione della stessa e delle donne in generale. The Help è, però, diretto da un uomo bianco, Tate Tylor, e basato su un libro scritto da un’autrice anch’essa bianca, Kathryn Stockett. Come può una donna bianca narrare del disagio vissuto dalla comunità nera? E ancora, come può un uomo bianco comprendere a pieno le difficoltà delle donne nere?
Le argomentazioni di Hunt si spostano poi sul periodo in cui si è scelto di ambientare le vicende narrate: un passato lontano, come ad alludere al fatto che quanto visto non è più caratteristica del tempo presente. The Help, a detta di Hunt, fa ricorso al lato emotivo dello spettatore andando a scaturire in lui/lei il pensiero: “Oh, guarda come vivevano all’epoca i neri in America; per fortuna ora non è più così.”
In un articolo del Corriere della Sera pubblicato il 15 luglio del 2020, Viola Davis – che in The Help interpreta Aibileen Clark – ha detto di essersi pentita di aver accettato di prendere parte al film e di aver “tradito sé stessa e la sua gente“. La Davis ha dichiarato che la storia raccontata era una storia che le persone non erano ancora pronte ad ascoltare e soprattutto a narrare.
C’è un modo giusto per parlare di razzismo?
Le dichiarazioni della Davis e di Hunt ci hanno messe nella posizione di chiederci se quanto avevamo visto e acclamato non era che il frutto del lavoro della comunità bianca che voleva dire la sua su un mondo che non potrà mai comprendere a pieno.
Quale potrebbe essere il modo giusto per parlare di razzismo, allora? Un’opzione potrebbe essere quella di non parlarne e di aspettare che chi dovrebbe farlo sia pronto a esporsi. Le tematiche inerenti le discriminazioni razziali, però, non possono più attendere. Le persone continuano a morire e a essere discriminate nella vita di tutti i giorni. Bisogna agire, schierarsi, parlarne e sollevare il problema. E non importa se il tutto viene fatto nel modo giusto o sbagliato, l’importante è che la gente ne parli, magari criticando il prodotto e offrendo soluzioni per migliorarlo in futuro.
Non c’è un modo giusto per parlare di razzismo o di qualsiasi tematica controversa. E se questa modalità dovesse esistere, non la si può scoprire se non sperimentando. E The Help è stato anche questo.
Emily Aglì
Gaia Bertolino
