In un mondo sempre più connesso, a prima vista sembrerebbe un paradosso parlare di solitudine. Le interazioni digitali sono infatti in continua crescita e da tempo sono parte integrante della nostra quotidianità. La comunicazione digitale ci ha permesso di aggiornarci rapidamente anche a chilometri di distanza, permettendoci di restare sempre in contatto.
Nella vita offline, tuttavia, la socialità risulterebbe più complessa, causando disagi e difficoltà. Come siamo finiti a sentirci sempre più soli e distanti? E come è cambiato il nostro modo di comunicare?
Oltre una semplice abitudine
Sebbene i social media siano nati con l’intento di ricongiungere amici e conoscenze di vecchia data, ben presto sono diventati molto di più. Oggi, infatti, sono lo spazio prediletto per mostrare la propria vita, diventando quasi uno status symbol della nostra identità.
Molto spesso, pertanto, non li usiamo per contattare qualcuno o conoscere nuove persone, ma per usufruire dei contenuti, apparentemente perfetti, che troviamo scrollando.
Il loro uso produce nel nostro organismo scariche di dopamina, rendendo sempre più difficile smettere di guardarli. Tuttavia, invece di sentirci appagati, sovente percepiamo un profondo senso di inadeguatezza e malessere.
E così, mentre il tempo scorre, perdiamo ore a guardare le vite altrui e a chiederci come mai la nostra non sia abbastanza. Questo sconforto prende vita dall’idea che tutto quello che vediamo sugli schermi sia reale e parte integrante della routine: viaggi, cene, corpi perfetti e gruppi di numerosi amici.
La realtà oltre lo schermo, però, risulta essere più complessa, e ne è una prova la crescente difficoltà che riscontriamo nella comunicazione offline. Se un tempo era consueto parlare dal vivo e trascorrere del tempo insieme, oggi sembra essere sempre più difficile anche solo organizzare una telefonata.
Le agende piene hanno reso la socialità un evento da schedulare, al pari del lavoro o di una commissione; lentamente abbiamo iniziato a perdere l’abitudine di vederci solo per il piacere di stare insieme, lontani dagli schermi e dalle logiche performative.
I social restano così molto spesso l’unica via percorribile per comunicare con qualcuno, ridimensionando il nostro modo di dialogare e conoscere nuove persone.
Mentre le connessioni digitali aumentano a vista d’occhio, click dopo click, si fa strada dentro la società un sentimento di solitudine sempre più radicalizzato.
Una società sempre più sola
Nonostante l’uso dei social media abbia facilitato la comunicazione, la nostra società sembra essere attraversata da un’ondata di solitudine, che colpisce diverse generazioni: la tecnologia e i suoi mezzi, infatti, non sono più solo appannaggio dei giovani.
Le difficoltà che si incontrano mediamente a comunicare al giorno d’oggi colpiscono in maniera trasversale tutti coloro che usano quotidianamente i social.
Se fino a vent’anni fa la comunicazione era condotta attraverso incontri o, al massimo, telefonate, al giorno d’oggi è raro chiamare senza avere prima mandato un messaggio. L’intenzionalità sembra essersi eclissata, a favore di interazioni programmate e standardizzate da un nuovo tipo di linguaggio, sempre più bipolare.
Sui social media, difatti, veniamo esposti continuamente alla ricerca della perfezione, spingendoci a pensare che i momenti no, giornate faticose o discussioni siano segnali di un problema e che pertanto siano fuori dai canoni. Negli ultimi anni il bipolarismo —come il bene e il male, il buono e il cattivo — è approdato anche nelle nostre comunicazioni, spingendoci a pensare che talvolta sia sufficiente una discussione per chiudere un rapporto.
Nuovi modi di relazionarsi
Sebbene l’essere umano sia imperfetto di natura, abbiamo iniziato a ricercare la perfezione nelle nostre relazioni e a interpretare univocamente alcuni comportamenti.
Qualcuno ti ha lasciato un visualizzato? Sicuramente non eri una sua priorità.
Qualcuno era online e non ha risposto al tuo messaggio? Probabilmente ha qualche problema con te ma non te lo vuole dire.
Questa logica di controllo è uscita dai social e ha intaccato le nostre relazioni, impedendoci di vivere le interazioni con spontaneità. Così diventa sempre più complesso comunicare, come se si dovesse implicitamente rispettare una legge che regola il numero di messaggi mandati, le durate dei messaggi vocali o il tono da usare in una chiamata.
In questo nuovo modo di parlare non c’è spazio per discutere e confrontarsi, magari su idee diverse, e piano piano le parole non dette, le chiamate non fatte per paura di disturbare e i discorsi lasciati da parte sono aumentati a tal punto da farci progressivamente allontanare senza che ce ne rendessimo conto.
Da una parte parte, questi modi impliciti di comunicare hanno accresciuto frustrazione e rabbia, portandoci a pensare che spesso sia meglio stare soli; dall’altra, hanno causato un profondo senso di solitudine, che intacca la nostra salute mentale.
Fare nuove conoscenze risulta essere oggi un vero e proprio impegno, veicolato dal nuovo linguaggio e dalle aspettative, spesso irrealistiche, che abbiamo; pertanto, mostrare la nostra personalità e conoscere quelle altrui a volte sembra ai nostri occhi troppo rischioso, perciò preferiamo restare nella nostra zona di comfort.
Anche continuare a coltivare le amicizie già presenti pare essere più complesso di un tempo, soprattutto quando non ci si vede per mesi, poiché anche gestire eventuali discussioni o litigi può significare mettere in discussione l’intero rapporto.
Considerazioni finali
La socialità di oggi è caratterizzata dunque da abitudini e codici di comportamento omologati, in cui non c’è spazio per la spontaneità.
Ogni azione sembra essere dettata da una precisa finalità, portandoci di frequente a fare ciò che secondo la società andrebbe fatto, piuttosto che ascoltare la nostra volontà. Pertanto, ci ritroviamo progressivamente in un guscio chiuso e individualista, dove stare soli è più facile che interagire con qualcuno.
E così, in una società mai stata così connessa, ci ritroviamo a vivere il paradosso di un’esistenza sempre più solitaria, in cui la nostra necessità di stare con gli altri è subordinata alla ricerca di una perfezione irraggiungibile.

Asia Ozella
Fonti
Lucio Iaccarino, “L’incapacità di ascoltarsi nell’epoca de vocali”, Huffpost, 27 settembre 2025, ultima consultazione: 28 agosto 2026, link: https://www.huffingtonpost.it/blog/2025/09/27/news/lincapacita_di_ascoltarsi_nellepoca_dei_vocali-20137266/
Redazione ISFiPP-SSCF, “I social e la solitudine. Il paradosso delle connessioni moderne”, Istituto ISFIPP, 16 aprile 2025, ultima consultazione: 28 agosto 2026, link: https://isfipp.org/i-social-e-la-solitudine-il-paradosso-delle-connessioni-moderne/





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