Botta e risposta contro Udine: così UniTo ha vinto il Torneo di Dibattito Interuniversitario

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Lo scorso maggio, la squadra di dibattito di UniTo ha vinto la sesta edizione del Torneo di Dibattito Interuniversitario. La finale si è disputata a Padova, dove il team torinese ha dibattuto contro quello di Udine, peraltro vincitore dell’edizione precedente.

La mozione proposta verteva sul tema degli Stati Uniti d’Europa. La squadra di Torino ha dovuto sostenere la posizione contraria, argomentando quali sarebbero stati i rischi di un’organizzazione federale.

Nella nostra università il mondo del dibattito è particolarmente vivace e questa vittoria è la manifestazione del grande lavoro che da anni viene portato avanti da diverse realtà. Una di queste è IDeA.To, un’associazione di studenti che si occupa, tra le varie cose, di promuovere incontri di dibattito negli atenei e nelle scuole del torinese. All’inizio di ogni anno l’organizzazione apre le iscrizioni per gli studenti curiosi di misurarsi con questa disciplina. I suoi membri, oltre ad aver preso parte al Comitato organizzativo di questa edizione del Torneo, si sono anche impegnati a preparare alla competizione le due squadre che UniTo ha presentato.

Nel Torneo di quest’anno hanno gareggiato 16 squadre, provenienti da 14 università diverse. UniTo ha schierato la “Squadra Bianca”, eliminata nella fase a gironi, e la “Squadra Rossa”, vincitrice dell’edizione.

I componenti della “Squadra Rossa” erano Pietro Buoso, Mariagrazia Ritella, Roxy N’dah, Paolo De Maria, Ilias Tazi e Bianca Laura Giovanna Laurenzi. Pietro Buoso era il membro con più esperienza nel gruppo, poiché questa era la seconda edizione a cui partecipava. Noi di The Password lo abbiamo intervistato per farci raccontare il suo percorso nel mondo del dibattito regolamentato.

Crediti: su gentile concessione di Giovanni Giardina, presidente di IDeA.To e membro del Comitato organizzativo del Torneo Interuniversitario di dibattito

La tua squadra ha vinto la VI edizione del Torneo di Dibattito Interuniversitario. È la prima volta che gli studenti di UniTo vincono questa competizione: sei soddisfatto del traguardo raggiunto?

Molto. Lavorare con questa squadra è stato davvero formativo e sono fiero del percorso fatto e dei risultati ottenuti. Secondo me, al suo interno, tutti nel proprio ruolo sono delle eccellenze. Purtroppo, il giorno della finale io non ero presente e ho solo potuto partecipare da remoto, come spettatore. I miei compagni, però, sono comunque riusciti a cavarsela più che bene anche con un membro in meno. Credo che questo risultato renda ancora più evidente il lavoro svolto finora.

Puoi presentarci i tuoi compagni di squadra nei rispettivi ruoli?

Va detto che ogni squadra può decidere di volta in volta quale dibattente schierare e in che ruolo: volendo, i membri potrebbero scambiarsi le parti quando preferiscono. Alcuni di noi sono rimasti abbastanza fissi nelle posizioni che avevamo deciso: Paolo De Maria ha fatto la replica, Roxy N’dah è stata il nostro “Socrate” e Bianca Laura Giovanna Laurenzi si è dedicata al prologo. Mariagrazia Ritella e Ilias Tazi, invece, si sono occupati talvolta delle argomentazioni e talvolta dell’epilogo.

Com’è stato sostenere la mozione contro la costituzione degli Stati Uniti d’Europa?

Per certi versi è stato problematico, soprattutto perché sia io sia i miei compagni siamo europeisti. Il protocollo, però, prevede che vengano estratte a sorte le posizioni che le squadre dovranno sostenere, perciò abbiamo dovuto arrangiarci e cercare delle argomentazioni valide a favore della nostra tesi. Abbiamo provato a dimostrare gli svantaggi dell’Europa federale, senza però sostenere fino in fondo idee che nella realtà sarebbero state troppo lontane dalle nostre. Siamo partiti da questo presupposto: ogni Stato dell’UE ha le proprie aspettative e necessità, che non sempre sono le stesse del Paese vicino. Il problema su cui ci siamo concentrati maggiormente è quindi la mancanza di un orizzonte di obiettivi condivisi tra i diversi paesi.

Tu ti aspettavi la vittoria dopo aver ascoltato il dibattito?

Questo è difficile a dirsi: quando sai che l’altra squadra è forte, hai al contempo la speranza di vincere e la paura di essere battuto. E, almeno in me, nessuna delle due prevaleva davvero. In ogni caso, avevamo già avuto delle belle soddisfazioni: su cinque dibattiti, infatti, abbiamo ottenuto quattro vittorie e un pareggio. Non è così scontato che una squadra nuova e con un solo “veterano” raggiunga questi risultati.

Come si articola il dibattito nelle sue diverse fasi?

La competizione è regolata attraverso il protocollo Patavina Libertas: due squadre dibattono su una mozione precedentemente assegnata, articolando il loro discorso secondo fasi ben precise. Il dibattito inizia con la “Promessa solenne del disputator cortese”, con cui si dichiara la volontà di affrontarlo con buone intenzioni e nel rispetto dell’avversario. Dopo, nel prologo, ogni gruppo si presenta e anticipa la prospettiva che adotterà nel discutere il tema proposto. Seguono le argomentazioni, che il “Socrate” della squadra avversaria cerca di sfidare con una serie di domande incisive. È prevista poi una replica alle argomentazioni degli avversari, a cui fa seguito la “difesa collettiva”, che ha lo scopo di difendere e riabilitare la propria tesi dalle accuse che sono appena state mosse. Infine, ogni fazione conclude con un epilogo.

In quanto membro di IDeA.To, ti è capitato di promuovere questa attività nelle scuole?

Sì, ogni anno ci sono licei, scuole medie ed elementari che fanno richiesta. Si cerca di estendere questo servizio un po’ a tutto il Piemonte. Abbiamo organizzato dibattiti anche al Politecnico.

Quali abilità credi che il dibattito aiuti a sviluppare?

Sicuramente insegna a parlare in pubblico, una capacità che può servire sia in ambito scolastico, universitario e lavorativo, sia nella vita sociale. Il momento cruciale, infatti, è quello della restituzione: quando i giudici commentano i discorsi tenuti da entrambe le squadre. Lì puoi capire davvero quali sono i tuoi punti di forza e che cosa invece dovresti migliorare. Inoltre, dibattere aiuta a sviluppare un pensiero critico ed elastico, utile nel gestire diverse situazioni personali e sociali. Per esempio, sappiamo che gli studenti di una classe in cui avevamo fatto formazione tempo prima, davanti a una discussione reale, seria e divisiva, invece di litigare hanno istituito di loro iniziativa un dibattito regolamentato per risolvere la questione. 

In conclusione, possiamo dire che senz’altro quest’anno UniTo ha di che essere fiera. Noi di The Password ci auguriamo che il futuro che attende le sue squadre e, in generale, il mondo del dibattito a Torino, sia tanto vivace quanto il presente.

Adele Rollino

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