Con l’avvicinarsi dell’inverno, sta per concludersi la quinta campagna della guerra in Ucraina. Per il conflitto, già costato alle parti coinvolte tra le 350’000 e il 1’500’000 di vittime, e in stasi almeno da due anni, sembrano aprirsi degli spiragli diplomatici. Ma di cosa si tratta?

Foto dell’ufficio stampa della Presidenza della Federazione Russa via Wikimedia, licenza CC-BY 4.0. Materiale originale proveniente dal sito kremlin.ru.
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La guerra russo-ucraina è grossomodo una guerra convenzionale, ovvero un tipo di conflitto in cui due Stati sovrani dotati di esercito si scontrano sul campo con obiettivi tattici e strategici opposti. “Grossomodo”, perché la Russia non ha consegnato una dichiarazione di guerra al governo di Kiev, come d’altronde non avviene fin dalla seconda guerra mondiale. C’è dunque chi, a proposito di ciò, parla di ipocrisia.
Le principali guerre del secondo Novecento (Corea, Vietnam, Afghanistan, Falkland, Iraq, ecc.) non sono invece definibili convenzionali. L’uso di armi chimiche, di esplosivi atipici — come il napalm in Vietnam —, e l’assenza di schieramenti ben precisi hanno infatti reso impossibile far rientrare in questa categoria i suddetti conflitti. Bisogna inoltre considerare l’assenza di esplicite dichiarazioni di guerra: questa particolare dinamica ha creato un ordine internazionale relativamente stabile, basato sul famoso bipolarismo, che fino al 2022 sembrava solido. Oggi, quell’equilibrio è saltato e i Paesi del primo mondo e le Nazioni Unite si ritrovano in una posizione particolarmente scomoda.

Foto dell’ufficio stampa della Presidenza della Federazione Russa via Wikimedia, licenza CC-BY 4.0. Materiale originale proveniente dal sito kremlin.ru.
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L’unico modo per concludere una guerra convenzionale, dunque, è fare la pace. Di per sé, potrebbe apparire una questione di facile risoluzione, ma in realtà è alquanto complessa. Fare la pace implica aprire un congresso, requisito che pone già da subito degli interrogativi politici. Dove farlo? Quale Paese scegliere come moderatore? Chi invitare? La Russia probabilmente sarebbe affiancata da Corea del Nord e Serbia. E la Cina? Che posizione prenderebbe? Si capisce che sorgono molte complicazioni. Da un punto di vista pratico, la messa a punto del nuovo assetto ucraino si rivelerebbe ancora più intricata. La restituzione dei territori occupati dalla Russia all’Ucraina sarebbe auspicabile, ma a conti fatti irrealistica. L’esercito russo non sembra affatto interessato a sgomberare le zone di operazione, tanto meno avrebbe le risorse per arrivare fino a Kiev (né l’intenzione, sembrerebbe) e conquistare così l’intero Paese. Quella in cui l’Ucraina si ritrova è una situazione di stallo che sta costando alla popolazione centinaia di migliaia di vittime, tra militari e civili.
La creazione di una repubblica filorussa indipendente nell’Ucraina orientale non farebbe altro che introdurre sulla cartina un instabile Stato cuscinetto, causa del malcontento dei più, e che potrebbe costituire la premessa per lo scoppio di un ulteriore scontro futuro. Inoltre, il territorio occupato dalla Russia contiene circa l’80% delle risorse agrarie e industriali del Paese. Che ne sarebbe dunque dell’economia e della finanza ucraine?

Foto del Servizio statale dell’Ucraina per le emergenze via Wikimedia, licenza CC-BY 4.0.
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L’Ucraina è un Paese stremato. Almeno 500’000 complessi abitativi sono stati distrutti dai raid russi (il 36% di tutte le strutture residenziali totali), mentre i debiti di guerra sfiorano i 30 miliardi di dollari. La guerra, inoltre, sta rendendo sempre più drammatica la già difficile situazione demografica ucraina. Come da proverbio, però, “se Atene piange, Sparta non ride”. I tassi d’interesse sui titoli russi sono fuori controllo e tutti gli asset finanziari sono stati spostati nel campo bellico. Questa non è una prospettiva incoraggiante neanche per la crescita economica della Russia, che infatti ha subito un brusco rallentamento negli ultimi due anni.
Inoltre, occorre ricordare la sempre maggior interdipendenza della Russia con la Cina. Pechino controllerebbe a oggi il 35% del mercato import-export russo e fornirebbe circa il 60% del materiale bellico di cui la Russia necessita. Secondo le ipotesi della Banca Mondiale, due regioni su tre della Russia erano in deficit nell’ultimo trimestre 2025. Le transazioni poco chiare della Russia non aiutano a formulare un’ipotesi. Secondo le analisi di Bloomberg, circa 12 miliardi di dollari mancherebbero all’appello nel bilancio complessivo dello Stato. Probabilmente sono stati spostati all’estero, su piattaforme più o meno trasparenti, ma cosa ne sarà di questo denaro non è chiaro. Le sanzioni e l’isolamento diplomatico, infine, non giovano alla popolazione civile russa. Il dissenso è pesantemente limitato, ma non vuol dire che non ci sia.

Foto dell’ufficio stampa del presidente dell’Ucraina via Wikimedia, licenza CC0 1.0.
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Kiev inizia pertanto a perdere l’appoggio — da un lato politico e dall’altro strategico — dei propri alleati. Donald Trump sta progressivamente abbandonando Volodimir Zelens’kyj a se stesso. L’Unione Europea, che si sente molto più minacciata dalla prospettiva di un’invasione di vasta scala da parte della Russia, è anch’essa in sofferenza. I tanti prestiti e invii di armi hanno fatto rallentare la crescita del PIL, causando l’inflazione dell’euro, dovuta anche alla difficile situazione petrolifera. Non è un caso, insomma, che il presidente ucraino abbia aperto a una soluzione diplomatica. Vi si ritrova costretto, a causa della sempre maggior insostenibilità dello scenario presente.
C’è poi la situazione internazionale. La Turchia, principale alleato della Russia sul mar Nero, ha spazzato via il governo di Assad ormai quasi due anni fa e ha ora un alleato importante nell’area. Ahmad al-Shara, detto al-Jawlani, attuale presidente della Siria, era infatti a capo del Governo di Salvezza Siriano, una formazione paramilitare e quasi-statale finanziata e supportata dal governo di Ankara. La scomparsa del Kurdistan siriano (il Rojava) ha privato gli Stati Uniti di un altro punto di controllo nell’area. In seguito alla svolta negativa della situazione in Iran e alle provocazioni costanti dello Stato di Israele verso la Turchia — tramite i bombardamenti in Siria —, la zona si prospetta come futuro teatro di interesse per le tensioni internazionali. La fine della guerra in Ucraina potrebbe far spostare lo sguardo dei vari attori coinvolti verso il mar Nero o il Mashreq. Anche di questo si dovrà tener conto, nell’eventualità di un congresso.

Mappa di 92bari via Wikimedia, licenza CC BY-SA 4.0.
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Non è dunque ben chiaro quali saranno i prossimi sviluppi della guerra in Ucraina. L’apertura di un canale diplomatico non semplifica la situazione, bensì la complica. Da un lato, costringe le Nazioni Unite e i Paesi del cosiddetto Occidente a confrontarsi con lo spinoso problema del tornare a riconoscere il diritto di guerra (una tendenza tutta ottocentesca, tornata prepotentemente protagonista nella contemporaneità); dall’altro, compromette sempre di più l’equilibrio internazionale, che potrebbe solo peggiorare in seguito a una mossa sbagliata. Mentre la situazione si trova in un’impasse, però, la popolazione civile continua a pagare il prezzo della guerra. Non si può che auspicare che gli organismi internazionali trovino il prima possibile un accordo. Difficile immaginare quale, però, considerando lo stato attuale delle cose.
Vincenzo Ferreri Mastrocinque
Fonti
Barca F., “Ukraine’s other war: the demographic crisis”, Il Sole 24 Ore, 30/06/2026. Consultato il: 13/09/2026, link:
https://en.ilsole24ore.com/art/ukraines-other-war-the-demographic-crisis-AIVZ1TwD?refresh_ce=1.
Becker T. et al., “Endgame The State of the Russian Economy”, Kiel Report, 2026, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link:
https://www.kielinstitut.de/publications/endgame-the-state-of-the-russian-economy-19855/.
N.N., “Destructed cities of Ukraine – Detecting building damage with satellite data”, Urban Journalism Network, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link:
https://urbanjournalism.org/ukraine-destruction/.
N.N., “Russia’s Elite Are Moving Billions Beyond Putin’s Wartime Grasp”, Bloomberg News, 2026, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link:
https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-07-16/russia-s-elite-are-moving-billions-beyond-putin-s-wartime-grasp.
N.N., “Spring 2026 Economic Forecast: Slowdown in growth as energy shock drives up inflation”, EU Economy and Finance, 2026, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link:
https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-forecast-and-surveys/economic-forecasts/spring-2026-economic-forecast-slowdown-growth-energy-shock-drives-inflation_en.



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