Tra scaffali, casse e turni di lavoro, la serie tv Super Market segue le vicissitudini del personale di un punto vendita della periferia milanese alle prese con precarietà, consumi e trasformazioni del commercio.
Un supermercato può sembrare il luogo meno adatto per raccontare una storia accattivante. Infatti, solitamente, le persone entrano, fanno la spesa, pagano e se ne vanno; gli scaffali vengono ciclicamente riempiti, le casse sono sempre in funzione e talvolta si assiste a un aumento del prezzo dei prodotti. Si distingue dunque uno spazio costruito per rendere il consumo il più possibile ordinario.
Eppure, è proprio qui, tra le corsie di Eury — il supermercato di periferia al centro di Super Market —, che la produzione italiana sceglie di ambientare una storia che ruota attorno al tema del lavoro, con particolare attenzione per i temi dell’instabilità e dei rapporti umani.
Disponibile su Prime Video dal luglio 2026, la comedy scritta e diretta dal collettivo “Il Terzo Segreto di Satira” porta sullo schermo la realtà di un punto vendita in difficoltà, minacciato dall’eventualità della chiusura e dalla concorrenza. Il direttore, Enrico — spavaldo e insicuro allo stesso tempo —, e i dipendenti, — tutti giovani e inizialmente impazienti di mollare l’incarico —, si trovano così a difendere non soltanto il proprio posto di lavoro, ma anche lo stesso spazio, che nel tempo è diventato una piccola comunità.
Il supermercato come microcosmo
Eury è prima di tutto una sede lavorativa. I personaggi non sono soltanto commessi, responsabili o stagisti: sono persone che, attraverso la propria mansione, cercano di costruirsi un’identità e, in alcuni casi, un futuro. Il supermercato diventa quindi una sorta di microcosmo, nel quale convivono aspirazioni individuali, gerarchie, rapporti di potere e solidarietà. Persino il barbone che passa le sue giornate davanti al supermercato suscita empatia e diventa parte integrante delle dinamiche tra dipendenti e clienti.
La comicità nasce, spesso, proprio dal contrasto tra queste dimensioni. Le regole aziendali, le strategie commerciali e gli obiettivi di vendita si scontrano con la realtà concreta dei dipendenti. Dietro una promozione o una decisione apparentemente innocua, si nascondono conseguenze che riguardano persone in carne e ossa. La rigidità della capoarea, interpretata da Katia Follesa, si manifesta con il motto: “o si cambia o si chiude!”.
Quello descritto è un meccanismo che permette a Super Market di parlare del lavoro senza trasformarsi in un racconto esclusivamente sociale. La precarietà viene filtrata attraverso l’umorismo, l’assurdo e le dinamiche tra i protagonisti. Si ride perché le situazioni sono paradossali, ma anche perché, oltre l’assurdità, esiste qualcosa di riconoscibile. Si ride, sì, ma non senza riflettere.
Una periferia
La scelta di ambientare la storia in periferia acquisisce un significato particolare, se confrontata con l’evoluzione reale del commercio italiano. In particolare, si fa riferimento al fatto che un quartiere periferico come quello descritto nella serie avrebbe sempre bisogno di un’attività aperta.
È qui che Super Market diventa interessante anche al di là della sua dimensione televisiva. La periferia non viene rappresentata semplicemente come un luogo lontano dal centro, ma come uno spazio economico e sociale.
Eury si trova ai margini non soltanto geograficamente: è infatti un’attività che fatica a competere, un luogo di lavoro considerato sostituibile; dunque la comunità rischia di perdere il proprio punto di riferimento. A pochi metri di distanza, si trova pertanto un altro supermercato, Super Scount, che accende la concorrenza.
Il punto vendita assume così una doppia natura. Da una parte, esso è un simbolo della grande distribuzione e della società dei consumi; dall’altra, funge come luogo nel quale le persone trascorrono una parte significativa della propria vita e veicola contemporaneamente una dimensione impersonale e familiare.
Questa contraddizione è forse il cuore della serie. I protagonisti vorrebbero spesso lasciarsi alle spalle il supermercato, ma allo stesso tempo hanno costruito lì le proprie relazioni: il lavoro che li limita è anche quello che li tiene insieme.
Quando il lavoro diventa comunità
In questo senso, Super Market si inserisce in un discorso più ampio in merito al tema della trasformazione del lavoro contemporaneo. Il posto di lavoro può infatti essere attraversato dalla precarietà anche quando l’ambiente appare stabile: basta una decisione aziendale perché anni di lavoro vengano messi in discussione.
Ma la serie suggerisce anche un’altra possibilità. Quando un luogo di lavoro rischia di scomparire, a essere messa in discussione non è soltanto l’occupazione. Può essere in pericolo anche la comunità che orbita intorno a quel luogo.
Super Market non racconta semplicemente di un supermercato che potrebbe presto chiudere, bensì della difficoltà di mantenere in vita un’attività, in un sistema che misura quasi tutto attraverso l’efficienza e i numeri. Eury diventa così una metafora della periferia contemporanea: un luogo che sembra stare ai margini, ma nel quale si concentrano alcune delle domande più urgenti sul lavoro, sul consumo e sulla possibilità di costruire un senso di comunità.
Forse è proprio per questo motivo che in questa mini serie il supermercato funziona così bene come spazio narrativo. Perché è uno dei luoghi più comuni delle nostre città e, giustappunto, uno dei luoghi nei quali è più facile dimenticare quante storie si nascondano dietro una “semplice” spesa.
Come ha evidenziato Lorenzo Ciofani nella sua recensione:
Sarebbe pigro definire Super Market come una piacevole sorpresa, giacché il talento degli autori è noto da anni, ma è comunque interessante come la serie riesca a prendere un materiale non esattamente originale (un gruppo bizzarro, un posto di lavoro pieno di problemi, una fine da scongiurare) e farne una commedia incalzante, che non si accomoda sul battutismo da cabaret ma cerca di dare consistenza ai personaggi, non priva di una sua tenerezza nei confronti di questi perdenti ai quali non si può non voler bene. Sitcom matura, per come è costruita e valorizzata meriterebbe almeno una seconda stagione.
Per gli stessi motivi, attendiamo una seconda stagione.
Elisabetta Noce
Fonti
Ciofani Lorenzo, “Super Market”, Cinematografo, 21 luglio 2026, ultima consultazione: 31 agosto 2026, link: https://www.cinematografo.it/recensioni/super-market-qybesqor





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