
Dopo aver esplorato, nei precedenti articoli, il mondo delle streghe e le credenze che per secoli hanno alimentato paure e superstizioni, questo viaggio nel folklore ci porta in una direzione inaspettata.
E se, nell’Europa del passato, fossero esistite persone convinte di combattere proprio contro le streghe? Nel Friuli, tra Cinquecento e Seicento, circolavano racconti di uomini e donne che sostenevano di abbandonare il proprio corpo durante il sonno per affrontare le forze del male e proteggere i raccolti. Si facevano chiamare Benandanti e le loro testimonianze attirarono l’attenzione dell’Inquisizione, trasformando una credenza contadina in una vicenda giudiziaria tanto inquietante quanto affascinante.
Ma chi erano davvero? Quali rituali praticavano e perché coloro che si consideravano difensori del bene finirono per essere sospettati di stregoneria?
Nati con la camicia: il segno di un destino speciale
I Benandanti sono documentati in Friuli a partire dal 1575.
La loro credenza si sviluppava in una società fortemente legata all’agricoltura, nella quale la fertilità della terra rappresentava una condizione essenziale per la sopravvivenza. Secondo alcune testimonianze, si diventava Benandanti perché si nasceva con la “camicia“, cioè ancora avvolti nella membrana amniotica. Questo particolare veniva interpretato come un segno speciale, associato alla capacità di riconoscere presenze soprannaturali e, secondo alcune credenze, di guarire i malati o individuare le cause di determinate sofferenze.
La nascita assumeva così un significato simbolico: alcuni individui erano ritenuti destinati a svolgere una funzione particolare nella comunità. Si trattava quindi, nelle loro rappresentazioni, di persone che sceglievano semplicemente di praticare la magia e, soprattutto, di individui che si consideravano difensori contro le forze maligne.
Le battaglie notturne: quando lo spirito lasciava il corpo
L’aspetto più affascinante della loro storia riguarda le battaglie spirituali. I Benandanti raccontavano che, durante le notti delle Quattro Tempora — periodi di preghiera e digiuno distribuiti nel calendario liturgico — il loro spirito abbandonasse il corpo addormentato per partecipare a incontri misteriosi.
In queste occasioni avrebbero affrontato streghe e stregoni, chiamati talvolta malandanti. Non si trattava di combattimenti fini a sé stessi: dalla loro conclusione dipendeva la prosperità agricola dell’anno. Se avessero vinto, i raccolti sarebbero stati abbondanti; se avessero prevalso i loro avversari, la comunità avrebbe rischiato la carestia.
Questi racconti devono essere letti come testimonianze di credenze popolari, non come prove dell’esistenza di viaggi soprannaturali. Il loro interesse storico risiede nel modo in cui gli abitanti dell’epoca interpretavano esperienze, paure e fenomeni difficili da spiegare.

Finocchio contro sorgo: la lotta per la fertilità
Uno dei dettagli più curiosi riguarda le armi utilizzate durante i presunti combattimenti: dichiaravano di impugnare rami di finocchio, mentre gli avversari utilizzavano steli di sorgo. L’immagine può sembrare insolita, ma assume un significato particolare se collegata alla cultura contadina.
La lotta rappresentava infatti lo scontro tra abbondanza e carestia, protezione e minaccia. Il raccolto era fondamentale per il sostentamento delle famiglie e ogni evento capace di comprometterlo generava timore. Le battaglie spirituali offrivano una spiegazione simbolica dell’incertezza agricola, trasformando il destino dei campi in una lotta tra forze contrapposte.
In un periodo in cui le conoscenze mediche erano limitate, figure di questo tipo potevano assumere un ruolo significativo nella vita quotidiana.
Tuttavia, il confine tra protezione e sospetto era fragile. Le pratiche considerate utili dalla comunità potevano essere interpretate dalle autorità religiose come attività proibite.
Se vincono gli stregoni è carestia;
ma se vincono i benandanti è grascia.
A partire dalla fine del Cinquecento, le autorità inquisitoriali iniziarono a interrogare diversi Benandanti. Il problema principale era comprendere come potessero conciliarsi i loro racconti con la dottrina cristiana. Gli interrogati sostenevano di combattere il male e di difendere i raccolti, ma le descrizioni dei viaggi spirituali e degli incontri notturni destavano sospetti.
Progressivamente, le esperienze raccontate vennero ricondotte alle categorie della stregoneria e dell’eresia. La vicenda rivela un contrasto tra due interpretazioni: da una parte, quella popolare, nella quale questi si consideravano protettori della comunità; dall’altra, quella delle autorità religiose, che giudicavano le loro pratiche alla luce delle proprie concezioni teologiche.
Le credenze persero progressivamente forza, anche a causa della pressione dei procedimenti inquisitoriali e dei cambiamenti nella mentalità religiosa. Non è possibile individuare una data precisa per la loro scomparsa definitiva, perché le tradizioni popolari tendono a trasformarsi gradualmente.
La loro storia tornò al centro dell’attenzione grazie allo storico Carlo Ginzburg che, nel 1966, pubblicò I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento. Attraverso l’analisi dei documenti inquisitoriali, Ginzburg ricostruì le credenze di queste comunità e mostrò quanto fosse importante studiare il folklore per comprendere la mentalità delle persone comuni.

Il mistero oltre la leggenda
I Benandanti rappresentano una delle vicende più singolari del folklore italiano. La loro storia unisce rituali agricoli, combattimenti spirituali, credenze popolari e conflitti religiosi, offrendo una prospettiva diversa sul mondo della stregoneria. Nonostante si considerassero difensori della comunità, finirono per essere guardati con sospetto dalle stesse autorità che avrebbero dovuto riconoscere la loro presunta missione.
Oggi, non possiamo dimostrare la realtà soprannaturale delle loro esperienze, ma possiamo comprenderne il significato culturale e storico. Il vero mistero dei guerrieri del sonno non riguarda soltanto ciò che affermavano di vivere durante la notte, ma il modo in cui le loro convinzioni influenzarono i rapporti con la società e con l’Inquisizione. La loro vicenda dimostra che il folklore è una testimonianza delle paure, delle speranze e dei modi di interpretare il mondo che hanno caratterizzato le comunità del passato.
Silvia Toscano
Fonti
Carlo Ginzburg, I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Torino, Einaudi, 1966.
Franco Nardon, Benandanti e inquisitori nel Friuli del Seicento, Trieste, EUT, 1999.
Nero d’inchiostro (Daniele Palmieri), La tradizione sciamanica friulana: I Benandanti, 26 giugno 2018, ultima consultazione: 30 ottobre 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=oBtNhVmRe5o




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