L’estate appena passata è stata una delle più calde mai affrontate, lo sappiamo bene. Camminando per le strade di Torino capita continuamente di incrociarle. Sono lì, discrete e rassicuranti: sagome verde bottiglia verso cui basta chinarsi per ottenere dell’acqua fresca. Per chi arriva in città sono semplici fontanelle, ma per Torino sono un autentico manifesto identitario.
Stiamo parlando dei torèt: fontane in miniatura decorate con una testa di toro che prendono in prestito il loro nome dalla lingua piemontese. Da generazioni queste fontanelle dissetano chi vive a Torino o chi è in visita ed è reduce da infinite passeggiate avanti e indietro per via Garibaldi.
Perché sono fatti così, chi li ha voluti e quanti segreti nascondono sotto quella vernice verde?

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La nascita dei torèt
Per capire i torèt bisogna fare un salto indietro nel tempo e tornare alla seconda metà dell’Ottocento. Torino stava perdendo il prestigioso titolo di capitale d’Italia e cercava in tutti i modi di rinnovarsi e di diventare una metropoli moderna, al passo con le grandi città europee come Parigi.
Nel marzo del 1859 viene inaugurato il nuovo acquedotto della città, progettato da Ignazio Michela, che all’epoca portava l’acqua dal fiume Dora fino a Collegno.
Il problema? Nelle case dei torinesi l’acqua corrente non esisteva ancora. Per dissetarsi o cucinare ci si affidava ai pozzi nei cortili, ma ciò comportava un enorme rischio per l’igiene e la salute pubblica.
Così, nel territorio torinese, si inizia a progettare un modo per permettere alla popolazione di fornirsi d’acqua potabile, unendo all’esigenza di portare l’acqua corrente in città, quella di svecchiare la propria immagine.
La svolta arriva il 27 marzo 1862, quando la Giunta Municipale delibera l’installazione di 21 fontane sparse per il territorio di Torino. Nasce ufficialmente il progetto del torèt, fontanelle decorate con una testa di toro, già simbolo della città, un’operazione di brandizzazione urbana senza precedenti. Il design originario della testa del toro, con il muso scolpito in modo da facilitare l’appoggio per bere, divenne col tempo un’icona del design industriale urbano.
I torèt oggi
Se i primi esemplari furono affidati al fonditore Martino Pollo, che ne realizzava 4 alla settimana, la produzione conobbe un forte incremento a partire dagli anni Trenta. Oggi se ne contano circa 719 sparsi in modo capillare tra viali, parchi e soprattutto nei pressi dei mercati rionali (luoghi storici di grande aggregazione popolare).
Se ne possono trovare alcuni anche fuori Torino. Qualche esempio? Due torèt sono stati donati alla città di Sanremo, mentre un altro si trova addirittura in Canada. Negli anni Settanta, infatti, un gruppo di emigranti torinesi trasferitisi lì sentì una tale nostalgia da chiedere e ottenere dal Comune di Torino la donazione di un torèt originale.
La tutela delle fontanelle torinesi
“Anche se ha le corna, non è un buon motivo per tradirlo.
Soprattutto dopo anni di dissetante carriera”.
Questa è la frase pop che si può trovare sul sito del progetto culturale e di cittadinanza attiva “I Love Toret“, un’associazione che ha trasformato le fontanelle di Torino in un patrimonio da tutelare collettivamente.
Grazie a loro è nata una mappa digitale interattiva che permette di geolocalizzarli tutti, segnalare guasti e persino adottare moralmente il proprio torèt del cuore per prendersene cura. Inoltre, grazie allo stesso chip che permette la geolocalizzazione, si possono avere anche informazioni sul quartiere, sui monumenti o anche sulla qualità dell’acqua.
E a proposito di acqua, Smat — la Società Metropolitana Acque Torino che si occupa della gestione e manutenzione dei pezzi usurati delle fontanelle dal 2004 — afferma che il suo continuo scorrere non rappresenta uno spreco: serve a mantenere le tubature pulite, a evitare la formazione di batteri e a garantire che l’acqua sia sempre fresca e sicura da bere. Quella che non viene bevuta, inoltre, rientra naturalmente nelle falde sotterranee. Un sistema intelligente che unisce tradizione e sostenibilità, confermando come per i torèt ogni dettaglio sia studiato per durare nel tempo.

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Alla fine, che si tratti di riempire la borraccia mentre si corre tra una lezione e l’altra o di trovare un sorso di sollievo dopo una camminata infinita, i torèt restano una certezza quotidiana. La prossima volta che ne incroci uno, fermati un istante: premi il pulsante, bevi un sorso di storia torinese e ricordati di prendertene cura. Queste fontanelle sono il modo più semplice che la città ha per farti sentire a casa.
Tecla Di Maria
Fonti
Divina Katia, “I Torèt: le mitiche fontane verdi di Torino”, Il Miraggio Travel Blog, 17 gennaio 2025, ultima consultazione: 17 settembre 2026, link: ilmiraggio.com/torino-toret-fontane.
I Love Toret, “La vera storia dei Toret“, ultima consultazione: 17 settembre 2026, link: ilovetoret.it/it/storia.
MuseoTorino, “Toret“, ultima consultazione: 17 settembre 2026, link: museotorino.it/view/s/4bead4cf54f744f4831feae465b9f057.




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