Lewis: uno storico fra due civiltà

Il 19 Maggio 2018 ci ha lasciato Bernard Lewis. Storico, esperto di vicino oriente e professore alla School of Oriental and African Studies dell’Università di Londra. Nato in Gran Bretagna da una famiglia ebraica, cominciò fin da giovanissimo a studiare il vicino e medio oriente, la religione islamica e il mondo arabo, fino a diventarne uno dei massimi esperti a livello mondiale.

La sua fu una carriera e una vita straordinaria: discuteva con lo scià Reza Pahlavi, prendeva il tè con il primo ministro israeliano Golda Meir, pranzava con re Hussein di Giordania e dialogava con Giovanni Paolo II. Fin dagli anni della seconda guerra mondiale, quando prestava servizio nell’intelligence militare britannica, iniziò a tracciare un parallelo fra la struttura totalitaria del comunismo e quella islamica (associazione che, molti anni più tardi, gli valse l’accusa di islamofobia), ma negli anni ammorbidì la sua posizione nei confronti del mondo islamico e in particolare sulla questione della dhimmitudine, cioè la discriminazione verso i non islamici da parte dei mussulmani. Il suo saggio La costruzione del Medio Oriente del 1964, venne tradotto in ebraico e in arabo, rispettivamente per volere della casa editrice del Ministero della Difesa israeliano e dei Fratelli Musulmani, a sottolineare quanto le sue riflessioni fossero apprezzate e tenute in considerazione da una parte di quel medio oriente da lui studiato.

Fu sempre Bernard Lewis, mentre impazzava la new economy e Francis Fukuyama predicava la “fine della storia” sulla scia dell’ottimismo post 1989, a capire che Osama bin Laden rappresentava un pericolo mondiale e, in un articolo del 1990, a coniare l’espressione “scontro di civiltà (poi ripresa e resa famosa dal politologo Samuel Huntington).

A partire dagli anni Novanta, si affermò come uno dei più influenti e controversi consiglieri della casa bianca e del Pentagono sulle questioni mediorientali e, in particolare, sulla guerra in Iraq. Il suo essere ardente sostenitore del Sionismo, falco statunitense contro l’Unione Sovietica, vicino all’amministrazione Bush negli drammatici che seguirono l’attentato alle Torri Gemelle e critico verso l’Iran degli ayatollah, gli valsero le critiche dell’autorevole studioso Edward Said, che lo definì: “politico attivo, lobbista e propagandista”. A prescindere dalle sue posizioni politiche, Bernard Lewis rimane un gigante della storiografia contemporanea e le sue opere sono pietre miliari nello studio del medio oriente.

Davide Cavaliere

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