Tutelare il giornalismo per proteggere l’informazione

Il 2 novembre si celebra la Giornata Internazionale per porre fine all’impunità dei crimini contro i giornalisti, istituita dall’ONU in questa data per commemorare due giornalisti francesi uccisi in Mali nel 2013. L’obiettivo della Giornata è di puntare i riflettori sullo stato in cui versano i diritti di giornalisti e giornaliste in tutto il mondo. Con essi è legato indissolubilmente il diritto di tutte le persone ad essere informate in modo giusto e trasparente, poiché, come ha espresso il Segretario Generale Antonio Guterres in una dichiarazione in occasione della Giornata nel 2019, non può esistere una rappresentazione affidabile dei fatti se chi è tenuto a farlo per professione non è adeguatamente protetto.

Tra il 2001 e il 2020 sono stati 1200 i giornalisti uccisi nel corso del loro lavoro, per la maggior parte occupati in inchieste su corruzione e interne ai paesi. Nel 2021 la Giornata si focalizzerà sul ruolo dei pubblici ministeri nell’indagine sui crimini e sulle minacce di violenza rivolte ai giornalisti.

Quest’anno il Premio Nobel per la Pace è stato vinto proprio da due giornalisti: Maria Ressa e Dmitrij Muratov. Il Premio, assegnato ogni anno dal Comitato per il Nobel norvegese, nel 2021 ha riconosciuto i rischi e l’impegno perpetrato nell’esercizio della loro professione a due giornalisti accomunati dalla difesa della libertà d’informazione. Entrambi hanno sostenuto e portano avanti posizioni non in accordo col regime politico del paese nel quale operano.

Maria Ressa, filippina di origine e di nazionalità statunitense, è la cofondatrice della testata “Rappler”. Ha denunciato con le sue inchieste le azioni illegali e autoritarie del regime di Duterte nelle Filippine; dalla corruzione alle politiche contro il narcotraffico eccessivamente brutali. Per questo motivo è stata arrestata più volte. Nel 2020 è stata condannata per diffamazione via internet e rischia 6 anni di carcere. Nel 2019 dichiarava al “NY times”  di aver subito 11 processi e 2 arresti, aver pagato 8 cauzioni in 3 mesi ed esser stata detenuta una volta solo per aver svolto il proprio lavoro.

Dmitrij Muratov – asianews.it

Dmitrij Muratov, il Co-Vincitore del Premio, è il caporedattore della testata russa indipendente Novaja Gazeta, per cui scriveva la giornalista Anna Politkovskaja prima di essere uccisa, così come altri cinque redattori del giornale. Dopo aver saputo della vittoria del Premio, Muratov li ha ricordati dichiarando “Non è merito mio ma dei cari colleghi che sono stati ammazzati difendendo il diritto alla libertà di parola”. Il periodico russo, fondato nel 1993, è noto per le inchieste sulle azioni del governo. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, si è congratulato con Muratov con queste parole “È coerente e fedele ai suoi ideali. Ha talento ed è coraggioso”.

Il Premio giunge a chi non ha smesso di denunciare la verità. Parlando delle motivazioni, la presidente del Comitato Berit Reiss-Andersen ha riferito che oltre al personale merito, i due vincitori “rappresentano tutti i giornalisti che si impegnano per questo ideale in un mondo che pone condizioni sempre più avverse alla democrazia e alla libertà di stampa”.

Anna Franzutti

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